Dopo la recente apertura del sindaco Enrico Trantino sulla possibile acquisizione pubblica del Parco degli Orti della Susanna, accompagnata dall’approvazione all’unanimità della mozione del Consiglio comunale di Catania relativa alla variante urbanistica e alla tutela dell’area naturale, i comitati che da tempo si battono dal basso per la salvaguardia delle zone di pregio del capoluogo etneo, insieme a diverse associazioni ambientaliste e ad alcuni soggetti politici, sembrano essere vicini a un’ulteriore vittoria.
A seguito della raccolta di quasi 5.000 firme e della presentazione di un ricorso, la sentenza del Tribunale amministrativo regionale n. 2058/2026 ha infatti annullato il piano regolatore per la parte relativa all’estensione e alla cementificazione della zona portuale di Catania fino alla popolare scogliera d’Armisi. Il progetto, nel suo complesso, prevedeva l’utilizzo di circa due milioni di metri cubi di cemento, nonché il tombamento della foce del vicino torrente Acquicella.
Quando parliamo della scogliera d’Armisi, ci riferiamo a un’area di grande valore paesaggistico e geologico, originatasi da una colata risalente al 4000 a.C. e caratterizzata da numerose grotte di scorrimento lavico, nelle quali confluiscono sorgenti di acqua dolce sotterranea provenienti dall’Etna. La zona è frequentata da oltre un secolo dalle comunità che vivono alle pendici del vulcano ed è stata finalmente riconosciuta, lo scorso 23 giugno, dalla Commissione Eredità Immateriali dell’Assessorato dei Beni culturali della Regione Siciliana come “Luogo di Identità e della Memoria” (LIM) di Catania. La successiva comunicazione ufficiale del Centro regionale per l’inventario, la catalogazione e la documentazione della Regione Siciliana è arrivata il 14 luglio, in concomitanza con la sentenza del TAR di Catania.
Per approfondire il valore di questo scorcio della costa siciliana, comprendere le ragioni del suo forte legame identitario con i catanesi e ripercorrere le fasi che hanno consentito ai cittadini etnei di far valere le proprie istanze a tutela di una così rilevante cornice naturale e paesaggistica, Prima Linea News ha invitato in trasmissione Attilio Scuderi, professore ordinario di Critica letteraria e Letterature comparate presso il Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania e, al contempo, presidente del Comitato per la difesa e la fruizione della scogliera d’Armisi.
Anzitutto, il professore non nasconde di essere egli stesso un abituale frequentatore dello storico stabilimento balneare della scogliera. Considera questo tratto di costa un grande “polmone azzurro”, che si aggiunge al “polmone verde” rappresentato dagli Orti della Susanna. Un accostamento che serve anche a sottolineare, nelle sue parole, lo sforzo comune dei diversi comitati cittadini impegnati nella tutela delle aree naturalistiche ancora presenti a Catania.
Una città che, come ricorda Scuderi, “vive di lava e di mare” e nella quale sta emergendo un “nuovo vento che si leva dal basso”, alimentato da cittadini che difendono “beni comuni e naturali insostituibili” e che confluiscono verso “un’unica grande battaglia civile, ambientale e culturale”.
Scuderi parla anche del mare che lambisce la scogliera, descrivendolo come caratterizzato da acque fresche e pulite, favorevoli alla balneazione, grazie alla commistione con le acque provenienti dalle foci dei torrenti che percorrono le grotte laviche. Secondo il professore, il mare ospita inoltre un areale di specie ittiche caratterizzate da una riproduzione straordinaria.
Un altro elemento sottolineato da Scuderi è la facilità di accesso alla scogliera. La prossimità alla fermata della metropolitana di Catania rende lo stabilimento balneare d’Armisi facilmente raggiungibile dai visitatori, riducendo la necessità di utilizzare mezzi motorizzati e favorendo, di conseguenza, una fruizione più sostenibile dal punto di vista dell’impatto ambientale.
Scuderi sottolinea anche i pregi che l’Assessorato dei Beni culturali della Regione Siciliana ha riconosciuto alla scogliera. Secondo quanto riportato nelle dichiarazioni dell’Assessorato, l’area possiede una bellezza naturalistica unica, è insostituibile sul piano paesaggistico e rappresenta un unicum anche sotto il profilo storico, culturale e sociale. Le lave che hanno formato la scogliera, inoltre, sono le stesse sulle quali fu edificata la città di Catania.
