Uno dei più preoccupanti segnali del nostro tempo è rappresentato dall’imbarbarimento del dialogo pubblico.
Abbondano affermazioni pesanti nei contenuti, accompagnate da parolacce e insulti. La dialettica risulta aggressiva, volgare e irrispettosa, denotando poca educazione e ignoranza, talvolta persino arroganza e prepotenza.
Quando l’insulto nasconde la debolezza delle idee
L’insulto e l’improperio nascondono la pochezza dei contenuti e delle argomentazioni, oltre all’assenza di valori. Lo scopo non è il dialogo né il confronto, bensì la “soppressione” dell’altro.
Tale modalità comunicativa attrae la parte più ignorante e sprovveduta della popolazione ed esprime la crescente perdita di autorevolezza delle istituzioni, dei media e del mondo degli adulti.
La politica e la ricerca del piccolo consenso
In tale panorama, la politica fa la parte del leone. La sua credibilità è sempre più bassa, anche a causa della perdita di valori di riferimento e della mancanza di progetti di ampio e lungo respiro.
Si persegue il piccolo consenso, passando da una promessa all’altra, anche quando queste risultano irrealizzabili. Ci si affida ai proclami e si considerano gli avversari politici come nemici, non come interlocutori con i quali confrontarsi.
Le responsabilità della famiglia, della scuola e dei media
Tra i responsabili di tale degrado vi sono la famiglia e la scuola, che dovrebbero rappresentare le principali agenzie educative.
A esse si aggiunge l’intero sistema mediatico e comunicativo, che troppo spesso diventa complice e megafono del turpiloquio e della volgarità.
Che fare contro la barbarie del linguaggio?
«Che fare?», si chiedeva Lenin.
Nell’immediato, va negato il consenso elettorale a quanti sono protagonisti di tale barbarie. Nel medio e lungo periodo, invece, occorre impegnarsi sul piano formativo, lavorando soprattutto con le giovani generazioni.
Parafrasando Giovanni Falcone, la volgarità e l’ignoranza sono fenomeni umani e, come tali, destinati a finire.
Speriamo non sia troppo tardi.





