Villa del Fuoco, più nota come Rancitelli, periferia di Pescara. Un angolo di città considerato simbolo del degrado e della criminalità, una sorta di ghetto a pochi passi dai salotti buoni. Questa è la letteratura imperante ormai da decenni, perpetrata e portata avanti da tanti. Troppi.
Una lettura auto assolutoria e fintamente fatalista – «non si può far nulla, è sempre stato così» – e realmente vigliacca, comoda.
Perché se nulla può cambiare, se nulla si può fare, allora si deve accettare, far finta di non vedere, lasciare campo libero alla gentaglia più violenta, cruenta, criminale, indegna. Ma così non è. Perché le periferie sono abitate da una dignità, un coraggio, una vita che i supposti salotti buoni, che l’alta borghesia, che i colletti bianchi, i materassi di piume (come li chiamava De André) non sanno neanche che esiste.
Villa del Fuoco resiste, si oppone, denuncia, si espone con coraggio, onestà e forza. Cittadini abbandonati dall’asocietà vigliacca ed imbelle ma che non hanno mai chinato la testa. E denunciano. Pagandone troppo spesso prezzi alti. Qui nel 2019 ad una cittadina fu incendiata un’auto, il vicepresidente del Consiglio Regionale Domenico Pettinari (Movimento 5 Stelle) promosse una manifestazione in solidarietà con la cittadina. Il bis nell’agosto successivo quando fu incendiata l’auto di un attivista del comitato “Per una nuova Rancitelli” che lanciò una campagna di sottoscrizione a sostegno, come riportarono alcuni nostri articoli dell’epoca.
Qui il mondo dello spaccio uccise a Capodanno 2020, erano i primi giorni del cammino di WordNews e subito iniziammo a documentare, denunciare, non dare nessuna tregua a questa gente. Senza mai smettere. Da questo ventre criminale partirono gli assassini di Rigante, Cagnetta e del maresciallo Di Resta.
Da qui passa il narcotraffico che inonda la “Pescara bene”, complice, connivente e cliente, di droghe. L’ultima inchiesta, non certo la prima e probabilmente non sarà l’ultima, è delle scorse settimane. Le rotte di parenti ed affini giungono in altri territori, Campania, Puglia, Roma, Ostia, provincia di Latina e tante altre. L’abbiamo scritto quest’estate,
lo abbiamo scritto e ribadito in passato, lo continueremo a fare e lo urliamo anche in quest’articolo: a Roma e Latina questi soggetti a cui non va riconosciuta nessuna dignità perché non ne hanno e mai lo avranno sono considerati mafie, qui tutto è considerato normale e si accetta e tace. C’è chi non lo fa, in prima fila pochi coraggiosi in tutta la Regione soprattutto onesti e coraggiosissimi cittadini come ci sono a Villa del Fuoco.
Video integrale qui https://www.facebook.com/watch/?v=218824516364006
Le loro rotte sono simili a quelle del denaro che corrompe ed infetta il tessuto economico e sociale. Anche qui, la cronaca delle ultime settimane è esemplare: solo negli ultimi due mesi altrettante inchieste che portano a capitali della ‘ndrangheta e del clan Santapaola-Ercolano.
Qui, nel famigerato Ferro di Cavallo, sono stati aggrediti Brumotti più volte e Daniele Piervincenzi e David Chierchini. Qui la stampa fu definita terrorista ed infame nel maggio di due anni fa quando ci fu chi (noi compresi, ripetutamente) denunciò il focolaio di covid19 dopo un funerale a Campobasso scoppiato a Vasto. Ci furono notizie di possibili contagi a Lanciano e nella stessa Rancitelli.
Prima di proseguire, nella seconda parte di quest’articolo, con il ribadire la nostra denuncia, rabbia ed indignazione – e dare voce alla denuncia degli ultimi atti di violenta intimidazione contro cittadini onesti e coraggiosi in via Rigopiano a Pescara da parte del vicepresidente del consiglio regionale Domenico Pettinari (Movimento 5 Stelle) – rimandiamo per dettagli e approfondimento alla lettura degli articoli i cui link pubblichiamo in calce.
Ribadendo che siamo ormai stanchi delle chiacchiere morte, delle cerimonie e delle belle parole di chi ogni giorno è complice e se la fa sotto di fronte a queste bestie immonde. Che vanno cacciati dal loro furto dei diritti dei più deboli, combattuti senza dar loro tregua, isolati, braccati, combattuti senza respiro. Come disse don Max, il parroco di Rancitelli, anni fa costruiscono ogni giorno una realtà criminale “grave come un tumore al cervello”.





