E’ stata approvata il 25 giugno, presentata alla stampa l’8 luglio e in aula, all’ARS, il 28 luglio la relazione della Commissione Regionale Antimafia in Sicilia presieduta dal deputato regionale del partito democratico Antonello Cracolici. Sono 5 le inchieste fatte.
Si è partiti dalla questione dei beni confiscati alle mafie proseguendo il lavoro svolto negli anni precedenti. Nel 2025 la commissione ha fatto il giro delle 9 province siciliane con delle sedute mirate ad ascoltare le autorità prefittizie e i vertici delle forze dell’ordine. Inoltre il 17 giugno 2025 è stato audito il Direttore dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC).
Nel giro delle 9 province è emerso, in un dialogo avviato con i sindaci, la “necessità di garantire concretamente l’effettiva restituzione a finalità sociali dei beni confiscati e assegnati ai comuni” con la necessità di costituire “consorzi tra più comuni volti alla gestione dei beni confiscati assegnati agli stessi” avendo una visione d’insieme in modo da condividere risorse e responsabilità che altrimenti cadrebbero ai singoli comuni. Così facendo l’obiettivo dovrebbe essere quello velocizzare l’efficacia delle procedure. Allo stesso modo la commissione ha invitato i presidenti dei consorzi siciliani per la legalità e lo sviluppo a presentare il “protocollo di intesa ‘Legalità e responsabilità sociale per uno sviluppo sostenibile‘”. Infine la commissione ha apprezzato la proposta di destinare una quota del fondo unico della giustizia alla manutenzione e riqualificazione dei beni assegnati o da assegnare.
Altro tema portato avanti dalla commissione riguarda l’attività giornalistica nella lotta alle mafie. Infatti il 2025 è stato l’anno del ritorno dei boss nei loro territori, tra scarcerazioni e permessi premio. In quest’ottica il giornalista Salvo Palazzolo ha condotto inchieste che riguardano proprio questa tematica portando a galla negligenze e ripresa dei vuoti di potere il che ha portato diverse intimidazioni che poi hanno costretto il giornalista alla scorta.
Parlando di intimidazione ai giornalisti la commissione ha audito il giornalista Palazzolo e hanno convocato una seduta specifica, su questa tematica, insieme al Consiglio dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, che si è svolta nella sede dell’ordine, in un bene confiscato alla mafia, dove hanno preso parola diversi giornalisti impegnati su fatti di cronaca e mafia.
Altra attività proseguita dagli anni precedenti è stata sulle vittime di mafia. Infatti la commissione ha ascoltato l’avvocato generale dell’ufficio legislativo e legale della Regione siciliana. Inoltre ha dedicato due sedute all’esame del “disegno di legge n.977 recante ‘Estensione dei benefici in favore dei familiari delle vittime della mafia e della criminalità organizzata. Modifiche alla legge regionale 13 settembre 1999, n.20 e successive modifiche ed integrazioni“. In merito a questo la commissione ha audito:
- l’onorevole Valentina Chinnici, prima firmataria del disegno di legge;
- il Presidente della fondazione Gaetano Costa;
- la Dirigente generale del Dipartimento regionale della famiglia e delle politiche sociali;
- il Dirigente dell’Area coordinamento del Dipartimento della famiglia e delle politiche sociali.
Altra tematica trattata è stata la questione relativa all’affidamento del servizio di elisoccorso di emergenza da parte dell’Amministrazione regionale dando seguito a una duplice dell’onorevole Margherita La Rocca. Dopo l’audizione della stessa la commissione ha deciso di avviare un’inchiesta. La deputata denunciava “che il Dirigente Generale pro tempore del Dipartimento per la Pianificazione strategica aveva affidato l’incarico di RUP ad un funzionario della Regione Siciliana già “destinatario di numerosi e rilevanti incarichi di RUP in relazione ad appalti aggiudicati dall’Assessorato della Salute””. Inoltre segnalava
“il conferimento di un incarico per il supporto giuridico-amministrativo ad un legale esterno, per un importo superiore a 50.000 €. In particolare, veniva segnalato che “in assenza di elenchi o albi di avvocati istituiti presso la stazione appaltante, il RUP, senza l’impiego di una piattaforma certificata, ha svolto un’indagine di mercato attraverso ricerche specifiche sul web finalizzate ad acquisire informazioni in merito ad esperienze giuridiche-amministrative nella disciplina delle procedure ad evidenza pubblica ed, in particolare, nel diritto degli appalti”.
La commissione ha riscontrato criticità in relazione:
- al conferimento dell’incarico di RUP;
- alla nomina di un legale esterno a supporto del RUP;
- alla nomina di un legale esterno a supporto del RUP;
- al ricorso alla procedura negoziata senza pubblicazione del bando;
- al ricorso alla proroga del contratto allo stesso operatore economico;
- alla qualificazione della stazione appaltante;
- al sistema di prevenzione della corruzione della Regione Siciliana.
