Prevenzione. Quante volte sentiamo questa parola? Quante campagne informative e di sensibilizzazione vengono lanciate a livello nazionale e locale dalle istituzioni? In quante trasmissioni si invitano i cittadini a curare la propria salute e sottoporsi ad esami diagnostici? Tantissime, sterminato è l’elenco. Il cittadino deve essere responsabile, deve essere attivo, deve fare… deve, deve, deve.
E se non fa diventa una colpa o quasi, responsabilità sua. Il cittadino è caricato, ma chi carica il caricante? Esiste, o meglio dovrebbe esistere, una sanità pubblica. Se il cittadino deve rivolgersi a qualcuno quel qualcuno dovrebbe essere pronto e disponibile ad accogliere.
La sanità pubblica, eredità di personaggi illustri e nobili come Tina Alsemi, è un diritto fondamentale di ogni cittadino, riconosciuto e tutelato dalla Costituzione italiana – quella Costituzione celebrata come la più bella del mondo ovunque, da chiunque, persino sul palco del festival di Sanremo, e poi nella realtà reale sappiamo fin troppo bene cosa invece accade – e da leggi. Quelle leggi che dovrebbe tutelare i più deboli, i più fragili, i meno garantiti. Questa la teoria, la pratica la conosce ogni cittadino. E tante volte l’abbiamo raccontata. Anche riferendosi all’Abruzzo.
Tanti fatti, quel che vivono (e subiscono) i cittadini abruzzesi, nel livello lì dove i loro diritti dovrebbero essere tutelati. Ancor di più quando sono malati, fragili, più deboli.
Questa è la sanità abruzzese anni dopo la fine del commissariamento e a quindici anni da sanitopoli. Nella regione in cui da decenni si continuano a sbandierare annunci di prime pietre di nuovi ospedali (Vasto, 1986) mentre abbiamo avuto scandali, polveroni, project financing tra Chieti e Pescara e chi più ne ha più ne metta.
Attraversando prima, seconda, terza repubblica e tutti i centridestri e mancini che si sono intervallati allo sgoverno della regione.
Cambiano i colori, cambiano le casacche, cambiano (ma non troppo) i volti dei padroni del vapore(tto) ma siamo ancora qui. Il mai da compiangere zio Remo anche con la costruzione degli ospedali dominò per decenni, sugli ospedali e la sanità tutti si son fatti campagne elettorali – sul già citato nuovo ospedale di Vasto raccogliendo tutti gli annunci e le promesse si potrebbe riempire un libro e con le prime pietre colmare il Mediterraneo – sanitopoli è nella storia e sono cronache di questi anni nipoti e pronipoti. In tutto questo paga Pantalone, pagano i cittadini, scontano le pene (altrui) i più deboli.
Cosa vive una persona, anche ormai avanti con gli anni e molteplici patologie, se si ritrova ad avere ulteriori delicati problemi di salute in provincia di Chieti? Problemi che possono interessare vari organi, tra i più delicati sicuramente stomaco ed intestino. Per i quali, oltre a rivolgersi ad esperti, possono essere necessari esami specialistici. Tra cui la Colon TAC.
Tra le difficoltà di una medicina territoriale, già messa a dura prova dal Covid, e l’annuale problema delle lunghe liste d’attesa arriva il giorno dell’esame. Referto previsto entro dieci giorni. La paziente attende e, passato il periodo previsto, prova a contattare il reparto – Ospedale di Lanciano – in cui si è svolto l’esame. Invano. Alla fine un familiare si reca direttamente, visto il non riuscito contatto telefonico, e arrivano le spiazzanti scoperte. L’addetta è assente, per gravi motivi personali, e in alcune ore della mattina lo sportello viene aperto da persona proveniente dal CUP. Si è arrivati all’Ospedale di Lanciano seguendo gli orari indicati sul foglio per il ritiro del referto. Che non corrispondono a quelli attuali perché lo sportello chiude con due ore di anticipo. E fuori orario non sarebbe possibile accedere al sistema informatico dedicato. Viaggio a vuoto quindi dopo decine di chilometri in auto.
