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Processo Baiardo, Di Matteo in aula: “Giletti mi parlò della foto tra Graviano, Berlusconi e Delfino”

A Firenze è in corso il processo dove imputato è Salvatore Baiardo e al centro ci sarebbe una foto tra Berlusconi, Giuseppe Graviano e il Generale Delfino. Il 10 giugno in aula riferì il magistrato Nino Di Matteo

by Antonino Schilirò
20 Giugno 2026
in Mafie
Reading Time: 8 mins read
A A
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Il 10 giugno si è svolto a Firenze un’udienza di processo che sta rimanendo all’ombra della maggior parte della stampa italiana, quello relativo a Salvatore Baiardo e della presunta fotografia tra Berlusconi, il Generale Delfino e Giuseppe Graviano. In questa udienza è stato chiamato a deporre, come teste, il magistrato Nino Di Matteo, attualmente sostituto procuratore nazionale antimafia.

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Il magistrato, rispondendo alla domanda del pm, parlò di come conobbe il giornalista Massimo Giletti.

Successivamente il pubblico ministero chiese a Di Matteo se ricorda un incontro più recente, del 2022. Il magistrato ricorda che dall’ottobre 2019 al 23 gennaio 2023 era collocato fuori ruolo, eletto al CSM:

“Mi ricordo benissimo anche perché fu un incontro e una conversazione i cui contenuti mi colpirono immediatamente. Mi ricordo che mi raggiunse telefonicamente. Il dottor Giletti mi disse che avrebbe voluto incontrarmi per riferirmi qualcosa di particolarmente importante e delicato.”

ricorda così il magistrato quel contatto specifico.

In questo processo imputato, come dicevamo, è Salvatore Baiardo per favoreggiamento personale aggravato dall’agevolazione mafiosa e per calunnia aggravata nei confronti di Massimo Giletti e dell’ex sindaco di Cerasa, Giancarlo Ricca. Al centro c’è una presunta fotografia Polaroid che dovrebbe ritrarre Silvio Berlusconi insieme a Giuseppe Graviano e al Generale Delfino.

Questo incontro tra Giletti e Di Matteo avvenne il 13 ottobre 2022. Il magistrato lo ricostruisce così:

“Ci vedemmo presso un locale pubblico, un caffè a Roma non distante dal Csm, e ci sedemmo a un tavolino e lui mi disse, dopo brevi convenevoli che da qualche tempo stava incontrando Salvatore Baiardo per motivi legati al suo impegno professionale. E che in una circostanza Salvatore Baiardo, da lui incontrato mi ricordo che mi disse fuori dalla Sicilia in quel caso ma non mi specificò dove, lo aveva invitato a seguirlo.

Lui mi disse che in quella circostanza Baiardo era con un’altra persona di cui non mi disse il nome ma credo proprio che non lo sapesse. Mi disse che poi, giunti in un locale, Baiardo gli aveva mostrato una fotografia, mi ricordo che parlò di una fotografia scattata con una vecchia Polaroid in cui erano riconoscibili, Massimo Giletti aveva riconosciuto subito l’onorevole Silvio Berlusconi. Il Giletti mi disse che Baiardo gli disse che uno dei tre era Giuseppe Graviano e che l’altro era il generale Delfino.”

Inoltre

“Mi disse che lui, avendo un interesse giornalistico, stava cercando di entrare in possesso della fotografia che gli era stata esibita, ma non consegnata. E che in questo senso aveva manifestato anche la disponibilità al pagamento di una somma di denaro, ma che Baiardo aveva detto che in quel momento non riteneva opportuno consegnare la fotografia, ed in ogni caso se lo avesse in futuro fatto, lo avrebbe fatto dopo l’8 novembre del 2022. A me questa circostanza colpì veramente tanto.”

L’8 novembre 2022 è stata una data particolare in quanto la Corte Costituzionale ha celebrato un’udienza sulla legittimità costituzionale della normativa sull’ergastolo ostativo, tema tanto caro a Graviano che si sentiva tradito da Berlusconi come emerse da una intercettazione all’interno del carcere nella quale si proprio della mancata abolizione dell’ergastolo ostativo.