Anche il dossier presentato da Scuderi a nome del suo comitato ricostruisce la storia geologica, storica, ambientale e culturale della scogliera, contribuendo a documentarne l’importanza. Tra gli elementi illustrati dal professore c’è anche l’origine del nome della scogliera, che deriverebbe presumibilmente dall’“Artemision”, il tempio ionico dedicato alla dea Artemide e costruito a Siracusa ai tempi della Magna Grecia. Secondo la ricostruzione proposta da Scuderi, inoltre, questo tratto di costa si rivelò una fortezza naturale capace di difendere la città dalle invasioni saracene dei secoli passati. Ancora oggi, la statua della Madonna di Ognina viene portata in processione fino alla scogliera in segno di riconoscenza.
Purtroppo, però, come ricorda Scuderi, l’intero tratto di costa che separa il porto dalla stazione ferroviaria è stato interessato dalla programmazione dell’Autorità di Sistema Portuale. A sud è prevista la progettazione di un grande molo commerciale, destinato a favorire il trasferimento di una parte dei traffici di merci provenienti da Augusta e ad aumentare la movimentazione dei container presso l’area portuale di Catania. Secondo Scuderi, l’opera determinerebbe un inevitabile impatto ambientale sulla già congestionata zona del “Tondicello della Playa”, ufficialmente piazza Caduti del Mare, nella zona di Acquicella Porto. A nord, invece, il progetto prevede un ampliamento dell’area portuale fino alle grotte laviche della scogliera, con la costruzione di un grande molo turistico-commerciale.
Scuderi manifesta quindi la propria irritazione di fronte all’ipotesi che, secondo il cronoprogramma del piano regolatore, la scogliera possa essere riconvertita in un resort affacciato su un molo concepito per ospitare esclusivamente mega yacht destinati a “ultramilionari”. Secondo la ricostruzione illustrata dal professore, è prevista un’opera di cementificazione che, partendo dalla radice del molo di Levante, estenderebbe la propria propaggine per circa 30-40 metri dentro il mare, per poi completarsi verso nord, nell’area interessata dalla presenza delle grotte, con un molo di circa 650 metri.
Scuderi considera questo progetto un complesso elitario, riservato cioè a pochi “Paperon de’ Paperoni”, che finirebbero per escludere la cittadinanza dalla fruizione di quell’area. A suo giudizio, tutto ciò tradirebbe anche la qualifica di LIM conferita alla scogliera dall’Assessorato della Regione Siciliana, perché verrebbero meno gli aspetti di socializzazione e di comunità che contraddistinguono l’identità e la memoria dei catanesi.
Per Scuderi, il deturpamento di una simile area naturale al solo scopo di soddisfare i desiderata di pochi ultramilionari rappresenterebbe “il segno di un tempo che ha perduto il senso del limite”, nonché il volto di un “capitalismo selvaggio senza futuro e senza passato”, ovvero di un sistema “che cancella il passato e che non dà futuro”.
Si tratterebbe, secondo il professore, di un progetto destinato a distruggere non soltanto lo storico stabilimento balneare ancora presente, ma anche il contesto naturale della costa: “ucciderà il mare ed eroderà le scogliere”, afferma Scuderi.
Con tono satirico, il professore si rivolge poi ai facoltosi clienti per i quali il molo sarebbe edificato, apostrofandoli come “il nuovo spettacolo dei catanesi”. “Se prima i cittadini avevano il mare”, chiarisce, “ora, secondo qualcuno, l’unica cosa che ci rimane è guardare questi nuovi milionari”.
Nel continuare a manifestare il proprio disappunto, Scuderi racconta anche di aver notato un’area adiacente al molo, contrassegnata in verde e recante la scritta “rinaturalizzazione dell’area della scogliera”. A suo giudizio, si tratterebbe di un espediente retorico volto a celare l’intento di cementificare la zona. Richiamando anche l’uso ambiguo che, secondo lui, viene spesso fatto della locuzione “rigenerazione urbana”, Scuderi mostra con tono sarcastico come la retorica di questo capitalismo non solo “produca danni mostruosi”, ma li faccia anche passare per “atti di difesa dell’ambiente e dei cittadini”.
Secondo il professore, questa “apoteosi mistificatoria” avrebbe spinto alcuni consiglieri del Consiglio comunale di Catania, nonché alcune figure con ruoli di consulenza, a negare persino l’esistenza del progetto finalizzato alla costruzione del resort sulla scogliera, suscitando l’indignazione della cittadinanza.
Nel corso dell’intervista, Marco Giuseppe Toma inquadra il problema della scogliera d’Armisi nel quadro più generale di quello che definisce un “neocapitalismo coloniale”, che riguarderebbe diverse altre aree di pregio naturalistico, sia nazionali sia internazionali. Tra gli esempi citati da Toma c’è la costa pugliese di Ostuni, dove, secondo quanto riferisce, sarebbe contemplata un’opera di cementificazione destinata a estendersi fino a Monopoli per la costruzione di megaresort privati riservati ai soliti milionari. Toma cita inoltre il “Boschetto delle Fate”, un’area verde nella periferia di Modugno, ricca di costruzioni megalitiche, dove sarebbe prevista la realizzazione di altri impianti destinati alla ricettività turistica di lusso.
