Il 2 giugno resta la Festa della Repubblica. Un argomento centrale nella storia del Paese e dell’Italia attuale, sul quale ormai quasi nessuno tenta più di suscitare polemiche.
Un processo curioso, che in realtà prese forma definitiva un po’ dopo, come proclamazione effettiva e definitiva. La Costituzione italiana, giudicata dalla maggior parte degli studiosi mondiali una bellissima Costituzione se rapportata a quelle degli altri Paesi, contiene articoli che elogiano i diritti umani, i diritti delle minoranze, il pacifismo, la libertà di espressione, la libertà di informazione, la libertà di scelta e la tutela del lavoro.
Eppure, come rileva Danilo Gullotto, proprio questi principi sembrano essere oggi in pericolo nelle nuove direzioni politiche degli attuali governi italiani.
Una storia che, nello studio e nella ricerca, continua a rivelare nuove scoperte, nuovi documenti, retroscena e colpi di scena. I famosi “armadi rivolti al muro”, poi aperti, continuano imperterriti a regalarci sorprese. Molto spesso negative.
Guido Zanella, figlio di partigiani, vissuto 14 anni in Jugoslavia, scrittore e studioso prolifico dei Balcani, della Seconda guerra mondiale, della Repubblica di Salò e della storia dell’Italia della Prima Repubblica, illustra in questa prima parte del video, in modo esaustivo, verificato e sintetico, alcuni aspetti controversi della questione e del periodo.
Già il primo argomento può turbare molte sicurezze acquisite: il reale ruolo, l’azione e lo sviluppo delle figure dei Savoia e della loro fuga presso gli Alleati. Documenti conservati e digitalizzati alla Farnesina, verificati come autentici nelle informazioni, aprono uno scenario complesso.
Umberto di Savoia fu interdetto dallo svolgere la funzione di successore, anche per un governo di transizione, dal Partito d’Azione, perché ritenuto indegno a causa della fuga al Sud della famiglia reale.
In aperto contraltare emerge però anche un’altra lettura di quella reale azione: favorire un governo alleato nel Meridione per evitare una cattura da parte dei nazisti e impedire che Mussolini venisse rimesso al suo posto. Restano inoltre gli indizi di uno scambio interno fra la liberazione di Mussolini e la salvaguardia dei Savoia.
C’è poi un elemento che pochi considerano. Tutti i reali d’Europa fuggirono e ripararono all’estero quando Hitler invase i loro Paesi, per coordinare le varie resistenze ed evitare di essere catturati dalle truppe naziste, che avrebbero azzerato ogni tentativo di protesta.
Si passa poi a un altro argomento molto scomodo, spesso ignorato: i processi non giusti agli esponenti del vecchio regime. Moltissimi soggetti macchiatisi di crimini rimasero completamente a piede libero, mentre altri, senza reati dimostrabili, vennero condannati senza termini.
In relazione a questo tema, Zanella richiama anche la persistenza di leggi fasciste nella Prima Repubblica fino agli anni Sessanta e l’esistenza di un partito come il MSI, che si rifaceva alla Repubblica Sociale di Salò e, nei fatti, aderiva ancora alle idee nazifasciste. In base alla Costituzione, secondo questa lettura, non avrebbe dovuto esistere.
Tutto avvenne nell’ottica della totale pacificazione nazionale di un Paese stremato dagli ultimi anni di guerra civile, come accadde anche in altri Paesi d’Europa. Ma quelle scelte portarono a esiti paradossali, come quelli dei primi governi Saragat e di ministri come Scelba e Togliatti, con amnistie e assoluzioni per moltissimi fascisti con crimini verificati e condanne per molti innocenti.
Emblematico è anche il caso di Junio Valerio Borghese, che dopo le esperienze dei partigiani del Carso italiano e sloveno, con abilità diplomatica e camaleontica, si schierò con il Partito Comunista.
Altro passaggio rilevante riguarda i 500 partigiani arruolati nelle forze dell’ordine, poi sostituiti subito dopo da 500 ex fascisti.
L’autore Zanella ha scritto un dettagliato saggio su questo tema, nel quale, alla fine, compare un elenco di 217 casi riguardanti i processi e le condanne citati.
C’è poi un altro aspetto degli inizi della Repubblica italiana: le strategie della tensione. Strategie iniziate ancora prima di Portella della Ginestra e nominalmente, fattualmente, concluse nel 1994. Una conclusione che, secondo lo studioso, appare poco credibile.
Perché tutto, in questa lettura, sarebbe sempre determinato da soggetti ed entità non osservabili e non conosciute dai semplici cittadini: servizi segreti e strutture simili.
Il quadro generale rimanda a un concetto politico e strutturale antico, ma sempre attuale: il divide et impera, usare la divisione per controllare a tempo indeterminato il Paese che si vuole governare.
Un’intervista e un intervento da non perdere assolutamente, questa prima parte con Guido Zanella nel format di PrimaLinea News.