Ma, tornando alle parole di Di Matteo, continua ricordando quei momenti e la circostanza di queste parole riferitegli da Giletti:

“Eravamo al 13 ottobre 2022. Sapevo che l’8 novembre del 2022 la Corte Costituzionale avrebbe celebrato un’udienza che era stata rinviata mesi prima, proprio all’8 novembre 2022, sulla legittimità costituzionale della normativa all’epoca in vigore sull’ergastolo ostativo. Questa cosa mi colpì molto perché io, in quel momento percepì la possibilità, o anche qualcosa di più della possibilità, di una sorta di possibile ricatto in atto. Perché sono stato a lungo pubblico ministero a Palermo e nel 2016 mi ero occupato, avevo chiesto e ottenuto dal Gip l’autorizzazione per l’effettuazione di intercettazioni ambientali al carcere di Ascoli Piceno nei confronti di Giuseppe Graviano.

Quindi con i miei collaboratori del Centro DIA di Palermo le seguivo quasi giornalmente nel momento in cui mi segnalavano un qualcosa di interessante e ricordo che in alcune interlocuzioni, e in particolare del gennaio del 2016, spesso Graviano, con il suo compagno di socialità Umberto Adinolfi, parlava di e dell’onorevole Berlusconi, dei precedenti contatti con l’onorevole Berlusconi e di quanto Berlusconi, a dire di Graviano, avesse a un certo punto tradito le promesse fatte.

Ricordo una intercettazione in particolare del 19 gennaio 2016 nella quale Graviano in qualche modo sembrava giustificare l’onorevole Berlusconi proprio in relazione alla mancata riforma nel 1994 della normativa sul 41 bis e sull’ergastolo ostativo, dicendo che sostanzialmente lui avrebbe voluto mantenere quelle promesse ma i suoi alleati della compagine governativa di allora, mi pare che Graviano parlava dell’onorevole Casini e dell’onorevole Fini, si erano messi diciamo di traverso.”

Poi, tornando all’incontro del 13 ottobre, affermò:

“Questa cosa mi colpì particolarmente, ovviamente, come mi colpì particolarmente il fatto che il dottor Giletti mi disse in quella circostanza, e cioè che Salvatore Baiardo gli aveva preannunciato che di lì a poco sarebbe stato catturato, mi aveva detto che in qualche modo si sarebbe consegnato, Matteo Messina Denaro e che questo sarebbe avvenuto anche come forma di un una sorta di regalo, così aveva parlato Baiardo a Giletti secondo quello che mi disse a Giletti, al nuovo governo che di lì a poco si sarebbe insediato. Io dissi guardi, come lei sa io non ricopro funzioni giudiziarie, però queste cose io non le posso tenere diciamo per me. Lei deve riferire all’autorità giudiziaria.”

Giletti non sapeva a chi riferire e Di Matteo specificò la procura di Firenze a seguito della lettura di alcuni articoli del Fatto Quotidiano dove veniva specificato che Baiardo veniva sentito alla procura di Firenze:

“In ogni caso, queste sono cose che la procura di Firenze deve sapere e che lei deve riferire, perché sono circostanze importanti in ogni caso, sia che la fotografia sia autentica sia che non si trattasse di una foto autentica. Vi dissi questa cosa perché percepivo l’importanza di quello che Baiardo aveva detto Giletti, aldilà della corrispondenza, verità o dell’accertabilità della situazione. Io avevo ed ho tuttora un rapporto di amicizia con il dottor Tescaroli e quindi nella prima circostanza utile in cui ci siamo visti gli accennai a questa cosa e all’auspicio che Giletti si sarebbe fatto vivo o comunque si sarebbe presentato all’autorità giudiziaria fiorentina per riferire quello che aveva riferito a me.”

A questo punto il pubblico ministero chiede di un secondo incontro che Di Matteo ebbe con Giletti.

“Con assoluta certezza, posso dire che questo secondo incontro è avvenuto nel periodo in cui io ero già uscito dal Csm, era finita la consiliatura, e quindi dopo il 23 gennaio 2023 e prima del mio ritorno alla Direzione Nazionale Antimafia che è del 12 aprile 2023, questo è assolutamente certo. Sono quasi certo, anche perché in quel periodo io, libero dal servizio sostanzialmente, trascorsi la maggior parte dei giorni e delle settimane a casa mia a Palermo, che l’incontro possa essere avvenuto più precisamente tra il 3 e il 10 marzo 2023, Perché l’incontro avvenne a Roma e io in quella settimana, per sbrigare alcune questioni personali, sono stato ininterrottamente a Roma.

