Le politiche di “remigrazione” non solo sono ingiustificabili dal punto di vista economico ma sono anche incompatibili con la tutela della salute pubblica, con il rispetto della dignità umana e con i principi della prevenzione primaria, della One Health e della Planetary Health.
Gli immigrati in Italia – stando ai dati emergenti dal XV Rapporto Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia del ministero del lavoro – dichiarano redditi per 80 miliardi, versano circa 12 miliardi di Irpef, generano un saldo fiscale positivo superiore al miliardo di euro. Si stima così che gli occupati stranieri danno all’Italia un valore aggiunto di circa 180 miliardi, pari al 9% del PIL nazionale.
La stessa Ragioneria dello Stato ritiene che un saldo migratorio positivo (per circa 165mila persone all’anno) abbia effetti rilevanti per la sostenibilità della spesa pensionistica, la crescita del PIL, l’incremento occupazionale e la ripresa della natalità.
Le politiche di remigrazione sono state, in questi giorni, oggetto di fiera critica anche da parte dell’Associazione Medici per l’Ambiente nel documento di posizione “Remigrazione, salute pubblica e bene comune”, approvato nel luglio 2026. Il testo analizza esclusivamente le proposte finalizzate a favorire, incentivare o imporre l’allontanamento di persone o gruppi individuati prevalentemente sulla base della loro origine migratoria, etnica, culturale o nazionale, distinguendole dalle ordinarie procedure previste dal diritto nazionale e internazionale in materia di immigrazione, asilo e rimpatrio.
Secondo ISDE Italia, simili politiche devono essere valutate anche per le loro prevedibili conseguenze sanitarie, ambientali e sociali. La salute, infatti, non dipende soltanto da fattori biologici, ma è profondamente influenzata dalle condizioni economiche, sociali, ambientali e culturali nelle quali le persone vivono.
Discriminazione, esclusione sociale, marginalizzazione, precarietà giuridica e costante esposizione al rischio di espulsione costituiscono determinanti negativi di salute. Queste condizioni possono contribuire ad aumentare il disagio psicologico, i disturbi mentali, le patologie associate allo stress cronico e le disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari.
Le conseguenze, sottolinea il documento, non riguarderebbero soltanto le persone direttamente colpite. Politiche fondate sull’allontanamento sistematico di gruppi di popolazione rischiano di compromettere la fiducia reciproca, la convivenza civile, la coesione sociale e, più in generale, la salute dell’intera comunità. La sanità pubblica si fonda anche sulla capacità delle società di costruire relazioni inclusive, partecipazione, sicurezza e fiducia nelle istituzioni.
Le migrazioni e le loro cause profonde
ISDE Italia invita ad affrontare il fenomeno migratorio nella sua effettiva complessità. Le migrazioni rappresentano una costante della storia umana e sono determinate da fattori spesso strettamente interconnessi: guerre, persecuzioni, violazioni dei diritti umani, disuguaglianze economiche, instabilità politica, degrado ambientale e cambiamenti climatici.
A questi elementi si aggiungono la desertificazione, la perdita di biodiversità e la crescente scarsità di acqua, suolo fertile e altre risorse naturali. Ridurre le migrazioni a una semplice questione di ordine pubblico o di controllo delle frontiere significa, secondo l’associazione, ignorarne le cause profonde e indebolire la possibilità di individuare soluzioni realmente efficaci e durature.
Una quota crescente delle migrazioni contemporanee è direttamente o indirettamente influenzata dalla crisi ecologica globale. Le popolazioni maggiormente esposte agli effetti dei cambiamenti climatici e del degrado degli ecosistemi sono spesso quelle che hanno contribuito meno alle emissioni e alle pressioni ambientali che ne sono all’origine.
Per ISDE, intervenire prevalentemente sulle persone costrette a migrare, anziché sulle cause ambientali, economiche e geopolitiche che producono le migrazioni forzate, è contrario ai principi della prevenzione primaria e della giustizia ambientale.
