Il 15 luglio il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura ha deciso che il posto da procuratore aggiunto alla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, di fatto il vice capo del procuratore Giovanni Melillo, andasse alla magistrata Franca Imbergamo.
A concorrere c’era pure il procuratore aggiunto di Catania, Sebastiano Ardita, e Eugenio Fusco, procuratore aggiunto a Milano. E’ stato un inter abbastanza particolare per arrivare a questa nomina, con delle dichiarazioni pesanti fatte anche durante il plenum.
Un intervento duro è stato fatto dal magistrato e consigliere Andrea Mirenda. Infatti ha parlato di “durissima battaglia politica” dichiarando poi che approfondire troppo la tematica sarebbe una mortificazione dell’ordine giudiziario e quindi è meglio tacere. Inoltre ha detto che “ci si è mossi, a quanto apprendo indirettamente, con pressioni ad ogni livello alcune formalizzate e altre sotto traccia. Niente di nuovo sotto il sole” parlando poi di “una divertente pirateria normativa che piega le regole ai desideri di turno”.
Lo abbiamo contattato per provare a chiarire le sue parole.
Volevo partire, vista la sua battaglia contro le degenerazioni delle correnti, a cosa si riferisce quando al plenum del CSM parla di “durissima battaglia politica” e “ci si è mossi, a quanto apprendo indirettamente, con pressioni ad ogni livello alcune formalizzate e altre sotto traccia”?
Emerge innanzitutto una certa polarizzazione tra destra e sinistra consiliare, riprova della pesante politicizzazione del consiglio superiore della magistratura, con la prima favorevole ad Ardita e la seconda – come ha dettagliatamente illustrato il consigliere Paolini nella sua relazione – “contro” a prescindere.
Non sfugge, in questa prospettiva, il repentino cambio di cavallo in corso di gara, con l’indicazione di Imbergamo, a cui va ovviamente tutta la mia stima, a sostituire la precedente contrapposta sostenuta da Area & Co.
Naturalmente non discuto minimamente del valore di entrambi i candidati, né credo che ci sia una vera differenza professionale derivante dall’esposizione delle diverse medaglie carrieristiche e correntizie: sono convinto difatti che entrambi avrebbero fatto benissimo quel lavoro di Aggiunto DNA, senza sostanziali differenze.
Quanto alle pressioni esterne, occorre essere franchi: sono avvenute – assai pesantemente – in ambo le direzioni.
Sia a favore che contro il dottor Ardita.Come non ricordare, a questo proposito, gli interventi di Nino Di Matteo, del FATTO QUOTIDIANO, di Antimafia 2000, a sostegno estremistico dell’unico eroe antimafia? E come non ricordare, all’opposto, l’audizione inusitata del Procuratore Melillo, chiaramente rivolta ad influenzare la commissione quinta? Un audizione che non ha mai avuto precedenti perché mai abbiamo ascoltato il capo dell’ufficio per verificare quali siano i suoi “bisogni” e i suoi “desiderata”.
Dunque, come vede, nulla di segreto ma plateale pressione, interna ed esterna, sulla libera determinazione consiliare.
Nulla di nuovo sotto il Sole: chi ha votato NO questo sapeva e questo ha voluto conservare, per mille ragioni più o meno commendevoli.
Perché i due consiglieri in V Commissione al ritorno della pratica hanno cambiato idea e dall’astensione sono passati al voto per la dottoressa Imbergamo?
Ottima domanda. Soprattutto a fronte del fatto che gli elementi conoscitivi per decidere nell’uno o nell’altro senso erano loro già ben noti…
Tornando alla sua precedente risposta lei mi ha parlato di due “interferenze”: una del dottore Melillo e una dottore Di Matteo. Ma non pensa che sia diversa la situazione? Anche perché il procuratore Melillo si è fatto audire preventivamente in V Commissione, diciamo in modo propedeutico alla votazione; il dottore Di Matteo ha denunciato pubblicamente l’accaduto a scelta fatta.
No, entrambi hanno agito prima del plenum, che è l’organo deliberante.
Dopodiché, nel merito della vicenda, io mi sono astenuto perché – come avrà ascoltato dal mio intervento – stimo il Testo Unico contra legem in quanto in contrasto con la Legge Cartabia che impone di valutare tutti i parametri in modo globale e unitario, senza assegnare ad alcuno di essi valenza selettiva.E se così fosse stato, credo che il dott. Ardita avrebbe prevalso.
Tuttavia nessuna delle due contrapposte ha utilizzato il metodo conforme a legge e, di qui, la mia astensione.
Il resto è tifo da stadio che lascio agli interessati
Ci sono state altre pressioni, interne o esterne, oltre a quelle che mi ha citato?
Le voci che circolavano erano nel senso dell’avvicinamento e sensibilizzazione di gran parte dei consiglieri.
Io no, non lo sono stato.
Ma è il solito modo di fare che può stupire solo gli ipocriti.
Il CSM ha sempre agito – nei casi importanti – secondo influenze endogene ed esogene della più varia provenienza.
Champagne docet.Chi oggi si scandalizza o è ingenuo in modo disarmante (a tacer d’altro) oppure si duole semplicemente da sconfitto in una poco nobile partita tra furbetti in cui ciascuno ha mosso le sue pedine.
Un’ultima domanda. Lei è al corrente di messaggi, chiamate, fatte a tutti i consiglieri e cene fatte sempre con tutti i consiglieri?
Io no, se ne guarderebbero bene dal dirmelo, dall’invitarmi o comunque dal coinvolgermi.
Chieda ad altri…
immagine copertina dal sito del CSM
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