Frosinone, una mamma scopre messaggi al figlio dodicenne su telegram di un’amica di famiglia e la denuncia, ipotesi reato anche adescamento di minori
Alto Adige, definitiva la condanna di un 40enne che ha violentato il figlio neonato e ha diffuso i video su tiktok
Sette persone arrestate e trenta indagate in diciassette città italiane per pedopornografia
Manager francese andrà a processo: metteva nei caffè che offriva a chi si presentava a colloqui di lavoro potenti lassativi, come le donne iniziavano a stare male le accompagnava in bagno e scatenava le sue fantasie perverse con le loro necessità fisiologiche.
Ceuta: il rischio denunciato da Meter di tratta, pedoprostituzione e sfruttamento pedofilo è diventato realtà, stuprata una bambina di 10 anni, almeno sei gli abusi pedofili contro minori di 14 anni.
Vittime di traffico sessuale saranno risarcite da PornHub per 120 milioni di dollari.
Stati Uniti, babysitter arrestata: aveva rapito e deteneva in un container due neonati di quattro giorni e undici mesi.
Bibione, 55enne accusato di pedopornografia: deteneva migliaia di foto e video di bambini
Roma, arrestato 71enne maestro di judo, ha abusato di una bambina di 10 anni al centro estivo
16enne picchiata, abusata e abbandonata in strada
Stati Uniti, bambino disabile torturato per mesi fino alla morte da tre transgender.
Stati Uniti, 35enne pastore condannato all’ergastolo per aver stuprato tre bambine, la più grande aveva 8 anni
Spagna, istruttore di arti marziali condannato a 25 anni per aver stuprato due bambine di quattro anni
Colombia, Unicef: una bambina su quattro vittima di abusi e sfruttamento sessuale, il 45% dei materiali pedopornografici trafficati hanno vittime sotto i dieci anni
Treviso, 14enne stuprata a abbandonata su una panchina
Stati Uniti, 52enne sotto processo per aver prodotto foto pedopornografici con l’Intelligenza Artificiale (nuova frontiera, sempre più pericolosa, della pedopornografia denuncia Meter da anni)
Stati Uniti, sei uomini arrestati per adescamento e sfruttamento sessuale di minori
Stati Uniti, 37enne arrestato per aver abusato di almeno quattro minori
Stati Uniti, arrestata 38enne, settimo arresto in operazione contro tratta sessuale di minori
Stati Uniti, 76enne condannato a 215 anni per pedopornografia
Houston, condannato a 32 anni di carcere per traffico di minori e adescamento di minore. Secondo il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, Cristian Morris adescava ragazze adolescenti, le drogava, pubblicava annunci online per stupro a pagamento e le sfruttava in hotel e zone di Houston e Dallas note per lo sfruttamento della prostituzione.
Roseto degli Abruzzi, 66enne denunciato per detenzione di materiale pedopornografico, scattava foto a bambini in un camping
Pescara, due 24enni indagati per traffici pedopornografici su chat whatsapp, inchiesta partita dallo spaccio
Questo l’elenco, parziale perché sicuramente ne mancheranno centinaia se non migliaia, di notizie degli ultimi giorni. Crimini perpetrati in luoghi, come Ceuta, sotto i riflettori costanti o a due passi da ognuno di noi, nei nostri territori. Ma non hanno conquistato le prime pagine, non hanno nessuna scosso coscienze, tolto il sonno ad esseri umani, sconvolto e dilaniato i cuori. Definire indifferenza la reazione del mainstream, delle élite e dell’opinione pubblica è dir poco. Quell’élite complice e carnefice nel sistema Epstein, la più famosa rete pedocriminale ormai sotto gli occhi di tutti. Anche se negazionisti, strumentalizzatori e indifferenti continuano ad impazzare. L’ex principe Andrea, fratello di Re Carlo d’Inghilterra, era uno dei protagonisti di quella rete. Il suo arresto, la certificazione del suo pesante coinvolgimento ha scosso la Corona inglese a febbraio, si sono ipotizzate dimissioni di Re Carlo o addirittura l’inizio della fine della millenaria monarchia.
Ma nello Stivale italico tutto è stato dimenticato, tutto passato, tutto finito nell’oblio. Ogni tanto, per calcoli di squallide consorterie politiche, qualcuno riesuma il nome Epstein ma c’è una totale cappa di omertà. Lo dimostra anche una circostanza di questi giorni: il figlio fuggitivo di Carlo tornerà in Inghilterra e sono giorni che ci propinano la vicenda a tutte le ore e in tutte le salse. È successo anche in passato con vicende più o meno amene.
