Siamo giunti nella settimana che conduce a Ferragosto, la giornata simbolo dell’estate. In questi mesi roventi e bollenti milioni stanno cercando relax, riposo, divertimento, sulle spiagge. Momenti lieti che tantissimi immortalano in foto e video come ricordi da conservare in futuro.
Fortissima è la tentazione, nell’epoca dei social imperanti, di condividere questi momenti con post pubblici. Ma questo gesto, apparentemente innocuo, spontaneo, naturale nell’epoca dei social, diffusissimo, può rappresentare un pericolo per i più piccoli, per i bambini.
La pedofilia non va in vacanza, i pedocriminali non si fermano mai e l’estate è una stagione in cui le occasioni per produrre e trafficare nuovi materiali pedofili aumentano in maniera esponenziale.
«Fotografie e video di bambini sui social. Più volte la Polizia Postale, Meter ed altri enti, hanno chiesto e avvertito di fare attenzione, a non esporre i propri bambini nei social con foto e video; sono, queste esposizioni particolarmente pericolose, per la loro sicurezza e privacy. Noi continuiamo a dirlo…ma ci rendiamo conto che i genitori non percepiscono la pericolosità di tale, eccessiva, indiscriminata sovraesposizione. Buona estate … in tutela e buon senso» è stato l’appello di don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente dell’associazione Meter, nell’estate di tre anni fa.
Un anno fa pubblicammo, grazie alle denunce di Meter, un’inchiesta (proseguita anche durante l’inverno) su un gruppo pedopornografico in cui era ampia la caccia a foto e video di bambini (anche neonati) da trafficare nei canali pedocriminali. Solo riferendosi all’Abruzzo in uno dei messaggi documentati dall’associazione fondata e presieduta da don Fortunato si chiedono foto di ragazze di Pescara, Lanciano, Silvi e Miglianico (comuni di tre province diverse su quattro in totale), in un altro che chi scrive continua ad abusare la figlia di dieci anni anche dopo le denunce di Meter, in un altro si “confessa” di fingersi babysitter per produrre video pedopornografici aggiungendo che paga bene.
Condividere foto e video può, quindi, esporre i bambini alle perversioni pedocriminali, offrendo materiale ai loro traffici. «Una foto al mare o in piscina dei nostri bambini sembra solo un dolce ricordo da condividere, ma online possono nascondersi rischi inimmaginabili» ha sottolineato Meter il 17 luglio scorso. È il pericolo pedo-soft. L’associazione ha pubblicato un decalogo con «dieci consigli per proteggere i minori nel mondo digitale» intitolato «E-state responsabili».
L’allarme lanciato dall’associazione è chiaro e netto: «con l’arrivo dell’estate i bambini e gli adolescenti trascorrono più tempo online, spesso utilizzando smartphone, tablet, videogiochi e social network» ed «è proprio in questi mesi che aumentano i rischi legati all’adescamento, alla diffusione incontrollata di immagini e all’esposizione dei minori negli ambienti digitali». Sono questi i motivi che hanno spinto Meter a pubblicare dieci «buone prassi per aiutare famiglie e adulti a proteggere i più piccoli nel mondo online».
La prima regola del decalogo è quella di evitare di alimentare i traffici pedo-soft: «evita tassativamente di pubblicare foto di bambini in costume da bagno, nudi o in situazioni intime (bagnetto, cambio pannolino). Anche se l’intento è affettuoso queste immagini sono il bersaglio primario delle raccolte pedo-soft che alimentano il traffico di materiale pedopornografico».
Dopo aver allertato sui rischi dell’intelligenza artificiale nella seconda regola la terza torna sulle condivisioni dell’intimità dei più piccoli: «se proprio decidi di condividere un momento assicurati che la cerchia di persone autorizzate a vedere i contenuti sia ristretta e verificata», un tentativo che può frenare ma non azzera i pericoli perché «il rischio di screenshot o ricondivisioni rimane sempre alto». Chiedere esplicitamente a parenti e amici di «non pubblicare foto dei tuoi figli sui loro profili social» è la quinta regola. La sesta pone l’attenzione sul rischio di adescamento online su chat o messaggi dei giochi online come Roblox o Minecraft, terreno di caccia pedofila ormai da anni e in maniera sempre più sfrenata. L’ottava regola ribadisce quanto proposto nella quinta con riferimento a centri e scuole estive. La nona regola pone l’attenzione ad un altro comportamento a rischio spesso ripetuto soprattutto dai genitori: quello di rendere tracciabili gli spostamenti dei figli postando dettagli sulle loro attività. Ci saranno momenti che saranno soli o comunque non controllati da adulti: i pedocriminali sono in agguato e raccontando dove si trovano i propri figli si rischia di esporli alle loro reti.
Solo nel 2025 sono stati trafficati oltre 2.5 milioni di foto e video pedopornografiche, un mercato alimentato anche da immagini condivise in maniera imprudente.
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Quanto il pericolo di agguati pedofili sia sempre altissimo lo dimostra anche quanto accaduto in un parco pubblico laziale.
Qui è disponibile il decalogo integrale di Meter https://associazionemeter.org/wp-content/uploads/2026/06/decalogo-estate-meter-2026-web.pdf