La salute dei migranti riguarda l’intera collettività
Il documento ricorda che la salute dei migranti e quella delle popolazioni ospitanti sono strettamente interdipendenti. Garantire l’accesso alla prevenzione, alla diagnosi e alle cure non rappresenta soltanto la tutela di un diritto individuale, ma costituisce una condizione necessaria per la protezione della salute collettiva.
In società caratterizzate da un rapido invecchiamento demografico, le persone di origine migrante contribuiscono inoltre in misura crescente al funzionamento dei sistemi sanitari, assistenziali e produttivi, svolgendo spesso attività essenziali e difficilmente sostituibili.
Le loro condizioni di salute, di lavoro e di vita incidono quindi direttamente sulla capacità delle comunità di affrontare crisi sanitarie, sociali e ambientali. Esclusione, precarietà e ostacoli nell’accesso ai servizi possono indebolire la resilienza complessiva della società.
Per queste ragioni, ISDE Italia ritiene che politiche fondate sulla stigmatizzazione, sull’esclusione o sull’allontanamento sistematico delle persone non siano coerenti con le evidenze scientifiche disponibili e con gli obiettivi fondamentali della salute pubblica.
Le proposte per la tutela del bene comune
Una strategia orientata alla salute e al bene comune dovrebbe, al contrario, intervenire sulle cause che determinano le migrazioni forzate e le disuguaglianze.
ISDE Italia indica come priorità la tutela dell’ambiente, la prevenzione dei conflitti, la cooperazione internazionale e il contrasto alle disuguaglianze ambientali e sociali. È inoltre necessario garantire condizioni di vita dignitose, un accesso equo ai servizi sanitari e sistemi di assistenza capaci di rispondere ai bisogni di popolazioni sempre più mobili e diversificate.
Inclusione sociale, partecipazione e coesione delle comunità non devono essere considerate esclusivamente valori etici, ma strumenti concreti di prevenzione e promozione della salute.
L’associazione riafferma che la salute costituisce un diritto umano universale e che la dignità della persona deve essere tutelata indipendentemente dall’origine nazionale, etnica o culturale. Ogni politica suscettibile di produrre discriminazione, esclusione sistematica o stigmatizzazione rappresenta un potenziale fattore di rischio per il benessere individuale e collettivo.
Una posizione fondata su salute, ambiente e società
Le grandi sfide contemporanee – crisi climatica, degrado degli ecosistemi, perdita di biodiversità, pandemie, migrazioni forzate e crescita delle disuguaglianze – non possono essere affrontate attraverso risposte fondate sulla separazione e sull’esclusione.
Richiedono invece cooperazione internazionale, prevenzione, solidarietà, responsabilità condivisa e tutela del bene comune.
Alla luce di queste considerazioni, ISDE Italia esprime formalmente la propria contrarietà alle politiche di remigrazione così come definite nel documento, giudicandole incompatibili con una concezione della salute fondata sulle evidenze scientifiche, sulla prevenzione primaria e sull’inscindibile relazione tra salute umana, ambiente e società.
Il documento costituisce la posizione ufficiale dell’associazione e rappresenterà la base per un confronto con ISDE International e con le altre sezioni nazionali, con l’obiettivo di promuovere una riflessione condivisa all’interno della comunità medico-scientifica internazionale.
Creare e alimentare divisioni tra autoctoni e migranti indicando questi ultimi come la causa di tutti i mali sociali vuol dire non riconoscere che sono le politiche dei governi, non i migranti, la causa di disuguaglianze, precarietà del lavoro e stagnazione dei salari soprattutto per tutti quei lavoratori a basso e medio livello di reddito nonché salute pubblica.
In buona sostanza, proclamare e perseguire politiche di remigrazione non significa contrastare le migrazioni per favorire gli Italiani, ma proprio il contrario, e cioè accelerare il declino di un paese, ripiegato su se stesso per non voler riconoscere e dare legittimità ad apporti nuovi provenienti da quei migranti che hanno scelto l’Italia come loro luogo di vita. Qualsiasi dibattito sull’immigrazione è sempre una riflessione sul tipo di società che vogliamo costruire e in cui vogliamo vivere.