Un’attenzione poderosa mai vista realmente per Epstein e altre reti pedocriminali. Così come, nel paese in cui spesso sbuca chi decanta l’el dorado di Onlyfans (e rimandiamo a tanti nostri approfondimenti e inchieste sulla vera, unica, incontrovertibile natura criminale di ogni pornografia), l’anno scorso silenzio totale sul gruppo pedopornografico denunciato da Meter. Nei nostri approfondimenti d’inchiesta abbiamo documentato anche propositi eversivi e messaggi sconvolgenti sull’Abruzzo. Silenzio totale.
Ho personalmente provato, prima di pubblicare articoli, a proporre la notizia a network più “prestigiosi” e conosciuti, disponibile anche a lasciargli le prime pubblicazioni. Muro di gomma. Non è interessato a nessuno. Che ci sia un padre che si vanta di stuprare la figlia, chi va a caccia di foto su cui scatenare “stupri virtuali” o finte babysitter per procacciarsi materiali pedopornografici non è interessato. Hanno preferito, allora come oggi, prostrarsi a starlette improvvisate, personaggi i più diversi e superficiali, rendersi servi di vippetti e disamministratori peggio che mediocri in molti casi.
Due anni fa don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente di Meter, fu invitato in Polonia e anche lì – accanto alle frontiere che le mafie (come abbiamo documentato e denunciato su WordNews.it, nel silenzio di tutti o quasi, per oltre un anno e mezzo) hanno scatenato le reti della tratta e dello sfruttamento sessuale anche pedofilo dopo l’inizio della guerra tra Russia e Ucraina nel 2022 – ha lanciato forte il grido contro le mafie pedofile, le pedomafie.
«Il negazionismo è molto diffuso – denunciò in quelle settimane a InTerris.it don Fortunato – Come far credere che sono violati i neonati; in che maniera far sollevare le coscienze che ci sono organizzazioni pedocriminali che sfruttano i bambini, li trafficano, li schiavizzano. Come reagire alla violenza sui bambini disabili, categorie tra le più fragili e vulnerabili; in che maniera far credere che c’è una forte pressione per far accettare la pedofilia come orientamento».
Uno dei più prestigiosi quotidiani canadesi ha documentato e raccontato in un ampio reportage il lavoro costante e quotidiano di Meter contro pedofilia e pedopornografia. «Per realizzare il reportage, una troupe giornalistica arrivata dal Canada ha raggiunto la Sicilia e ha trascorso una giornata insieme all’Associazione Meter» riporta un comunicato dell’associazione.
«Oggi la dimensione internazionale del fenomeno rende ancora più necessario un lavoro coordinato. I contenuti di abuso possono attraversare in pochi secondi Paesi e continenti diversi, mentre le vittime e le persone che producono, diffondono o ricercano materiale illegale possono trovarsi in luoghi differenti. Per questo la tutela dei minori richiede competenze, collaborazione e una responsabilità condivisa che superi i confini nazionali» denuncia Meter.
Pubblichiamo una nostra traduzione in italiano dell’articolo pubblicato sul quotidiano, il “The Globe and Mail”, da notare che il reportage è curato dal responsabile per tutta l’Europa della redazione. Molto spesso, nello Stivale italico, le notizie su pedofilia e pedopornografia neanche vengono firmate, articoli pubblicati da contrattisti a pochi euro e pezzo considerati tra gli ultimi tra gli ultimi nelle redazioni.
Come un prete siciliano ha dedicato la sua vita a smascherare i crimini dei predatori online
Eric Reguly, capo dell’ufficio europeo
Nei primi anni ’90, quando Fortunato Di Noto studiava alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, un incontro casuale con un sacerdote canadese e uno americano gli cambiò la vita.
I sacerdoti mostrarono al giovane diacono siciliano – che non era ancora stato ordinato – delle immagini che, con loro grande stupore, avevano scoperto per caso su internet, una tecnologia all’epoca ancora nuova.
«Avevano portato un computer e, per la prima volta, ho visto online casi di abusi sessuali su minori», ha dichiarato Don Fortunato in un’intervista a Pachino, nel sud-est della Sicilia. «In quell’epoca, internet sembrava fantascienza, futuristico. Eppure era lì. Mi sono trovato di fronte a una scelta: ignorarlo o chiedermi perché stesse accadendo. Ho capito subito che dovevo dare voce a quei bambini abusati».
Dalla sua base ad Avola, poco a nord di Pachino, lui e alcuni colleghi esperti di tecnologia impararono a trovare immagini e video di abusi su minori negli angoli più oscuri di internet. Nel 2002, fondò ufficialmente l’Associazione Meter – “meter” è la parola greca per “madre” o “utero” – e dedicò il suo sacerdozio a denunciare gli abusi e a segnalarli alle forze dell’ordine in Italia e in altri Paesi, tra cui il Canada, nella speranza che indagassero e perseguissero i colpevoli. Alcuni lo hanno fatto.