A fine indagine la commissione ha chiesto al Governo Regionale:
- di destinare, con la massima tempestività, unità di personale adeguate – sia sotto il profilo del numero che delle competenze – alla Centrale unica di committenza (CUC), al fine di mettere quest’ultima nelle condizioni di poter adempiere al proprio ruolo istituzionale delineato dall’art. 55 della l.r. n. 9 del 2015 e s.m.i.;
- di avviare, con la massima tempestività, una riforma del sistema di prevenzione della corruzione, al fine di mettere il Responsabile dell’Ufficio per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza nelle condizioni di svolgere un ruolo incisivo a presidio di tali fondamentali valori giuridici, corollario dell’art. 97 della Costituzione;
- di trasferire, per le medesime finalità, unità di personale competenti ed adeguate all’Ufficio per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza;
- di procedere ad un’attenta valutazione, in sede di pianificazione delle assunzioni, al fine di assicurare adeguate risorse di personale da destinare agli uffici maggiormente esposti a rischio
corruttivo, anche al fine di dare concreta attuazione al principio di rotazione nell’attribuzione degli incarichi; - di intervenire normativamente al fine di prevedere che il dirigente generale che intenda discostarsi da una stretta applicazione del principio di rotazione degli incarichi sia tenuto a informarne il Responsabile dell’Ufficio per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza motivando le ragioni della propria scelta, sanzionando il mancato adempimento degli obblighi informativi, anche con ricadute sulla valutazione della performance del dirigente stesso.
Altra tematica affrontata sono il rischio di infiltrazioni mafiose nella gestione di beni demaniali in concessione. Infatti da settembre 2025 la commissione ha approfondito questa tematica partendo da una segnalazione ricevuta riguardante la concessione del lido di Mondello alla Società Mondello Immobiliare Italo Belga S.A. A seguito della segnalazione è stato audito l’autore della stessa, l’onorevole Ismaele La Vardera. La segnalazione denunciava
““un quadro fortemente preoccupante sulla gestione effettiva del lido e sulla trasparenza dei rapporti tra soggetti privati e patrimonio demaniale regionale”, rilevando possibili profili di incoerenza con la normativa antimafia che intende prevenire qualunque forma di infiltrazione, controllo indiretto o condizionamento da parte di soggetti legati, anche solo per vincoli parentali e ambientali, a contesti mafiosi.”
In audizione La Vardera riferiva di aver rilevato che
“sette dipendenti della Mondello Immobiliare Italo Belga S.A, concessionaria di beni demaniali sarebbero risultati legati da vincoli di stretta parentela con il boss Salvatore Genova, condannato nel 2004 a diciotto anni di reclusione per associazione mafiosa, il cui fratello, anch’egli dipendente della Mondello Immobiliare Italo Belga S.A., si sarebbe occupato tra l’altro proprio delle assunzioni per la società, favorendo l’inserimento nel personale – tra gli altri – anche della moglie di Salvatore Biondino, noto per essere stato arrestato insieme a Totò Riina.”
A seguito di ciò la commissione ha audito sia il Dirigente generale del Dipartimento regionale dell’ambiente sia il Presidente e Amministratore delegato della Mondello Immobiliare Italo Belga S.A.
L’inchiesta si è conclusa con una “Relazione in merito al rischio di infiltrazioni mafiose nella gestione di beni demaniali in concessione” rilevando “alcune gravi criticità che hanno determinato un forte rischio di infiltrazioni mafiose nella gestione di beni demaniali in concessione“. A seguito di ciò la commissione denunciava:
- l’omessa piena osservanza delle prescrizioni di cui all’art. 45 bis del codice della navigazione;
- la mancata richiesta della documentazione antimafia in relazione ad alcuni dei soggetti coinvolti;
- il mancato rispetto delle procedure dettate dal codice degli appalti e volte – tra l’altro – a garantire trasparenza e legalità nella scelta del contraente da parte dell’ente concessionario;
- la pressoché totale assenza di controlli;
- le criticità legate alla frequenza con cui viene richiesta la
documentazione antimafia da parte delle pubbliche amministrazioni e alla modalità attraverso cui vengono effettuati gli approfondimenti previsti per il rilascio della suddetta documentazione.
La commissione concludeva con la richiesta di revoca immediata della concessione e la trasmissione della relazione alla Procura della Repubblica competente.
In ottica di continuità del lavoro degli anni precedenti e con l’obiettivo di un continuo aggiornamento della presenza della mafia in tutta la regione, la commissione anche nel 2025 ha realizzato audizioni in tutte le 9 province siciliane con i vertici delle forze dell’ordine, delle procure e dei sindaci di tutti i comuni.
- Da questi incontri è emerso come la principale fonte di finanziamento è ancora il traffico degli stupefacenti con la capacità di creare relazioni con le altre organizzazioni mafiose, soprattutto con la ‘ndrangheta. Il traffico degli stupefacenti, inoltre, serve a cosa nostra per creare una pax mafiosa con la stidda o con le varie famiglie presenti sui territori.
