Sono passati diversi giorni dalla «tragedia sulla Marmolada» e l’onda emotiva appare cessata. L’interesse mediatico e collettivo sono ormai andati oltre e, col passare delle settimane, la memoria si perderà. Verrà ricordato quanto accaduto in occasione degli anniversari, lo ricorderanno sempre i familiari delle vittime. Ma questo Paese senza memoria ancora una volta si commuove all’istante e altrettanto repentinamente non si muove.
Quando l’Italia sia un Paese senza memoria, in balìa di narrazioni mediatiche e pubbliche di comodo e a comando lo dimostrano due dati incontrovertibili: qualsiasi avvenimento non ha mai responsabili, è sempre colpa del fato o di entità (sovra)naturali e viene sempre presentato come una tragedia unica, mai avvenuta prima. Sulle montagne non è così, di tragedie negli anni e nei decenni ne abbiamo avute tante.
E se sulla Marmolada sarà solo il tempo a fornirci eventuali risposte (ma serviranno ad evitare future «tragedie»? a capire se e come attivarsi prima?
Ci permettiamo di essere a dir poco scettici) il recente passato di questo Paese senza memoria ci restituisce altre «tragedie», la cui memoria dovrebbe essere scolpita nella pietra ma così non è per le papere mute a comando di cui questo Paese è impestato.
In questi giorni nuove perizie sono in corso per la valanga che a Rigopiano travolse l’albergo Rigopiano-Gran Sasso Report uccidendo ventinove persone. Sono passati cinque anni e oltre sei mesi. E siamo sempre e soltanto al punto di partenza o quasi. La verità giudiziaria, se mai ci sarà, è compito dei tribunali e nulla si vuol esprimere oggi sulla sua ricerca. Perché esistono altri fatti, altre responsabilità, altre incontrovertibili verità che sono scolpite nella realtà da quei giorni. Rimosse dalla memoria del Paese senza memoria e, per questo, scandalo dei benpensanti e delle suddette papere, non dobbiamo mai dimenticarle e sempre ricordarle.
Avvocata Wania Della Vigna: «i morti non sono colpa dei terremoti ma dei comportamenti umani» (5 aprile 2020)
Sta seguendo anche i processi per la tragedia di Rigopiano che stanno avendo uno stop per l’emergenza dovuta al coronavirus. Una tragedia in cui, dopo una sottovalutazione iniziale, la risposta delle istituzioni non sembra apparsa all’altezza della situazione. A che punto siamo a livello giudiziario e può esserci questo confronto con l’emergenza di questi mesi?
«Si dovrà celebrare un’udienza ad inizio luglio, saremo probabilmente tra giudici, avvocati e parti civili all’incirca 150 persone. Mi auguro si possa celebrare senza criticità, significherà che abbiamo superato l’incubo coronavirus, però sarà necessario valutare quanto succederà in queste settimane e probabilmente tenere conto del rischio di assembramenti.
Le previsioni del tempo già dal 6 gennaio – abitando ad Arsita, come accennavo prima, le seguivo costantemente – già anticipavano le possibilità di una abbondante nevicata. Il lunedì prima della tragedia me ne andai con la famiglia da Arsita, tornando da L’Aquila notammo che le strade già stavano diventando impraticabili e le previsioni indicavano la possibilità di una precipitazione nevosa nel mio paese di 3 metri e mezzo. Questa banale attenzione che ho avuto io da cittadino come è possibile che non l’hanno avuta i responsabili dell’incolumità e della sicurezza pubblica? Le indagini coinvolsero da subito vari livelli istituzionali, dal sindaco di Farindola alla Provincia (la strada era provinciale) di Pescara fino alla prefettura, e quindi il Ministero dell’Interno, e la Regione Abruzzo.Durante le indagini la Procura contestò un possibile depistaggio al prefetto, già coinvolto nel filone principale, e ad altri dirigenti della Prefettura per telefonate con richiesta di soccorso arrivate nella mattina e che sarebbero state fatte sparire. Questo filone potrebbe essere oggetto di un processo separato o essere accorpato al principale».
Forum dei Movimenti per l’Acqua (21 gennaio 2017)
Gioiamo e speriamo per Rigopiano e ammiriamo i soccorritori che stanno rischiando la vita sul campo per proteggere la popolazione.
Non possiamo però tacere che da cinque giorni centinaia di migliaia di persone sopravvivono a temperature polari senza energia elettrica e riscaldamento. Spesso senza acqua. A volte anche senza telefononia. E di ciò va chiesto conto ai gestori #TERNA e #ENEL.
Ancora una volta in Italia assistiamo allibiti e furenti a un generale e complessivo fallimento delle istituzioni, a partire dal sistema organizzativo della #ProtezioneCivile e dalla #Regione che hanno dimostrato di non essere in grado di affrontare emergenze di questo tipo nonostante l’arrivo della fortissima perturbazione fosse nota almeno con cinque giorni di anticipo e l’inverno in generale non possa certo essere considerato un evento imprevedibile. Ed è cento volte più disarmante misurare l’abisso che sta tra l’impegno commovente di tanti lavoratori e volontari e l’impreparazione o la superficialità di troppe persone inadatte a ricoprire posti nelle catene di comando. Tra l’altro in alcuni territori come l’Alto vastese l’emergenza andava avanti già dalla perturbazione dell’Epifania, con centri isolati e un primo blackout di proporzioni abbastanza gravi.
A mero titolo di esempio, il #Forum H2O abruzzese stesso aveva scritto un’email alla Segreteria del Ministro per lo Sviluppo Economico, da cui dipendono le infrastrutture energetiche elettriche, lunedì scorso alle 12:04 segnalando i gravissimi blackout che si stavano verificando. La situazione poi è esplosa, con quasi mezzo milione di persone senza energia elettrica.
Per giorni si è andati avanti con pochissimi mezzi adeguati alla nevicata ampiamente prevista (le previsioni meteo avevano dato 2-3 metri di accumuli). Abbiamo visto importanti soggetti istituzionali intenti per due giorni ad improvvisare interlocuzioni dirette con i cittadini tramite Facebook (Facebook!) interponendosi tra questi ed Enel. Peccato che ci fosse quasi mezzo milione di persone senza energia e riscaldamento.
Alcuni stralci articolo pubblicato sul sito di TeleJato
https://telejato.it/cronaca/abruzzo-valanghe-seveso-megadiscariche-e-altro/