Toma parla quindi di quello che definisce il “modello Edi Rama”, riferendosi alle aperture del governo albanese a un massiccio piano di investimenti, principalmente promosso dal genero e dalla figlia di Donald Trump, finalizzato alla costruzione di resort di lusso destinati a miliardari e “ultraricchi” in aree di grande pregio naturalistico. Una sorta di colonizzazione che, secondo Toma, “annulla la memoria in favore di un edonismo capitalista”, ma che finirebbe per escludere la gente comune. Da qui la domanda posta da Toma: anche in Italia le istituzioni riusciranno a recepire le proteste popolari che si sollevano ogni volta che si verificano simili scempi?
Scuderi, dichiarandosi già informato e interessato a problematiche di questo tipo, parla a sua volta di una “logica estrattiva” messa in atto, a suo giudizio, da istituzioni conniventi con un sistema predatorio nei confronti delle risorse naturali. Secondo il professore, i territori vengono considerati dal capitalismo internazionale alla stregua di “miniere”, in conseguenza della nuova dimensione geopolitica degli spazi turistici, delle rotte commerciali e degli interessi economici. Molti interessi turistici, prosegue Scuderi, sono stati così dirottati verso le aree del Mediterraneo, favorendo una logica estrattiva nella quale “i territori vengono sfruttati come miniere e poi buttati”.
Questo modello, secondo Scuderi, entra in contraddizione con i diritti di cittadinanza, che dovrebbero invece rappresentare la base della ricettività turistica. “Non è trasformando le città in Disneyland che io garantisco anche una funzione turistica duratura”, rincara il professore. Proprio per questo, continua, “stiamo opponendo a questo progetto un’idea diversa di mare”: un mare aperto, in buona parte pubblico e liberamente accessibile a tutte e a tutti.
Secondo Scuderi, una soluzione per vincere battaglie di questo tipo esiste, a condizione che i comitati civici di protesta dispongano di strumenti adeguati, come quelli forniti dalla consulenza di architetti, ingegneri, avvocati e personalità del mondo accademico che, come nel caso della lotta per la salvaguardia della scogliera d’Armisi, siano disposti a sostenere la causa dei cittadini. È proprio grazie a questo insieme di competenze, spiega Scuderi, che la battaglia per la scogliera ha potuto ottenere risultati concreti. Le procedure legali messe in atto per presentare il ricorso al TAR, le analisi scientifiche e le richieste di verifica della legittimità del piano regolatore avrebbero infatti consentito di raggiungere il risultato sperato.
In particolare, precisa il professore, durante le interlocuzioni con le istituzioni è stato fatto presente che il piano regolatore era stato pianificato sulla base di una perimetrazione che usciva dai confini delle aree di pertinenza dell’Autorità Portuale, prima ancora dell’emanazione del decreto di ampliamento dei perimetri del porto, firmato dal Presidente della Repubblica. Secondo la ricostruzione di Scuderi, questo elemento è stato sufficiente perché il TAR decidesse di interrompere il progetto, almeno per quanto riguarda l’area interessata dalla scogliera.
La vittoria, tuttavia, non segna la fine della vicenda. Come avverte Scuderi, seguiranno altri passaggi in sede di giustizia amministrativa e saranno presentati esposti anche in altre sedi giudiziarie, nella speranza di salvaguardare l’intero tratto di costa dalla cementificazione. Scuderi sottolinea anche l’importanza dei movimenti di protesta che nascono dal basso e che, a suo giudizio, suppliscono all’assenza della politica. “Sono stati pochi i partiti che hanno sentito l’esigenza di collegarsi con i bisogni della città”, denuncia il professore.
Infine, Scuderi mette in guardia dalla possibilità che, in futuro, possano emergere numerosi altri progetti analoghi a quelli previsti dal piano regolatore portuale di Catania. Per questo, sostiene, occorre “essere pronti a combattere, anche unendo le competenze e le esperienze dei vari comitati civici, sapendo che questo è il nuovo indirizzo dell’industria turistica neocapitalista”.
Anche alla luce di queste considerazioni, Prima Linea News continuerà a seguire da vicino la vicenda della scogliera d’Armisi e l’evoluzione delle iniziative promosse dai comitati cittadini, così come gli ulteriori sviluppi sul piano amministrativo e giudiziario.



