Il 10 settembre 1943 rappresenta una delle pagine più dolorose della storia di Isernia.
A due giorni dall’annuncio dell’armistizio, la città venne colpita da un devastante bombardamento angloamericano che provocò centinaia di vittime tra la popolazione civile e distrusse abitazioni, edifici e monumenti. Le incursioni proseguirono anche nelle settimane successive, lasciando una ferita ancora viva nella memoria collettiva.
Nell’83° anniversario della strage, il Partito Comunista dei Lavoratori – Molise interviene con una nota dal titolo “Isernia 10 settembre 1943: tra il crimine nazifascista e il crimine delle bombe americane”, proponendo una lettura politica delle cause e delle responsabilità della tragedia. Secondo il PCL, la popolazione isernina fu vittima delle bombe sganciate dall’aviazione statunitense su un centro abitato nel quale vennero colpiti civili e beni monumentali. Una tragedia che, tuttavia, per il partito non può essere separata dalle responsabilità storiche del regime fascista di Benito Mussolini, che aveva trascinato l’Italia nella Seconda guerra mondiale al fianco della Germania nazista.
La nota ricorda come il fascismo fosse arrivato al potere con il sostegno della monarchia e di importanti settori industriali, finanziari e latifondisti, reprimendo con la violenza le rivendicazioni del movimento operaio e contadino. Dopo l’8 settembre 1943, prosegue il documento, esponenti e milizie fasciste collaborarono con l’occupazione nazista, partecipando alla persecuzione degli oppositori e alla repressione della Resistenza.
Il PCL Molise esprime una posizione fortemente critica anche nei confronti dell’amnistia Togliatti, ritenuta una delle cause della mancata epurazione degli apparati dello Stato dopo la caduta del fascismo. Secondo il partito, il riciclaggio di esponenti del vecchio regime contribuì a mantenere una continuità negli apparati repressivi e, negli anni successivi, ad alimentare le trame eversive e lo stragismo neofascista contro i movimenti operai, studenteschi e popolari.
Nella nota viene ricordato anche il ruolo decisivo dell’Armata Rossa e del popolo sovietico nella sconfitta della Germania nazista. Il PCL distingue però il sacrificio dei popoli dell’Unione Sovietica dalle responsabilità politiche di Stalin, criticato anche per il patto stretto con la Germania hitleriana prima dell’invasione nazista dell’Unione Sovietica.
Dalla memoria del 1943 alle guerre di oggi
Il comunicato collega il ricordo delle vittime di Isernia alla situazione internazionale contemporanea, segnata da guerre, massacri di civili, corsa agli armamenti e crescita dei movimenti neofascisti e nazionalisti.
«La memoria, anche delle vittime di Isernia, ci sia da monito in questi tempi di pericolosi rigurgiti neofascisti, di corse al riarmo, di guerre e genocidi», afferma il Partito Comunista dei Lavoratori – Molise.
Secondo il partito, l’aumento delle spese militari sottrae risorse alla sanità pubblica, ai servizi sociali e alle fasce popolari. La guerra viene descritta come il prodotto di interessi economici e imperialistici, accompagnato da una propaganda nazionalista utilizzata per dividere i lavoratori e spingerli a combattere gli uni contro gli altri.
Per il PCL Molise, il sacrificio di Isernia insegna che la guerra e le ideologie fasciste e nazionaliste devono essere respinte senza ambiguità. La risposta, sostiene il partito, deve essere l’unione internazionale delle classi lavoratrici e popolari, al di là delle frontiere e contro ogni forma di oppressione e sfruttamento.

La cronistoria del bombardamento
L’8 settembre 1943 viene annunciato l’armistizio tra l’Italia e gli Alleati. Il Paese precipita nel caos: le forze tedesche occupano rapidamente territori e punti strategici, il giorno successivo gli angloamericani sbarcano a Salerno.
In questo scenario, Isernia assume un’importanza militare per la sua posizione e per i collegamenti ferroviari e stradali tra il versante tirrenico e quello adriatico. L’obiettivo degli Alleati è interrompere le vie utilizzate dalle truppe tedesche. La mattina del 10 settembre 1943, intorno alle 10:30, i bombardieri statunitensi raggiungono la città. È giorno di mercato e le strade sono affollate. La popolazione viene colta completamente di sorpresa.
Le bombe destinate alla stazione ferroviaria, ai ponti e alle principali vie di comunicazione colpiscono duramente il centro abitato. Case, chiese, palazzi e monumenti vengono distrutti o gravemente danneggiati. Sotto le macerie perdono la vita centinaia di civili, anche se il numero esatto delle vittime continua ancora oggi a essere oggetto di differenti ricostruzioni.
Il bombardamento del 10 settembre non rimane un episodio isolato. Nelle settimane successive nuove incursioni colpiscono Isernia. Il 10 settembre 1943 resta una delle ferite più profonde della storia di Isernia: una giornata di morte e distruzione



