L’emergenza incendi continua a colpire incessantemente il vastese da ieri mattina. Sono 25 ore che ininterrottamente, o quasi, Vigili del Fuoco e volontari della Protezione Civile sono impegnati su vari fronti.
Alle 4 stanotte l’allarme è scattato a Cupello e altri roghi sono in corso a Furci e Carpineto Sinello.
A Cupello sono diversi i focolai accesi e il vento sta portando la puzza, e non solo, fino a Vasto e San Salvo. Aria irrespirabile in alcune zone dei due comuni e finestre chiuse.
(video e foto da Cupello di Graziella Marino)
Alle 6 stamattina sulla Fondovalle Treste all’altezza di Furci in piena zona agricola è scattato un secondo allarme incendi.
A Carpineto Sinello fiamme nell’area della frana dello scorso aprile.
A Roccaspinalveti incendio vicino le abitazioni in contrada Fattice.
Sui posti dei vari incendi anche rinforzi del Comando provinciale di Chieti per i Vigili del Fuoco.
Brucia incessantemente il vastese. Ed è tornato a bruciare il Morrone, la montagna sacra di Celestino V.
Sono giorni roventi, di temperature bollenti. Come cinque anni fa quando il terrorismo del fuoco colpì per tutta la costa abruzzese. Giornata bellica come la fu nove anni fa sul Morrone, settimane di fuochi spenti e roghi riaccesi. Da mani umane. Da criminali senza scrupoli. Piromani e non solo.
Nel vastese bruciano anche zone vicine a Dogliola, all’area che ha vissuto non più tardi di qualche settimana fa momenti drammatici. E in cui da marzo è tornato, diciannove anni dopo, l’incubo piromani.
Sono incendi dolosi, non è certo un incidente o un accidente a permettere lo scatenarsi di roghi così vasti. E le teorie più diverse, dalla leggenda del mozzicone di sigaretta in giù è solo e soltanto una chiacchiera morta.
Perché brucia il Morrone? Perché continuano a devastare con le fiamme il Morrone e larghe parti del vastese? Siamo ancora nel pieno del dramma, sono ore tragiche, di sforzi sovraumani ed eroici di chi è impegnato sul fronte – tantissimi i volontari – ma certe domande sono sempre lì, non vanno eluse. Eluderle, ignorarle, è complicità con questi terroristi.
In questa torrida estate «c’è un piromane che si diverte ad appiccare il fuoco» l’allarme a giugno del sindaco di Dogliola Giovanni Giammichele e «prima o poi rischia di scapparci anche il morto» la denuncia del vicesindaco Antonio Napolitano. Sabato 1° agosto durante le operazioni di spegnimento «sono stati trovati cinque inneschi, due da cui sono partiti incendi» ci ha raccontato al telefono Napolitano. Proprietario della pompa di benzina nella stazione di servizio “Il Girasole”, evacuata sabato per il propagarsi dell’incendio, è stato lui a lanciare per primo l’allarme.
Perché? Chi e quali interessi stanno portando a minacciare sempre gli stessi territori? Cui prodest questo terrorismo del fuoco?
Un terrorismo ambientale, un inferno che appare spesso pianificato in maniera militare. Sul Morrone già nove anni fa si stagliò l’ombra (anzi anche molto più di ombre) delle “mafie dei pascoli”, sulla costa tanti sono gli appetiti di ogni tipo – anche mafioso – che si sono intervallati nei decenni. La ricerca universitaria, di cui abbiamo pubblicato ampi stralci sei anni, coordinata dalla prof.ssa Lina Calandra pone pesanti interrogativi – mai sciolti, mai affrontati dalla società abruzzese – sui territori abruzzesi e su cosa vi si muove.
Nella torrida estate 2021 il 1° agosto incendi colpirono contemporaneamente lungo quasi tutta la costa tra Pescara, Ortona, Rocca San Giovanni, Casalbordino e Vasto (soprattutto aree protette, alcune ogni anno nel mirino dei piromani) e la domenica successiva soprattutto un’area tra Vasto e San Salvo già attaccata negli anni scorsi. Un copione consolidato: per esempio nel 2013 furono incendiate quasi tutte le stesse aree protette. Il 1° agosto inneschi erano stati trovati a Pescara (secondo dichiarazioni del comandante provinciale dei Vigili del Fuoco) e, dopo l’incendio dell’8 agosto, nei pressi di Vasto.
Oltre 100 gli ettari devastati dalle fiamme nella settimana tra il 13 e il 19 settembre 2021 nel Parco della Maiella. La Provincia aquilana già l’anno precedente registrò un drammatico criminale inizio di Agosto – in quei giorni persino il Corriere della Sera scrisse di possibili «interessi speculativi» – e rimane incancellabile nella memoria l’estate 2017, quella degli incendi sul Morrone. Già in quelle settimane ci fu chi ebbe il coraggio di indicare i probabili moventi mafiosi, gli interessi delle «mafie dei pascoli» e gli affari sporchi e loschi di clan e mafiosi di varia provenienza, soprattutto pugliesi.
Riscontri su soggetti organici ai sistemi criminali pugliesi sono riportati in una ricerca coordinata dalla professoressa Lina Calandra dell’Università aquilana che ha evidenziato la presenza della mafia dei pascoli nell’Abruzzo interno anche in relazione ai devastanti incendi sul Morrone dell’estate 2017. Riportiamo ancora una volta alcuni stralci per ricordare e sottolineare ancora una volta, nel silenzio e nei negazionismi omertosi, la realtà reale dei fatti.
«Nella zona del chietino per il pascolo ci sono grossi problemi: lì ci sono allevatori di Foggia e San Severo e fanno veramente un casino, al confine con il Molise. Ci sono degli allevatori poco avvezzi al rispetto delle regole e vanno su con animali malati. Più di una volta ci sono stati problemi di brucellosi e tubercolosi» è una delle testimonianze riportate.
«Il furto di bestiame «c’è sempre stato, è una piaga che è sempre esistita, ha un canale finale che è la macellazione clandestina ciò significa che ci sono dei mattatoi clandestini che operano tranquillamente, questo nel pugliese: nell’area garganica e sanseverina, quella è la zona più difficile questi furti sono sempre su commissione. Sono persone esperte perché non è una cosa facile rubare 30 mucche in una notte, sono animali indocili e pericolosi. Quindi chi lo fa sa bene come farlo, ha i mezzi e sa dove portarli per la macellazione, quindi c’è un canale attraverso il quale smistare gli animali».
«Qua vengono da Latina e da Foggia, portano gli animali alla montagna e a fine settembre lasciano gli animali incustoditi, abbandonati e vengono a fare i danni. Non c’è un controllo dei pascoli, il proprietario dovrebbe controllare, ma i proprietari si fanno vedere ogni tanto, e vengono e fanno danni, distruggono gli ortaggi. Siamo riusciti un giorno a rintracciare i proprietari e ci hanno aggredito dicendo che eravamo noi che dovevamo recintare l’orto. Soprattutto quando inizia il freddo, settembre-ottobre. Sono tutti di fuori gli allevamenti, noi non li conosciamo neanche. È una piaga grande».
«Prima venivano i foggiani e le aziende hanno tutte chiuso per la brucellosi e la tubercolosi. Io nel 2000 ho dovuto abbattere 138 capi, per un danno di 11mila euro».






