Il mondo continua a muoversi pericolosamente lungo il crinale della guerra. Le crisi internazionali si moltiplicano, l’Europa investe nel riarmo e le conseguenze economiche ricadono sui cittadini. Di fronte al rischio di un conflitto ancora più devastante, occorre chiedersi dove sia finita la politica e perché la pace sembri ormai scomparsa dall’orizzonte dei governi.
Dopo un periodo di lontananza torno a immergermi in una realtà che sembra volerci trascinare verso un permanente clima di guerra. Credo che questa sia la peggiore prospettiva per il futuro che i nostri governanti ci stanno preparando.
Se riflettiamo sulle origini del conflitto in Ucraina, non possiamo ignorare il progressivo allargamento della NATO verso Est, percepito dalla Russia come una provocazione e come un passaggio impossibile da accettare.
Nella fase iniziale non si è riusciti – o non si è voluto – circoscrivere il conflitto. Sono naufragati anche i tentativi di accordo avviati in Turchia. Si è così alimentata l’impressione che esistesse una volontà politica di proseguire la guerra, anziché fermarla attraverso la diplomazia.
Dall’Ucraina a Gaza e all’Iran
La logica della guerra non riguarda soltanto l’Ucraina. L’Occidente continua a sostenere conflitti e operazioni militari anche davanti alla tragedia del popolo palestinese e all’escalation con l’Iran, ricercata e alimentata da Israele e Stati Uniti.
A questo quadro si aggiunge l’Unione europea, che investe nel riarmo presentandolo persino come una possibile occasione per rilanciare un’economia in difficoltà.
Una scelta che rischia di trasformare la guerra in una politica industriale: una prospettiva inquietante, nella quale le armi diventano strumenti di crescita economica e i conflitti mercati da alimentare.
Il prezzo della guerra ricade sui cittadini
Le conseguenze di queste scelte sono già evidenti. Acquistiamo gas a prezzi moltiplicati, mentre i costi degli idrocarburi hanno raggiunto livelli elevatissimi e potrebbero aumentare ulteriormente.
Tutto questo alimenta una nuova inflazione, riduce il potere d’acquisto delle famiglie e scarica sui cittadini il peso economico delle decisioni assunte dai governi.
Mentre pochi si arricchiscono, milioni di persone pagano il prezzo della guerra attraverso bollette, rincari, salari sempre più insufficienti e una progressiva riduzione dei servizi pubblici.
Perché si cerca disperatamente la guerra?
Per quale motivo si continua a inseguire la guerra?
Forse per tutelare gli interessi dei mercanti di armi, che hanno bisogno di nuovi conflitti per ampliare il proprio mercato e accrescere i profitti?
Forse per rispondere alla crisi profonda del neoliberismo, che vede nella guerra uno degli ultimi strumenti attraverso i quali conservare la propria supremazia politica ed economica?
Ed è possibile che la segretaria del Partito Democratico mantenga, su un tema così decisivo, posizioni troppo simili a quelle della destra?
Il popolo non vuole la guerra
Il popolo non vuole la guerra, nonostante il continuo bombardamento mediatico utilizzato per convincerlo dell’inevitabilità del conflitto.
Ma a chi dovrebbero rivolgersi gli elettori se, su un tema così importante, la coalizione di centrosinistra non riesce a esprimere un’alternativa netta e riconoscibile?
C’è bisogno di una vera alternativa politica, capace di rispettare la volontà popolare e di rimettere al centro la diplomazia, il dialogo e la pace.
Non possono esserci ambiguità. Chi vota una coalizione di sinistra deve avere la certezza di sostenere una forza politica impegnata ad allontanare il Paese dalla guerra, non ad accompagnarlo verso una nuova escalation militare.
La politica torni a guidare l’economia
È vero che troppo spesso la politica appare subordinata agli interessi economici e finanziari. Ma questo è un momento cruciale: serve una rottura con il passato.
La politica deve tornare a essere autonoma e a prevalere sull’economia, orientando le scelte verso l’interesse collettivo, la giustizia sociale e la salvaguardia della vita.
Ne va del futuro di tutti noi. È inutile continuare a nascondere la gravità delle decisioni che vengono assunte.
L’incubo di una guerra atomica
Un’eventuale guerra atomica non avrebbe vincitori. Potrebbe durare appena mezz’ora e lasciare dietro di sé soltanto un mondo spettrale, distrutto e senza futuro.
La stupidità umana sembra non avere limiti.
Ma può davvero arrivare fino a questo punto?





