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La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/52

by Redazione Web
7 Luglio 2023
in Mafie
Reading Time: 17 mins read
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«Mio figlio non voleva diventare il medico della mafia. Si è rifiutato ed è stato ammazzato.»

Angela Manca, WordNews.it, 2022 (Per approfondimenti CLICCA sul link a sinistra)

Hanno ammazzato una persona perbene perchè aveva riconosciuto il boss latitante di Cosa nostra. Lo hanno fatto nella totale impunità, grazie alle coperture istituzionali. Le stesse coperture che hanno utilizzato per versare fiumi di sangue. Da Portella della Ginestra (1947) in poi.

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- Il massacro di Attilio Manca: un omicidio di Stato-mafia (Per approfondimenti CLICCA sul link a sinistra)

LA MORTE VIOLENTA DI ATTILIO MANCA. La famiglia Manca, come tante altre famiglie italiane, merita uno spazio fisso sugli organi di informazione. Su queste vicende vergognose bisognerebbe aprire una "finestra" fino alla definitiva risoluzione del caso. Noi, insieme a pochi altri, ci siamo. E facciamo nostra la convinzione del poeta Pasolini. Continueremo a battere sempre sullo stesso chiodo. E, sicuramente, non ci fermeranno per stanchezza.

WordNews.it, 2022 (Per approfondimenti CLICCA sul link a sinistra)

 

- IL MASSACRO MAFIA-STATO: Attilio Manca è stato ucciso per coprire una latitanza

 

11.4 Il Convento di Sant’Antonio da Padova

Nel 2005 una fonte confidenziale segnalava a personale della Sezione Anticrimine dei Carabinieri di Messina la possibilità che, nei periodi di maggiore pressione degli organi giudiziari nella città di Palermo, il boss latitante Bernardo Provenzano potesse nascondersi nella città di Barcellona Pozzo di Gotto, presso il Convento di Sant’Antonio da Padova, dove avrebbe potuto contare sull’assistenza di un non meglio indicato frate.

In data 18 maggio 2005, pertanto, la stessa Sezione Anticrimine decideva di operare un servizio di osservazione avente ad oggetto il Convento di Sant’Antonio da Padova.

Tra le frequentazioni accertate emergeva quella di un soggetto, titolare di omonima impresa individuale con sede a Bagheria (PA), esercitante l’attività di autotrasporto merci per conto terzi. Grazie alle indagini condotte dalla Sezione Anticrimine dei Carabinieri di Palermo, si accertava che il predetto aveva frequentato il Consorzio artigiano sud tir (riconducibile a Morreale Onofrio, capomafia di Bagheria) in data 17 maggio 2002. Era inoltre emerso che, in data 02.06.2001, alle ore 05:46,il medesimo era stato controllato proprio in Barcellona Pozzo di Gotto a bordo di un’autovettura intestata a Gitto Mario, unitamente a Triolo Giuseppe, Guttuso Antonino e, in particolare, con Provenzano Salvatore, autotrasportatore e cugino di Provenzano Giorgio, a sua volta più volte controllato in Bagheria in compagnia del noto Scianna Gioacchino, fratello di Scianna Giacinto, ritenuti importanti elementi della famiglia mafiosa di Bagheria.

Deve evidenziarsi che Triolo Giuseppe risulta essere stato coimputato, per il reato di associazione mafiosa, di Rosario Pio Cattafi e altri capimafia barcellonesi nel terzo grande processo alla mafia di Barcellona Pozzo di Gotto, denominato Gotha 3 e che Onofrio Morreale e' lo stesso soggetto sul quale riferì Stefano Lo Verso e che si occupò specificamente della latitanza di Bernardo Provenzano e delle esigenze sanitarie del capomafia corleo­nese.

L’attività di indagine posta in essere nell’ambito dell’inchiesta «Grande Mandamento», inoltre, aveva evidenziato la frequentazione del Convento di Sant’Antonio da Padova di Barcellona P.G. da parte del frate Ferro Salvatore Massimo. Come evidenziato dalla relazione della 1 Sezione del I Reparto del R.O.S., Ferro Salvatore Massimo è «uno dei cinque fratelli Ferro, figli del capomafia agrigentino Antonio, deceduto, storicamente legato da vincoli fiduciari al latitante Bernardo Provenzano, e dunque nipote di Ferro Salvatore (fratello di Antonio), il quale, imputato di associazione mafiosa nel c.d. processo “Grande Oriente”, dopo essere stato condannato in primo grado, è stato assolto in appello e poi, in via definitiva, dalla Corte di Cassazione».