Alloggiavo in una piccolissima foresteria presso il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri. Sapevo che Giletti, nel frattempo, era stato sottoposto a protezione, a tutela da parte dei carabinieri. Gli dissi guardi, io ho poco tempo. Se vuole mi raggiunga qui al comando generale dell’Arma dei Carabinieri e mi raggiunse dopo mezz’ora. Anche di questo incontro ho un ricordo nitido.

Ci incontrammo nel piazzale del Comando Generale e lui mi parve molto, non agitato nel senso diciamo poco lucido, ma molto diciamo preoccupato. Lui venne con la scorta. Anche i componenti della mia scorta mi aspettavano sotto l’alloggio. Ci allontanammo un attimo lì nel piazzale e ricordo che mi disse innanzitutto che era preoccupato per la sua incolumità, anche perché mi disse che i componenti della sua scorta nei giorni precedenti avevano notato come qualcuno, qualche macchina li seguisse. Poi mi disse subito, dopo avermi ulteriormente confermato che nel frattempo aveva reso delle dichiarazioni alla procura di Firenze, mi disse ‘io penso che Berlusconi già conosca queste dichiarazioni.

Io questa cosa la temo (sempre parole di Giletti) perché mi ha voluto incontrare il dottor Cairo e mi ha detto che a sua volta aveva avuto un colloquio, Cairo, con l’onorevole Berlusconi il quale gli aveva detto ma che cosa sta combinando Giletti? E riferendo questa cosa il dottor Cairo, secondo quello che mi ha detto Giletti, ha detto a Giletti devi incontrare Berlusconi’. Giletti non so cosa abbia detto a Cairo, a me disse che non era disponibile. Io dissi semplicemente questo: lei ha intrapreso diciamo un rapporto con la procura di Firenze, ha verbalizzato alcune circostanze. Siccome lei ritiene che questo che mi sta raccontando oggi possa essere collegato a quello che mi ha raccontato il 13 ottobre, lei deve andare a riferire alla procura di Firenze quello che sta riferendo a me e mi assicurò che lo avrebbe fatto.”

Su un eventuale timore di Giletti di natura professionale, Di Matteo rispose così:

“Lui, nello stesso contesto, un incontro durò veramente pochi minuti, se il primo era durato 20 minuti, mezz’ora questo sarà durato cinque, 10 minuti. Lui mi manifestò la sua preoccupazione, intanto anche per la sua sicurezza, per la sua incolumità. Poi mi disse, dopo avermi detto: io ho seguito il suo consiglio, sono andato alla procura di Firenze, ma temo che Berlusconi sappia di questa cosa, perché Cairo mi ha detto che lo aveva incontrato e che Berlusconi gli aveva detto ma cosa sta combinando Giletti? E Cairo aveva detto a Giletti, lo devi incontrare. Giletti, mi disse io non lo voglio incontrare, anche qui mi chiese che devo fare. Io dissi le parole che le ho detto poco fa, lei come ha rappresentato le prime circostanze della procura di Firenze, se la ritiene collegata ma lei riteneva collegate lui, deve ulteriormente riferirle alla DDA di Firenze (alla vicenda Baiardo, ndr). Lui in quella circostanza non mi disse ‘temo che mi chiudono la trasmissione’ o chissà che cosa. Io poi questo lo appresi diciamo come qualsiasi altro cittadino e lettore di giornali. Però era parecchio agitato e molto infastidito della proposta che gli aveva fatto Cairo.”

A chiarimento di una domanda fattagli dall’avvocato Roberto Ventrella, difensore di Baiardo, sulla presunta fotografia che ritrarrebbe Berlusconi, Graviano e Delfino il magistrato chiarì:

“Il mio ricordo è questo. Sicuramente Giletti mi dice ‘ho riconosciuto subito l’onorevole Berlusconi. Baiardo mi dice che gli altri due erano Giuseppe Graviano e il generale Delfino dai carabinieri. Quando mi dice questo, io riconosco il Generale Delfino, l’ho, riconosciuto pure io, ma era stato Baiardo in un primo momento ad indicarglielo’.”

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Antonino Schilirò

Appassionato di politica e lotta alle mafie conduco, insieme al giornalista Giuseppe Notaro, la rubrica online sui social "Informazione Antimafia". Responsabile comunicazione dell'associazione Dioghenes Aps, con sede distaccata aperta a Maletto (CT). Inviato dell'emittente televisiva siciliana Telemistretta Collaboratore del giornale online della Generazione Z progressista.io

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