«Partigiano, Costituzione, antifascista: sono parole che mi riempiono il cuore e che da sempre hanno guidato la mia vita e il mio impegno». Con queste parole Salvatore Borsellino ha accolto con orgoglio la tessera dell’ANPI.
Il fratello del magistrato assassinato il 19 luglio 1992, insieme agli agenti della scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, ha rivendicato apertamente la propria identità:
«Io sono fondamentalmente anarchico. Amore e anarchia sono i sentimenti che hanno sempre mosso il mio spirito».
Borsellino ha ricordato il contributo delle brigate anarchiche alla Resistenza, richiamando la figura di Giuseppe Pinelli e ribadendo la necessità di difendere la Costituzione antifascista dai tentativi di alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
«Quella di via D’Amelio non è stata soltanto una strage di mafia, ma soprattutto una strage di Stato. Sono stati pezzi dello Stato».
Al centro rimane la scomparsa dell’agenda rossa, sottratta dalla borsa del magistrato pochi minuti dopo l’esplosione. Per Salvatore Borsellino rappresenta la «scatola nera della strage di via D’Amelio».
«Se si vuole trovare l’agenda rossa bisogna cercare nei sotterranei dello Stato, nei sotterranei dei servizi».
Dopo 34 anni, denuncia Borsellino, non si è ancora celebrato un processo specificamente dedicato alla sparizione dell’agenda. Un vuoto giudiziario e istituzionale che continua a pesare sulla storia della Repubblica.
Salvatore Borsellino a “30 minuti con…”: “Via D’Amelio fu soprattutto una strage di Stato”