Cosa fare a questo punto? Ci si rivolge all’Ufficio Relazioni con il Pubblico e solo dopo un lungo giro si riesce a parlare con una dottoressa e si viene a capo di qualcosa. Ma per avere l’intero referto saranno necessari almeno, sperando nella fine del periodo critico, almeno altri dieci giorni. La totale disponibilità, professionalità e profonda umanità di infermieri, impiegate e dottoresse sono importanti virtù. Che meritano rispetto e gratitudine. Ma, purtroppo, le difficoltà della mancanza di personale e le criticità attuali possono essere risolutive – nonostante il loro impegno – fino ad un certo punto. Uno stato critico che mette in difficoltà anche il personale sanitario stesso e che è nato diversi giorni fa. Cosa potrebbe accadere ad una persona anziana, sola, non automunita e senza familiari che possano impiegare anche più di mezza giornata per recarsi personalmente in ospedale? Se il referto fosse necessario per una persona con patologie gravi?
Sanità allo sbando e depotenziamento della medicina territoriale. È la denuncia, con particolare attenzione ad un altro ospedale (Chieti) e al presidio di Guardiagrele della deputata del Movimento 5 Stelle Daniela Torto.
La parlamentare abruzzese ha annunciato un’interrogazione parlamentare su quanto sta accadendo. Questo il comunicato in cui denuncia la situazione e le responsabilità dell’attuale sgovernatorato.
ABRUZZO, TORTO (M5S): SANITA’ ALLO SBANDO, CENTRODESTRA INERME
Il centrodestra che governa la Regione Abruzzo ha messo in ginocchio la nostra medicina territoriale. In particolare, il territorio di Chieti risulta fortemente penalizzato: sono ormai tre anni che il distretto sanitario di Chieti Scalo è chiuso, passo dopo passo importanti servizi ospedalieri sono stati spostati altrove, mentre venivano depotenziati i presidi sanitari teatini. Una strategia precisa, che risponde a interessi politici che nulla hanno a che vedere con il bene e la salute dei cittadini. I cittadini hanno bisogno di medici, di una risposta immediata nell’emergenza e di strumenti per poter fare esami medici vicino casa e in tempi brevi, mentre il centrodestra regionale – con il supporto decisivo del governo centrale – sta distruggendo i presidi sanitari delle aree interne, costringendo le persone a viaggi che superano anche 100 km per ottenere delle semplici prestazioni sanitarie. Tutto ciò è intollerabile. Un’inspiegabile disparità di trattamento da parte di un centrodestra più interessato ad aiutare i propri amici che a lavorare per il bene del territorio”. Così Daniela Torto, deputata abruzzese e capogruppo M5S in commissione Bilancio alla Camera.
“Se il governatore Marsilio e Giorgia Meloni vogliono affossare la sanità teatina a favore di altre realtà, lo dicano chiaramente. Così non si fa altro che penalizzare i cittadini che hanno diritto a un’assistenza sanitaria all’altezza delle aspettative sia in termini qualitativi che di tempi.
L’indebolimento dell’ospedale clinicizzato di Chieti è aggravato dalla chiusura o dal depotenziamento di strutture sanitarie delle aree interne, come ad esempio Guardiagrele. Voglio ricordare che Guardiagrele è un punto di riferimento dell’area interna chietina e che sarebbe stato auspicabile, in fase di presentazione della rete ospedaliera, destinare a Guardiagrele un ospedale di area disagiata per una popolazione che supera i 40 mila abitanti.
Per questo ho deciso di presentare un’interrogazione parlamentare in merito alla situazione dell’ospedale di Guardiagrele. Il governo Meloni si impegnerà per dare ai cittadini e al territorio quelle infrastrutture e quei servizi che meritano e attendono da anni? Oppure continuerà a promettere miracoli, salvo poi continuare ad abbattere, uno ad uno, ogni presidio sanitario del territorio? Noi del Movimento 5 Stelle continueremo a batterci al fianco dei cittadini, degli operatori sanitari e di tutti coloro che sono in prima linea per chiedere che il nostro territorio non venga completamente abbandonato”, conclude Torto.




