Aveva solo 22 anni Giovanni, una promessa del ciclismo: a pochi metri dall’arrivo cade dalla sua bicicletta, colpendo violentemente la testa contro il pilastro di un cancello; dopo due giorni di coma sopraggiunge la morte.
Secondo organizzatori, federazione e giudice di gara si è trattato di una caduta accidentale; nessuna irregolarità quindi, ma una autonoma perdita di equilibrio avrebbe causato la caduta del ragazzo. I magistrati di Alessandria dispongono l'archiviazione del caso: nessun processo. Ma Carlo Iannelli, padre di Giovanni, non ci sta e da quel maledetto giorno sta portando avanti una battaglia solitaria per avere giustizia.
Chiede un processo che possa far luce sull’incidente nel quale suo figlio è morto.
Abbiamo raccolto la sua versione dei fatti e il suo appello.
Carlo Iannelli è un avvocato e un esperto, avendo ricoperto diversi incarichi proprio in ambito ciclistico; denuncia irregolarità (come la totale assenza delle disposizioni di sicurezza nel tratto di strada in cui è avvenuto il fatto), lamenta la mancanza di attività di indagine da parte dei carabinieri intervenuti a seguito dell’incidente e contesta la testimonianza del giudice di gara.
Un breve video, registrato con un cellulare e consegnato ai magistrati, documenta quei drammatici secondi. Autore del video, sarebbe il responsabile della struttura tecnica del comitato regionale piemontese.
La morte di Giovanni – ci dice Carlo Iannelli – non può restare senza risposte e, soprattutto, occorre cambiare le cose per evitare altri incidenti mortali.
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2022-05-28 18:40:13
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