«Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori» canta Dè Andre. C’è un letame buono che sta crescendo nel cuore di Vasto, che semina fiori colorati di coscienza, conoscenza, passione, memoria attiva, ideali, un comune commuoversi, muoversi insieme. È un letame che è nato da diamanti grezzi, come nella favola Disney di Aladdin, il cuore, la passione e l’impegno della gioventù vastese. Quella gioventù che secondo Paolo Borsellino può sconfiggere le mafie.
I primi fiori sono sbocciati anni fa quando ragazze e ragazzi delle scuole hanno iniziato a colorare e animare alcune pensiline, nel popoloso quartiere San Paolo, con i volti di chi è stato assassinato perché difendeva la legalità, il bene comune, era impegnato contro le mafie. Un lavoro varato la prima volta, insieme con l’allora assessore all’istruzione Anna Bosco, diversi anni fa.
La coscienza, l’impegno collettivo, il non arrendersi al male, continua a fecondare il tessuto sociale, a seminare fiori, a costruire alternative. L’ultima è stata inaugurata venerdì scorso, frutto dell’impegno collettivo dell’assessorato alle politiche sociali, guidato dall’assessora Anna Bosco, l’associazione Libera, la cooperativa “Amare Sempre Amare Tutti”, l’agenzia nazionale per i beni confiscati, enti e istituzioni.
Lì dove un tempo regnavano i Casamonica, lì dove si è costruito con soldi provenienti da attività illecite, ora brillano raggi di speranza, è tornata la luce del sole della legalità e della convivenza civile. Ancora una volta si realizza il verso di Dé Andre. Nel nome di Pio La Torre e di un impegno civile, sociale, politico nel senso etimologico, alto e nobile del termine.
È stata inaugurata venerdì “Casa Pio La Torre”, l’immobile confiscato al clan Casamonica e destinato all’housing first. Un progetto nato da una vicenda concreta, da una situazione che ha scosso la coscienza e ha com-mosso, mosso insieme, a partire dall’assessorato alle politiche sociali. Lo ha raccontato nel settembre scorso, nel suo commosso intervento, l’assessora Anna Bosco al Teatro Rossetti durante il convegno “FARE FUTURO. Dal limite al cantiere, il lavoro che ricostruisce vite. Il reinserimento socio-lavorativo delle persone sottoposte a provvedimenti di giustizia”.
«Insieme alla Regione Abruzzo e all’Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna stiamo inoltre realizzando un importante progetto di Housing First, destinando un immobile confiscato alla criminalità a percorsi di inclusione e reinserimento lavorativo della durata di 18 mesi, un segnale concreto di comunità che non lascia indietro nessuno» aveva annunciato Bosco ricordando quanto era accaduto nel gennaio precedente. «Uscito dalla Casa Lavoro di Vasto un ex internato si è trovato a vagabondare per settimane, dormiva sotto un ponte a pochi passi da piazza Rossetti e dal municipio» ha raccontato l’assessora. «Non aveva un lavoro ed era in cura al Serd» per problemi di tossicodipendenza, situazione che l’aveva portato a finire nelle maglie della giustizia. Scontata la pena e tornare a piede libero l’uomo si è trovato senza una casa, senza nessuno a cui appoggiarsi e impedito a lasciare la città perché sottoposto ancora a restrizioni. Molti cittadini lo hanno visto dormire sotto il ponte comunemente chiamato “Shangai” dalla cittadinanza e l’hanno segnalato proprio alla delegata alle politiche sociali. È stato così preso in carico dai Servizi Sociali e assistito nelle sue esigenze personali. Quel giorno iniziò il percorso che ha portato alla realizzazione di “Casa Pio La Torre”.
«Un modello innovativo di intervento sociale che parte da un principio semplice ma fondamentale: la casa è il primo passo per ricostruire una vita» sintetizza Anna Bosco, assessora alle politiche sociali del Comune di Vasto Housing First, il progetto per l’edilizia sociale che si realizzerà in una villa in via Acquedotto delle Luci confiscato ad appartenenti al clan Casamonica.
Casa Pio La Torre «accoglierà persone che vivono in condizioni di grave marginalità, offrendo loro non solo un alloggio, ma un percorso concreto di autonomia e inclusione – sottolinea Bosco – Continuiamo a investire in politiche sociali che mettono al centro la dignità della persona».
La realizzazione di Casa Pio La Torre ha visto protagonisti insieme all’assessorato alle politiche sociali e agli uffici comunali associazioni ed enti. Il percorso iniziato con l’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati, dopo il sequestro avvenuto nel 2017 e reso definitivo nel 2021 come ha ricordato il procuratore antimafia Alberto Sgambati, ha visto l’istituzione comunale lavorare fianco a fianco con l’associazione Libera e la cooperativa Amare Sempre Amare Tutti. All’inaugurazione sono intervenuti Federica Marinucci, referente regionale dell’associazione antimafia, e Luca Fortunato, responsabile della Cooperativa.
La cerimonia è iniziata con i saluti istituzionali del sindaco Francesco Menna e si è conclusa con la benedizione impartita da don Leo Rosa.
Housing First è il percorso con cui «non ci limitiamo a offrire un tetto a chi vive una condizione di fragilità, ma costruiamo opportunità di autonomia, inclusione e riscatto» sottolinea l’assessora Bosco. «L’abitazione diventa il punto di partenza per ricostruire relazioni, opportunità di formazione e lavoro e dunque prospettive di vita, superando l’approccio assistenzialistico e valorizzando le capacità e le risorse di ciascun individuo» aggiunge la delegata alle politiche sociali vastesi.
L’immobile verrà intitolato a Pio La Torre, primo firmatario della legge nazionale sulla confisca dei beni alle mafie, per richiamare «i valori di giustizia sociale, legalità e tutela dei diritti che hanno caratterizzato il suo impegno civile nella lotta alla criminalità» che oggi «si traducono nell’attenzione verso le persone più vulnerabili e nella volontà di non lasciare indietro nessuno».
La confisca dell’immobile, la cui proprietà era riconducibile ad un appartenente alla famiglia Casamonica, è avvenuta il 22 maggio 2023. Una villa un’abitazione indipendente, un magazzino, un garage, due terreni e altri due immobili nella vicina via Palombari compongono il totale del complesso immobiliare.
«Restituire alla collettività ciò che la criminalità aveva sottratto è un atto di giustizia e di speranza per il futuro – la riflessione dell’assessora alle politiche sociali Anna Bosco – ogni piccolo passo verso la legalità e la solidarietà è una vittoria per tutta la comunità».
Il procuratore Sgambati ha sottolineato l’importanza della sottrazione alle mafie di capitali e la loro restituzione alla collettività, investendoli in progetti sociali e a beneficio di tutta la collettività. Il vastese è un territorio, ha ricordato il procuratore, in cui sono radicate presenze di diverse mafie e altre organizzazioni criminali. A cui si aggiungono organizzazioni locali, strutture e reti autoctone.

















