Luana Ilardo ha trasformato la sua battaglia, il suo dolore e le sue denunce in un generoso impegno collettivo. Andando oltre il particulare, che troppo spesso impesta anche il mondo «antimafia» (vero, presunto o supposto), schierandosi e sostenendo altri familiari, altre lotte, magistrati con la schiena dritta, cittadini, attivisti e chiunque non si sia mai voluto arrendere all’oppressione e alla violenza di sistemi criminali.
È uno dei tratti che la accomunano, tra gli altri, ad un’altra persona che è nostra compagna di viaggio, le cui denunce, lotte e battaglie – di vita in primis – abbiamo pubblicato spesso su queste pagine: Ilaria Di Roberto.
La vicenda di Ilaria, le violenze subite e le persecuzioni, il suo percorso di rinascita, le sue denunce e riflessioni che sono andate molto oltre la sua sola vicenda personale donando lo sguardo e il cuore su tante, troppe, donne che cercano di sopravvivere all’oppressione criminale più antica della storia (dis)umana sono al centro di nostri articoli, sue riflessioni e diverse videointerviste. Le vessazioni e le persecuzioni contro Ilaria, da noi ripetutamente denunciate, sono proseguite anche in questi ultimi mesi.
Continuano a cercare di renderle la vita impossibile e la sua quotidianità è segnata in maniera opprimente da una «piccola città» a cui i primi versi della canzone di Guccini calzerebbero a pennello. Quanto sta vivendo e subendo, soprattutto subendo, Ilaria Di Roberto, affidandosi ancora alla musica si potrebbe descrivere con alcuni versi di una canzone del gruppo romano Assalti Frontali
«nella città che puzza da morire
la gente che resiste qui rischia di impazzire
un po’ d’aria, voglio una boccata d’aria
un po’ d’aria, cerco una boccata d’aria
nella città che puzza da morire
la gente che resiste qui rischia di impazzire
un po’ d’aria, voglio una boccata d’aria
un po’ d’aria, prendo una boccata d’aria…»
Rimandiamo alla lettura e all’ascolto delle sue parole, e ai nostri e suoi articoli, per ribadire ancora una volta quanto avviene contro di lei. Ora, necessario e doveroso più che mai.
La necessità di cambiare luogo (e che sia una donna sopravvissuta a subire, ad essere perseguitata fino a renderle la vita impossibile e costringerla ad andarsene dovrebbe far riflettere sul mondo patriarcale che ingabbia oggi come da millenni) l’ha portata a pubblicare questo video appello di lancio di una campagna di raccolta fondi e per trovare una casa in Campania così da poter lasciare Cori.