- Altro caposaldo di azione mafiosa è il racket delle estorsioni, anche se non serve più come principale forma di finanziamento ma come controllo del territorio. Emerge pure come da parte degli imprenditori continua a “registrarsi una preoccupante forma di acquiescenza quando non, addirittura, di collaborazione attiva“. Altra preoccupazione deriva dalle scarsissime denunce effettuate. In quest’ottica anche l’associazionismo antiracket appare indebolito rispetto agli anni precedenti
- Per quanto deriva il riciclaggio cosa nostra tende ad infiltrarsi nei settori più floridi dell’economia con i l coinvolgimento di “elevate professionalità del campo economico, informatico, finanziario e giuridico dietro l’ideazione e l’attuazione di complesse strategie tese all’investimento di capitali illeciti in forme di economia digitale“
- Problematica importante è il ritorno di vari boss sul territorio dopo le pesanti condanne inflitte tra gli anni ’90 e 2000 con la loro capacità di reinserirsi con “immutata pericolosità nel tessuto criminale sociale“
- Una situazione preoccupante carceraria che avviene con una certa frequenza è l’ingresso di telefono cellulari anche nelle aree si massima sicurezza.
- A differenza degli anni precedenti, il 2025 evidenzia come oltre al traffico di droga sia presente in tutta la regione lo spaccio e il consumo di crack.
- Dato allarmante è la diffusione e presenza di armi da guerra.
Con i sindaci dei comuni si nota come siano stati fatti passi in avanti nel settore della videosorveglianza il che fa aumentare la sicurezza pubblica segnata dalla presenza di baby gang e del crack. Dai sindaci viene segnalato la carenza di vigili urbani e di forze dell’ordine presenti sul territorio. Altra tematica trattata con i sindaci è stata la gestione dei beni confiscati, con la promozione di costituzione e ampliamento di consorzi tra i comuni per la gestione degli stessi.
La commissione, nel corso del 2025, ha realizzato altre audizioni:
- dell’avv. Giacomo Frazzitta e della signora Rossella Accardo, su loro richiesta, in merito alla scomparsa del signor Stefano Maiorana;
- audizione del Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento sull’indagine relativa ad una associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la P.A. operante in Agrigento, Favara, Licata ed altrove;
- audizione del Presidente del Consiglio di amministrazione di SEUS Scpa in merito alla procedura di raccolta di candidature ad autista soccorritore del 118;
- audizione del Dirigente Responsabile dell’Ufficio Speciale Centrale Unica di Committenza in merito alla procedura di raccolta di candidature ad autista soccorritore del 118.
Inoltre ha ricevute diverse segnalazioni e, ove possibile e inerenti alle attività della commissione, ha audito:
- la dott.ssa Rosalba Di Piazza, su sua richiesta, circa i fatti da lei segnalati in relazione al Comune di Bivona (AG);
- il signor La Corte, su sua richiesta, in merito alla sua segnalazione di presunti fatti di reato relativi alla gestione della cooperativa sociale ONLUS “Cristo Pantocratore”.
La commissione ha inoltre approvato diverse relazioni:
- in merito alla gestione e alla situazione amministrativa dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale della Sicilia “A. Mirri”, approvata nel corso della seduta n. 101 del 21 gennaio 2025, sulla scorta della copiosa attività di indagine posta in essere nel corso dell’anno 2024;
- in merito al rischio di infiltrazioni mafiose nella gestione di beni demaniali in concessione, approvata nel corso della seduta n. 142 del 19 novembre 2025, all’esito dell’indagine di cui si è dato conto sopra;
- sull’attività svolta dalla Commissione Antimafia relativa all’anno 2024, approvata dalla Commissione nel corso della sua seduta n. 120 dell’11 giugno 2025 e successivamente discussa nella seduta d’Aula n. 214 dell’11 novembre 2025 dell’Assemblea regionale 22 siciliana e dalla stessa in quella sede apprezzata con ordine del giorno n. 462.
La commissione ha espresso parere su un disegno di legge, poi divenuto legge che “era stato elaborato dalla Commissione stessa e poi fatto proprio e presentato dai suoi componenti.“. Il disegno di legge in questione è il n.861 relativo “Schema di progetto di legge da proporre al Parlamento della Repubblica ai sensi dell’articolo 18 dello Statuto della Regione recante: ‘Istituzione della giornata nazionale dell’antiracket‘”, approvato in Aula e trasmesso al Parlamento nazionale.
Relativamente alla sensibilizzazione della società civile la commissione ha deliberato di riunirsi in una seduta aperta alla cittadinanza avvenuta il 29 ottobre 2025 presso la chiesa parrocchiale San Filippo Neri del quartiere ZEN di Palermo. Inoltre ha aderito alla storica marcia antimafia Bagheria-Casteldaccia. Infine ha provveduto di nominare cinque componenti dell’Osservatorio permanente sulla diffusione della legalità.