Salvatore Ferro fu anche uno dei partecipanti, insieme con il collaboratore Luigi Ilardo, al summit di Mezzojuso del 31 ottobre 1995, presieduto da Bernardo Provenzano.

Per approfondimenti: 

L'INTERVISTA al colonnello dei carabinieri Michele RICCIO

Prima parte: «Dietro alle bombe e alle stragi ci sono sempre gli stessi ambienti»

Seconda parte: Riccio: «Mi ero già attrezzato per prendere Bernardo Provenzano»

Terza parte: «Non hanno voluto arrestare Provenzano»

Quarta parte: Riccio: «L’ordine per ammazzare Ilardo è partito dallo Stato»

 

Nel 2005 tre dei fratelli Ferro, Giuseppe, Roberto e Gioacchino erano stati colpiti da fermo di indiziato di delitto emesso dalla procura della Repubblica di Caltanissetta (in collegamento con quella di Palermo) nell’operazione c.d. Grande Mandamento, in quanto ritenuti «anelli fondamentali della catena comunicativa con la quale il Provenzano smistava le proprie direttive scritte in direzione delle province mafiose di Caltanissetta ed Agrigento, consentendogli di mantenere e gestire il ruolo di vertice dell’associazione mafiosa».

Si ritiene a tal fine utile, per meglio comprendere il collegamento tra la famiglia Ferro di Canicattì e Bernardo Provenzano, riportare parte della nota informativa con la quale la 1^ Sezione del I Reparto del R.O.S. chiedeva alla procura della repubblica di Palermo l’attivazione di intercettazioni delle utenze in uso al frate Ferro Salvatore Massimo: « …le attività di indagine hanno consentito di ricostruire in maniera certa e consolidata uno dei meccanismi comunicativi che per anni ha garantito la trasmissione di messaggi con il latitante Bernardo Provenzano. Tale meccanismo può essere sinteticamente illustrato nei seguenti termini:

– con regolare periodicità, e quindi senza necessità di concordare appuntamenti, se non in rari eccezionali casi, Martorana Salvatore riceveva presso la propria azienda agricola sita in Vittoria (RG), alcuni messaggi scritti destinati al latitante, che gli venivano consegnati dai fratelli Ferro Giuseppe, Ferro Gioacchino e Ferro Roberto;

– tali messaggi venivano prelevati da Pinello Giuseppe o Virruso Giuseppe che appositamente, da Casteldaccia (PA), si recavano in Vittoria (RG), attuando anche in tal caso il sistema della cadenza regolare degli incontri, al fine di evitare, se non in rari eccezionali casi, contatti telefonici funzionali alla definizione dell’appuntamento; in occasione dei loro “viaggi” in Vittoria (RG), il Pinello ed il Virruso prelevavano la “posta” dei Ferro destinata al Provenzano e contestualmente consegnavano al Martorana la posta proveniente dal Provenzano e destinata ai Ferro;

– al loro rientro in Casteldaccia, Pinello e Virruso, facevano pervenire i “pizzini” a Bagheria (il cui circuito comunicativo era gestito da Morreale Onofrio, Bartolone Carmelo, Lentini Emanuele ed in alcuni casi da DI FIORE Giuseppe), per l’ulteriore inoltra a Bernardo Provenzano».

 

 

L'INTERVISTA ALL'ON. STEFANIA ASCARI 

- Omicidio Manca: «In questa storia ci sono anche gli apparati deviati dello Stato»

L'INTERVISTA AD ANTONIO INGROIA

- CASO MANCA. Ingroia: «L'Antimafia ha fotografato i fatti acclarati: un omicidio di mafia e di Stato»

 

 

LE PRECEDENTI PUNTATE:

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/1

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/2 

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/3

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/4

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/5

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/6

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/7

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/8

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/9

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/10

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/11

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/12

– La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/13

– La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/14

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/15

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/16

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/17

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/18

– La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/19

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/20

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/21

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/22

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/23

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/24

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/25

– La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/26

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/27

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- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/49

- La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/50

– La morte violenta per proteggere la Trattativa Stato-mafia/51

 

- Il massacro di Attilio Manca: un omicidio di Stato-mafia

- Senso di rabbia ed indignazione

- IL MASSACRO MAFIA-STATO: Attilio Manca è stato ucciso per coprire una latitanza

 

 

- Ma era ancora il Capo di Cosa nostra?

