I fatti di Ceuta sono da giorni al centro della cronaca italiana e del dibattito internazionale. Ore di trasmissioni, discussioni e scontri tra Stati europei, fiumi di inchiostro e bit sono dedicati quotidianamente a quanto sta accadendo. Tra i vari temi affrontati un è totalmente assente, c’è il totale disinteresse mediatico e politico: la sorte dei minori, i rischi e i pericoli per i più piccoli.
Le crisi umanitarie sono tra gli eventi che più vengono sfruttate da trafficanti senza scrupoli, da mafie e altre reti criminali. Sono almeno 7.000 i minori a Ceuta, esposti a questi pericoli.
«Le immagini che arrivano da Ceuta non raccontano soltanto un’emergenza migratoria ma mostrano migliaia di bambini e adolescenti che, improvvisamente, si trovano senza una rete familiare, senza punti di riferimento e in una condizione di estrema vulnerabilità – sottolinea Meter, l’associazione fondata e presieduta da don Fortunato Di Noto – È su di loro che oggi deve concentrarsi l’attenzione delle istituzioni europee e della comunità internazionale».
I minori presenti a Ceuta sono quasi tutti non accompagnati, senza una famiglia o altri adulti di riferimento e questo «aumenta in modo significativo il rischio di diventare vittima della tratta di esseri umani, dello sfruttamento lavorativo, degli abusi, dello sfruttamento sessuale e di altre forme di violenza – denuncia Meter – Le organizzazioni criminali sanno individuare le situazioni di fragilità e spesso approfittano proprio dei bambini e degli adolescenti che si trovano soli».
Ogni bambino sbarcato a Ceuta «porta con sé una storia diversa, spesso segnata da violenze, povertà, conflitti o persecuzioni. Ignorare questi aspetti significa aumentare il rischio che quei traumi si trasformino in nuove forme di sofferenza e di sfruttamento. La protezione dell’infanzia deve essere il primo criterio con cui affrontare questa emergenza» ammonisce l’associazione impegnata da oltre trent’anni nel contrasto alla pedofilia e alla pedopornografia.
«La priorità deve essere una sola: proteggerli. Prima di essere migranti, sono bambini e adolescenti titolari di diritti fondamentali che non possono essere subordinati a logiche politiche o emergenziali. Ogni ritardo nella loro tutela può trasformarsi in un’occasione per la criminalità organizzata e in una nuova violazione dei diritti dell’infanzia. La risposta dell’Europa deve partire da qui: dalla protezione dei più vulnerabili» conclude Meter.
Un’altra grave emergenza umanitaria sta avvenendo oltre oceano, nel Venezuela devastato dal terremoto di giugno. Oltre un mese dopo i riflettori e le attenzioni internazionali si sono completamente spenti mentre l’emergenza umanitaria continua. E milioni di bambini sono a rischio.
I pericoli pedocriminali per i più piccoli, sono oltre quattro milioni i bambini che vivono nelle zone del Venezuela devastati dal terremoto, li abbiamo denunciati lo scorso 24 luglio. Poche ore dopo Plan International ha lanciato un secondo allarme dopo il primo di undici giorni prima, dopo aver denunciato il giorno prima che i bambini e le bambine stanno subendo «gravi conseguenze sulla loro salute mentale». Circostanza che li rende ancora più fragili ed esposti ai trafficanti, i pedocriminali – come abbiamo denunciato e documentato – sfruttano ogni fragilità delle loro vittime e scatenano ancor di più le loro depravate perversioni.
«Superato l’impatto iniziale del disastro, sono infatti le bambine e le adolescenti a subire le conseguenze più nascoste della crisi, tra un aumento del rischio di violenza, l’interruzione di servizi essenziali come quelli legati alla salute e un ritorno a scuola sempre più incerto» l’allarme lanciato da Plan International.
«Molte famiglie si sono sistemate autonomamente in insediamenti informali, allestiti in piazze o terreni vicino alle abitazioni danneggiate, dove spesso mancano acqua potabile, cibo e servizi di protezione. Nelle prime fasi dell’emergenza, alcuni di questi insediamenti erano sovraffollati e privi di servizi igienici separati o di spazi privati per donne e bambine, aumentando così il rischio di violenza e abusi» racconta l’organizzazione non governativa.
«Durante le emergenze, gli ambienti che normalmente garantiscono protezione all’infanzia tendono a indebolirsi. Le persone che si prendono cura dei minori sono sottoposte a forte stress e proprio in questi momenti reti criminali e aggressori possono approfittare della situazione. Le crisi non colpiscono tutti i bambini e le bambine allo stesso modo: le ragazze, soprattutto adolescenti, sono maggiormente esposte allo sfruttamento sessuale, alla violenza e al lavoro domestico forzato, mentre i ragazzi adolescenti rischiano più facilmente di essere reclutati da gruppi criminali» denuncia Plan International.



