Ho sollevato le mie perplessità di natura costituzionale in merito alla partecipazione del sindaco di Catania, Enrico Trantino, con la fascia tricolore, alle celebrazioni per i 900 anni del rientro di alcune reliquie di Sant’Agata.
Chi non le avesse lette, le trova sul mio profilo.
Adesso, da credente, mi permetto altre considerazioni.
Ritengo poco rilevante la polemica sul bacio al teschio della Santa: ciascuno è libero di esprimere come ritiene la propria fede e la propria devozione, purché i gesti, specialmente se compiuti in pubblico, siano sinceri e non a uso e consumo della folla.
Io, nella mia esperienza cristiana, non ho mai reso alcun tributo alle reliquie.
Forse è più importante riflettere sul concetto di religione e di religiosità.
La religione è un sistema di istituzioni, testi sacri, dogmi e riti che accomunano un gruppo umano e lo legano alla divinità.
La religiosità è, invece, un sentimento intimo, un’inclinazione spirituale che determina il vissuto interiore di una persona; è un insieme di valori che ne costituiscono la profonda identità.
E ciò anche a prescindere dalle regole e dai dogmi fissati da una Chiesa o da una religione.
Una religione senza religiosità è un vuoto simulacro: è quella degli ipocriti, degli scribi e dei farisei. Quelli che Cristo chiamava «sepolcri imbiancati».
La religione senza religiosità si è spesso fatta potere politico ed economico, privilegiando chi comanda e le concede privilegi.
Storicamente vi sono due Chiese cattoliche: quella voluta dall’imperatore Costantino, che unì il suo impero per dargli stabilità politica e che ha prodotto numerose aberrazioni; e quella di Francesco d’Assisi, priva di potere temporale e al servizio dei poveri, degli ultimi e degli esclusi.
La prima, purtroppo, esiste ancora; la seconda fatica ad affermarsi.
È compito della Chiesa istituzionale e dei suoi rappresentanti abbandonare Costantino a favore di Francesco d’Assisi.
Ho incontrato numerose persone che si dichiarano cristiane e praticanti, ma che, nella concretezza della loro vita personale e pubblica, si comportano come se non lo fossero.
Ho incontrato, invece, numerosi agnostici e atei che si comportano come «cristiani impliciti».
Ho sempre scelto di stare dalla parte di Francesco d’Assisi e di accompagnarmi anche con i «cristiani impliciti».