Oggi, Don Fortunato – “don” è il termine affettuoso per “sacerdote” nell’Italia meridionale – e il suo team sono considerati tra i principali difensori della lotta contro gli abusi sui minori a livello mondiale. Lui e Meter sono molto conosciuti in Italia, meno a livello internazionale, e sono stati celebrati dai papi Benedetto e Francesco; quest’ultimo li ha menzionati in una dozzina di discorsi e li ha incontrati più volte in Vaticano.
Nel 2024, l’anno prima della sua morte, Francesco disse a un pubblico: “Accolgo con piacere l’Associazione Meter, dedita alla lotta contro ogni forma di abuso sui minori. Grazie, grazie di cuore per il vostro lavoro. Continuate con coraggio la vostra importante missione“.
Meter ha sede in un ex edificio scolastico alla periferia di Pachino, sulle colline che si affacciano sul Mar Ionio. L’edificio è troppo grande per il budget annuale dell’organizzazione, che ammonta a poche centinaia di migliaia di euro e proviene dalla Chiesa Cattolica, dalla Regione Siciliana e da donatori privati. Tuttavia, l’ordine religioso che ne era proprietario credeva nella causa di Don Fortunato e lo ha donato alla sua squadra.
Meter ha solo sette dipendenti a tempo pieno, tra cui il fratello minore di Don Fortunato, Carlo, che è direttore generale, e Arianna Consiglio, una psichiatra. Gli altri sono giovani esperti di tecnologia che setacciano internet e i servizi di messaggistica, in particolare Signal, Telegram e Viber, alla ricerca di siti e canali di pedofilia e pedopornografia.
Lavorano in un mondo profondamente inquietante e ripugnante. Meter afferma che di recente si è assistito a una vera e propria esplosione di materiale “pedomamico”, termine italiano che indica le madri che abusano dei propri figli, alcuni dei quali neonati.
La quantità di foto e video che hanno rinvenuto è sbalorditiva. Secondo il rapporto di Meter del 2025, l’associazione ha inviato alla polizia circa 235.000 link dal 2002. Dal 2014, hanno scoperto oltre 30 milioni di foto e quasi 12 milioni di video.
Anche il Canada non sfugge al controllo. Solo quest’anno, gli investigatori informatici di Meter hanno trovato 12.000 foto e 4.500 video provenienti da indirizzi web con suffisso “.ca”, il che suggerisce una possibile origine canadese. Tuttavia, l’ufficio di Marcello La Bella, responsabile della sicurezza informatica della Polizia Postale e delle Comunicazioni nella Sicilia orientale, afferma che i responsabili della pedopornografia spesso nascondono la vera provenienza geografica del materiale.
Meter afferma che i link “.ca”, insieme a migliaia di altri link, vengono per lo più inviati alla Polizia Postale, un reparto della polizia statale italiana, che può o meno avviare indagini penali. La stragrande maggioranza dei link inviati alla polizia non dà luogo ad indagini; l’enorme quantità di materiale illecito lo rende impossibile, così come gli ingegnosi metodi impiegati dai responsabili per eludere i controlli. Ma non pochi lo fanno, a volte con risultati spettacolari.
La RCMP non ha rilasciato commenti in merito a un’eventuale collaborazione con la Polizia Postale italiana o con Meter.
Una delle prime vittorie di Meter (prima che si chiamasse ufficialmente Meter) arrivò a metà degli anni ’90, quando Don Fortunato scoprì immagini e video scioccanti prodotti nelle baraccopoli intorno a San Paolo, in Brasile, che ritraevano un gran numero di bambini. “Ci siamo rivolti alla polizia brasiliana e alla fine hanno salvato 148 bambini”, ha raccontato. “Venivano sfruttati sessualmente, fotografati e filmati, e il materiale veniva distribuito in Europa. Divenne una delle prime e più importanti operazioni internazionali di questo tipo”. (Diverse fonti italiane, vaticane e brasiliane hanno riportato l’arresto di quattro “eminenti” brasiliani durante il blitz della polizia).
La Polizia Postale italiana ha confermato che le scoperte di Meter sono state preziose, nonostante la polizia stessa possa dedicare molte più competenze tecnologiche e ore di lavoro alla sorveglianza del dark web e delle chat di gruppo rispetto a Meter. Ogni piccolo indizio è utile, ha affermato il signor La Bella.
“Abbiamo un rapporto di lunga data e diretto con Don Fortunato e Meter“, ha affermato. “Svolgono un ruolo estremamente importante nell’individuare e segnalare materiale sospetto di abuso su minori.”
Don Fortunato, 63 anni, è un uomo imponente con una voce possente e un grande appetito. Personaggio noto a Pachino e ad Avola, dove celebra la messa ogni giorno nella sua chiesa, è una presenza fissa nei caffè e nei ristoranti di Pachino, alcuni dei quali servono panini con carne di cavallo.