- Parla Ingroia: «Matteo Messina Denaro si è fatto arrestare»

- «Il gelataio Baiardo è il messaggero dei Graviano»

- «Restano delle ombre», così l’On. Ascari si esprime sull’arresto di Matteo Messina Denaro

- Arresto Messina Denaro, parla Ravidà: «Ho paura che possa accadere qualcosa di brutto in questo Paese»

- «L'arresto di Messina Denaro è una sceneggiata»

- Matteo Messina Denaro, parla Sonia Alfano: «La politica si occupi seriamente di lotta alla mafia»

- Dopo l'arresto di Messina Denaro: «Faccia i nomi delle coperture politiche ed istituzionali che hanno garantito la sua latitanza»

- ANTEPRIMA/1. Le parole della signora Manca (madre di Attilio): «Mio figlio non voleva diventare il medico della mafia. Si è rifiutato ed è stato ammazzato.»

 

IL CASO MANCA: vergogna di Stato

LA SECONDA PARTE (Video) - IL CASO MANCA. Un Paese immerso nelle Trattative

- IL CASO MANCA, la seconda parte

- Borsellino sul caso Manca: «Gli stessi assassini di mio fratello Paolo»

- IL CASO MANCA, la seconda parte

- IL CASO MANCA – Una storia tra mafia e Stato corrotto.

 

LA PRIMA PARTE (Video) - Attilio Manca è Stato ucciso

- IL CASO MANCA. Le novità che potrebbero riaprire il caso

- Morte di Attilio Manca, arriva l’assoluzione per Monica Mileti

- Omicidio Attilio Manca: un pezzo di Trattativa Stato-mafia

- Il massacro di Attilio Manca: la relazione (di maggioranza) sulla morte dell'urologo siciliano

- Attilio Manca: la Relazione sulla sua morte

– Il massacro di Attilio Manca. Chi è Stato?

- Attilio Manca suicidato per salvare Bernardo Provenzano

- CASO ATTILIO MANCA: parla il collega Simone Maurelli

- E se Attilio (Manca) fosse tuo fratello?

- Caso Manca: i pentiti parlano, lo Stato tace. Intervista alla madre Angela

- Attilio Manca: da chi è Stato "suicidato"?

 

– Il pentito: «Matteo Messina Denaro è un pezzo di merda. Voglio parlare con Di Matteo»

 

- C'è un patto tra Stato e mafia? Per l'On. Aiello: «Non si vogliono guastare gli equilibri»

- Cimarosa: «I figli non possono pagare gli errori dei padri»

- «Le persone sono più coraggiose a Castelvetrano»

- «Abbiamo bisogno della vera Antimafia, non quella da passerella»

- Ci restano le monete

- La sagra dell'ipocrisia

 

- A cosa serve commemorare?

- 30 anni dopo: la benedizione sui candidati dei condannati per mafia

- Un Paese al contrario

 

L'INTERVISTA a Salvatore Borsellino

PRIMA PARTE. «Borsellino: «gli assassini di mio fratello sono dentro lo Stato»

SECONDA PARTE. «Chi ha ucciso Paolo Borsellino è chi ha prelevato l’Agenda Rossa»

TERZA PARTE. Borsellino «L'Agenda Rossa è stata nascosta. E' diventata arma di ricatto» 

 

L'INTERVISTA al colonnello dei carabinieri Michele RICCIO

Prima parte: «Dietro alle bombe e alle stragi ci sono sempre gli stessi ambienti»

Seconda parte: Riccio: «Mi ero già attrezzato per prendere Bernardo Provenzano»

Terza parte: «Non hanno voluto arrestare Provenzano»

Quarta parte: Riccio: «L’ordine per ammazzare Ilardo è partito dallo Stato»

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