Isola felice, da tanti anni così vengono tratteggiati Vasto e l’Abruzzo intero. Un luogo aulico, senza nessuna macchia e nessuna ombra, qualsiasi cosa succede solo lontano e altrove. I Casamonica a Roma sono un clan ma sui loro parenti, affini e sodali qui tutto tace. Gli Spada ad Ostia impongono il loro dominio mafioso, qua invece tutto tranquillo e beato. I maxi incendi dolosi in altre regioni hanno dietro regie criminali, qua invece sono solo accidenti della vita. E l’elenco potrebbe continuare. Questa stantìa favoletta prosegue ormai dalla notte dei tempi e nulla sembra scalfirla.
Poteva mai mancare la stessa dinamica sui fatti di sabato scorso a Roma? Ovvio che no. E così dopo l’assalto alla sede della Cgil, protagonisti i leader di Forza Nuova Fiore e Castellino, da membri dell’amministrazione pro tempore uscente sono arrivate parole di sdegno, solidarietà al sindacato e dure condanne. Basta scorrere le bacheche facebook del massimo rappresentante cittadino Menna, e dell’assessora espressione dell’ala sinistra Cianci, per leggere vari post in tal senso. Improvvisamente anche a Vasto si «scopre» la natura di Forza Nuova e le gesta dei suoi capetti. Dopo violenze avvenute a qualche migliaio di chilometri. A Roma.
Vasto indenne? Vasto isola felice? Nessuna propaggine dell’ex terrorista degli anni settanta, condannato con sentenza passata in giudicato, mai dissociato e che anzi rivendica quel suo passato, e dei suoi sodali da queste parti? Mai nulla a queste latitudini? Qualche lettore distratto del momento potrebbe pensarlo. Ma così non è. Con, tra le varie, una differenza sostanziale: sdegno dopo l’assalto a Roma, silenzio o quasi qui. Notizie passate senza nessun riflettore, nessuna presa di posizione da Palazzo di Città e sinistre di governo affini, come se nulla stesse accadendo.
Roberto Fiore è calato in città ben due volte tra il dicembre 2018 e il maggio 2019: la prima volta per un convegno, la seconda addirittura per inaugurare una sede. Rimasta aperta in realtà meno di un mese. Gli archivi del web riportano una sola voce che si era espressa all’epoca: Azione Civile, il movimento politico dell’ex pm e oggi avvocato antimafia Antonio Ingroia.
Il 29 aprile di due anni fa, dopo l’annuncio dell’apertura di una sede di Forza Nuova avvenuto la vigilia del 25 aprile, in un comunicato fu proposto di «costruire argini democratici e nonviolenti all’avanzare neofascista anche a Vasto». Nessuna parola invece neanche durante le celebrazioni ufficiali e istituzionali della Festa della Liberazione. Azione Civile sottolineò anche che Forza Nuova definì all’epoca un suo militante accusato di gravi reati “prigioniero politico”. Chi era quel militante? Giuliano Castellino.
Movimento neofascista che, scrisse Azione Civile, «fomenta manifestazioni contro diritti civili di donne e non eterosessuali e le minoranze – ma non si esprime minimamente davanti a clan considerati mafiosi come a Roma, Ostia o Pescara (silenzio assoluto abbiamo avuto dall’estrema destra anche dopo l’aggressione a Rancitelli di una troupe Rai)? E come possono coloro che si ergono a paladini democratici, antifascisti, progressisti, anche a Vasto rimanere in totale silenzio? Nonostante la notizia della nuova calata fosse già nota, durante le “celebrazioni” del 25 aprile neanche mezza sillaba è stata pronunciata dalle istituzioni locali presenti e dagli esponenti di Pd e Mdp presenti».
Veniamo così all’ultimo anno e mezzo. Già a maggio e giugno dell’anno scorso abbiamo documentato e denunciato come l’eversione nera stava iniziando a cavalcare l’emergenza sanitaria e a sognare «marce su Roma».
Protagonista da subito Giuliano Castellino, destinatario nel gennaio scorso dopo mesi di proclami e manifestazioni non autorizzate di un provvedimento di «sorveglianza speciale». Conseguenza proprio dei proclami eversivi e contro le disposizioni per il contenimento della pandemia. Il 23 marzo scorso abbiamo documentato e denunciato per la prima volta la presenza, da settimane, di manifesti di Forza Nuova sugli spazi pubblici cittadini. A cui sono seguiti, sottolineando anche cosa stava accadendo e le varie manifestazioni neofasciste nazionali, altri due articoli. In quelle settimane apprendemmo che le affissioni erano state autorizzate fino ai primi di marzo ma i manifesti rimasero sugli spazi, in alcuni casi, almeno fino al 23 aprile. Su quei manifesti era indicato un recapito telefonico: quello di Giuliano Castellino. A quanto da noi documentato e denunciato l’unica risposta fu il totale silenzio, il disinteresse prima, durante e dopo le pubblicazioni e le cerimonie istituzionali per il 25 aprile.
Tutto questo è avvenuto in una città dove il consiglio comunale, come riportammo nei nostri articoli, aveva votato una mozione «antifascista» già mesi e mesi prima della prima calata in città dell’ex terrorista di Ordine Nuovo. Quali effetti pratici e quale seguito ha avuto quell’atto della massima assise istituzionale comunale è sotto gli occhi di tutti. Prima di quella mozione ci fu una robusta manifestazione antifascista in città durante la quale, in risposta ad un comunicato della Lega che chiedeva di occuparsi di lavoratori a rischio disoccupazione e non di fascismo e antifascismo considerandoli residui di un passato lontano, ci fu chi dichiarò che avevano deciso (un plurale non specificato a chi si riferisse) di occuparsi non della importante vertenza lavorativa dell’epoca ma di altro. Dichiarazioni di un professore di scuola. Oltre 70 anni i lavoratori furono protagonisti, centrali, importanti e vitali furono le lotte operaie. Il cui avanzamento portò anche a quella Costituzione che tanti definiscono «la più bella del mondo» ma, a quanto pare, molti meno ne conoscono la storia. Quella storia che poi dovrebbe essere trasmessa e fatta conoscere alle giovani generazioni di studenti …