Nel 2021 un giornalista italiano ha scritto la sua biografia, intitolata ” La mia battaglia in difesa dei bambini” , e lo stesso sacerdote ha scritto diversi libri, alcuni dei quali basati sulle storie di sopravvissuti.
Il suo entusiasmo per la missione è contagioso e afferma che l’immersione nell’orribile mondo della pedofilia non gli ha causato depressione né la voglia di mollare tutto. “Non mi sono mai arreso alla disperazione“, ha detto. “L’abuso sui minori è una forma di schiavitù. Ruba la speranza, ruba la vita. Se, come sacerdote, ho dato anche solo un piccolo contributo per restituire speranza a un bambino ferito, a una famiglia ferita, allora la mia vita ha avuto un senso“.
Ma la sua missione non è mai stata facile. Nei primi anni, Meter non ricevette quasi nessun sostegno dalla Chiesa e si sentì isolato. “La Chiesa non capiva il mio lavoro“, ha detto. “Alcuni all’interno della Chiesa credevano che un prete dovesse semplicemente essere un prete. Non capivano perché un semplice e povero parroco si battesse contro la pedofilia in tutto il mondo, presentando denunce e affrontando realtà così sconvolgenti. Il riconoscimento da parte di Benedetto e Francesco è stato un punto di svolta per noi“.
“Ho ricevuto minacce di morte. Ho saputo di complotti per uccidermi“, ha detto. “Per 27 anni sono stato sotto una qualche forma di protezione autorizzata dalle autorità di pubblica sicurezza. Oggi il livello di protezione è inferiore, ma devo comunicare alla polizia tutti i miei spostamenti, come ad esempio i viaggi a Roma“.
Meter fa molto più che semplici ricerche approfondite nel dark web. Il dottor Consiglio, lo psichiatra di Meter il cui piccolo team fornisce anche consulenza legale ai sopravvissuti, ha affermato che l’associazione ha lavorato con circa 3.000 sopravvissuti dal 2002. Cercano di riabilitare i bambini vittime di abusi, sebbene a volte il danno sia così grave da rendere irraggiungibile una vita piena e felice.
“Osserviamo disturbi alimentari, autolesionismo, pensieri suicidi o tentativi di suicidio“, ha affermato. “Alcuni sviluppano comportamenti sessuali dannosi, un calo del rendimento scolastico, isolamento sociale, insonnia e grave instabilità emotiva.”
A volte, le vittime di abusi non rivelano le violenze subite per anni, persino decenni. La distanza temporale può rendere difficile riparare il danno emotivo e psicologico che le ha segnate fin dall’infanzia. Può anche rendere difficile per la polizia rintracciare i colpevoli.
La dottoressa Consiglio ha raccontato la storia di un ragazzino che ha subito abusi dal suo padrino. “L’aggressore inizialmente instaura un rapporto di fiducia attraverso regali, attività condivise e attenzioni speciali“, ha spiegato. “A un certo punto, chiede al bambino qualcosa in cambio, e queste richieste assumono una connotazione sessuale“.
Il ragazzo ruppe il silenzio solo quando divenne adulto.
Don Fortunato è un amico – e un eroe – per alcune vittime. Alessandra, 34 anni, insegnante del nord Italia che non ha voluto rivelare il suo nome completo perché il suo caso di abuso è ancora oggetto di indagine preliminare, ha raccontato in un’intervista video di essere stata abusata da bambina da un frate cappuccino legato al gruppo di preghiera della sua famiglia. Dopo le sessioni di preghiera, lui la prendeva da parte e la palpeggiava.
Non lo disse mai a nessuno perché “ci si aspettava che fosse dolce, affettuosa e ben educata”.
Due anni fa decise di rompere il silenzio, soprattutto perché temeva che il frate continuasse ad abusare dei bambini e sentiva di avere il dovere morale di fermarlo. Venne a conoscenza di Meter tramite Facebook e contattò Don Fortunato. “Mi sono sentita completamente accolta da lui“, ha detto Alessandra. “L’ho vissuto come una figura paterna. Ho sentito una sincera vicinanza emotiva e spirituale con lui.“
Il sacerdote le consigliò di contattare il servizio di protezione dell’infanzia della diocesi cattolica locale, nonché i frati cappuccini più anziani della regione. Apprese che il frate che aveva abusato di lei aveva lasciato la Chiesa, e che non si sapeva dove si trovasse. Ma non tutto era perduto: ricevette le scuse a nome della Chiesa dal vescovo locale, il che la aiutò nel suo processo di guarigione.
Don Fortunato era presente durante l’intervista del Globe ad Alessandra e le disse: “La tua storia contiene un paradosso sorprendente: hai sofferto a causa di un membro del clero, mentre un altro membro del clero ti ha aiutata e continua a sostenerti“.
Al che Alessandra rispose: “Credo che Don Fortunato sia un santo“.



