Due anni, due mesi e quattro giorni dopo i festeggiamenti in onore della Madonna dei Miracoli, quando fu brutalmente picchiato in piena notte un esercente, Casalbordino ancora una volta torna ad animare la violenta cronaca. Sporcato da un gravissimo episodio, anche stavolta, un giorno di festa.
Ad ora di pranzo il 15 agosto un carabiniere è stato aggredito. Le cronache delle ore successive riportano “da una persona di etnia rom”.
Cosa questo significhi in questo lembo d’Abruzzo, e in tutta la Regione, è lapalissiano e l’abbiamo riportato e denunciato tantissime volte in questi oltre tre anni. Il ventre violento d’Abruzzo è ben conosciuto, sono ben conosciute le sue parentele e collegamenti, e i cognomi fin troppo diffusi.
Animano la cronaca, che si tratti di violenze di strada o reati come spaccio, estorsione, usura ed altri, i protagonisti hanno quasi sempre cognomi ben consolidati. E, come per la prima volta riportammo già nel gennaio 2020, la loro presenza nelle strade, nelle piazze, nei locali ha pesi ben precisi e forti. Dinamiche che questo territorio, Sand’Andonio accetta tutto silente, omertoso e vigliacco, conosce e che negli anni si stanno consolidando sempre più.
Il 15 agosto il carabiniere in servizio a Casalbordino è stato aggredito intorno alle 13.30/14.00 in via Miracoli, una strada che costeggia la caserma del paese, durante il controllo del rispetto di una misura restrittiva.
Ulteriori dettagli sono stati diffusi nella serata del 15 agosto dalla TGR-Rai Abruzzo: l’uomo accusato dell’aggressione, 35enne con precedenti, avrebbe tentato di fuggire ed è stato arrestato in flagranza dopo pochi minuti mentre altri tredici sono stati denunciati. Nostre fonti in paese ci hanno riportato che il carabiniere, quindici giorni la prognosi dei sanitari del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Pio di Vasto, sarebbe stato colpito alla nuca ripetutamente con pugni.
Una dettagliata ricostruzione è stata pubblicata dal quotidiano Il Centro il 17 agosto. «La movimentata sequenza che ha portato l’appuntato in ospedale è avvenuta attorno alle 13 del giorno di Ferragosto. Mentre S.D.R. era con i familiari a casa della madre, sono arrivati tre carabinieri della stazione di Casalbordino per i controlli sul rispetto dei provvedimenti adottati dal tribunale di sorveglianza di Pescara nei confronti di un parente del rom sottoposto a detenzione domiciliare. Fatto il controllo, i carabinieri si sono avviati verso l’ingresso della casa. I tre militari erano ancora sulla porta quando S.D.R. si è avvicinato ai carabinieri e ha iniziato a colpire con schiaffi e pugni uno di loro. Non contento gli ha sferrato un calcio sullo stinco della gamba destra, facendolo cadere. Subito dopo l’uomo si è allontanata urlando insulti contro i militari. Un collega dell’appuntato ha subito richiesto rinforzi. Sul posto sono arrivate altre quattro pattuglie di carabinieri della compagnia di Ortona. S.D.R., per nulla turbato ha continuato a ripetere le minacce: «Vi sparo a tutti. Io in caserma non ci vengo, non mi muovo da qui», sono alcune frasi pronunciate dal 35enne. I carabinieri sono riusciti comunque a bloccare l’uomo e a caricarlo in macchina. Diversi passaggi sono avvenuti per strada, in via dei Miracoli, e in presenza di diverse persone. Altri rom hanno inveito contro gli appartenenti all’Arma. Uno di loro però, resosi conto della gravità dell’accaduto, ha fornito all’appuntato la prima assistenza, facendolo sedere su una sedia e tamponando il suo volto tumefatto con del ghiaccio.
Alla giornalista della Rai, Roberta Mancinelli, hanno affermato di essere stati loro provocati dai carabinieri, in presenza di bambini, e di essersi solo difesi. La parola provocazione, sinceramente, fa tornare alla mente ben altri episodi degli anni, contro cittadini onesti ed inermi, persone ed esercenti che hanno avuto l’unica sfortuna di incontrare certi soggetti. Provocazione è quanto accaduto durante il lockdown, provocazione (nei confronti della società intera) sono feste di quasi dodici ore – come accaduto nelle scorse settimane – per festeggiare la fine della detenzione di uno di loro trattato come fosse un perseguitato.
Provocazioni sono i loro fuochi d’artificio, la presenza quasi da check point nelle strade e nelle piazze, l’ostentazione volgare e arrogante Casamonica style. Il nostro archivio riporta uno sterminato elenco di “provocazioni”, di fatti, di interrogativi, di denunce e di sdegno. Rimandiamo a quanto già evidenziato e sottolineato in decine di articoli ogni riflessione. Esprimiamo, in conclusione , la nostra solidarietà all’Arma dei Carabinieri e al militare ferito.
In sede di udienza di convalida del fermo, aggiornata al 30 settembre, su richiesta del pm Silvia Di Nunzio, è stato disposto per il 35enne il divieto di dimora in Abruzzo e Molise. Due anni fa, dopo l’aggressione del 10 giugno, un secondo episodio e la violazione di un provvedimento di divieto di ingresso in esercizi pubblici, fu disposto il divieto di dimora in provincia di Chieti per il rom accusato di tali fatti. Dopo alcuni mesi il provvedimento ci risulta essere stato ritirato, così come analoghi provvedimenti su Vasto. Adesso il legale del 35enne ha presentato istanza di revisione al Tribunale del riesame. Si finirà nella stessa maniera? Ci sono riflessioni sulla gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica, e sulla tutela della cittadinanza e della legalità, che come abbiamo già sottolineato oltre un anno fa dovrebbero essere poste. E chi è deputato a determinati incarichi e responsabilità assumersele fino in fondo.




