Campobasso – In un’aula magna gremita, tra applausi sinceri e commozione palpabile, l’Università degli Studi del Molise ha conferito la Laurea Magistrale Honoris Causa in Letteratura e Storia dell’Arte a Sergio Castellitto, uno dei volti più autorevoli e amati del cinema e del teatro italiano.
Una cerimonia solenne ma carica di calore umano, aperta dalle parole del professor Luca Brunese, rettore dell’Università del Molise, e dal coordinatore del corso di laurea magistrale, che ha tracciato con emozione il percorso artistico di Castellitto, sottolineando come la sua carriera rappresenti un ponte tra letteratura, teatro, cinema e impegno civile.

“Attribuire questo riconoscimento a Castellitto significa valorizzare l’interdisciplinarità della cultura e il potere delle storie che sanno toccare l’anima”, ha detto il docente nel suo intervento introduttivo.
A conferire la laurea honoris causa è stato il professor Lorenzo Canova, storico dell’arte e coordinatore del corso di laurea in Letteratura e Storia dell’Arte, che ha introdotto Castellitto con parole dense di riconoscenza e ammirazione: «Restituire l’importanza e il valore di una carriera come quella di Sergio Castellitto in pochi minuti è praticamente impossibile», ha affermato Canova, sottolineando come l’opera dell’attore e regista romano sia «densa di senso, profondità e una straordinaria coerenza artistica». Canova ha parlato di un artista capace di raccontare il dramma umano con intensità e verità, mettendo al centro l’etica dell’interpretazione e la scrittura come forma di resistenza culturale. Un riconoscimento, ha concluso, «che rende onore a chi ha saputo raccontare l’Italia e i suoi volti più nascosti con sguardo autentico e appassionato».
Nel corso del suo intervento, il professore ha anche evidenziato il legame tra il lavoro di Castellitto e la missione dell’università stessa: «Attribuire questa laurea è un modo per riconoscere un’idea di cultura che unisce sapere e sentire, intelletto e cuore, teoria e prassi artistica». Un passaggio particolarmente apprezzato dal pubblico presente è stato il ringraziamento diretto dell’accademico all’artista: «A nome dell’Ateneo, grazie per averci insegnato che l’arte, per essere davvero tale, deve saper parlare alla coscienza prima che allo spettacolo».
A seguire, ha preso la parola la prof.ssa Giuliana Fiorentino, Direttrice del Dipartimento di Scienze Umanistiche, Sociali e della Formazione, che ha tracciato con grande lucidità e sensibilità il legame tra la formazione universitaria e la vocazione artistica.
“Castellitto rappresenta perfettamente l’intellettuale contemporaneo, capace di unire sapere e sentire, pensiero critico e tensione creativa”, ha detto la docente. “La sua opera dimostra come la letteratura e l’arte siano strumenti potenti per leggere la realtà, interrogare il presente e costruire il futuro”.
La prof.ssa Fiorentino ha voluto inoltre porre l’accento sul valore formativo e civile del percorso artistico di Castellitto: “L’Università non deve solo trasmettere conoscenze, ma aprire orizzonti. E oggi, con questa Laurea Honoris Causa, apriamo simbolicamente anche una porta sul senso profondo del nostro fare educazione.”
Un intervento appassionato che ha dato ulteriore spessore istituzionale e culturale all’intera cerimonia.

La lezione magistrale: tra ricordi, arte e talento
Poi la parola è passata a Sergio Castellitto, che con un tono familiare, profondo e mai banale ha tenuto una vera e propria lezione di vita, arte e pensiero.
“Quando ricevo un riconoscimento, penso sempre che non debba essere solo per ciò che ho fatto, ma anche per quello che devo ancora meritare”, ha esordito, ringraziando l’Ateneo con una parola sola ma densa di significato: gratitudine.
Nel suo intervento ha ripercorso le origini umili della sua famiglia, l’infanzia nel quartiere Centocelle di Roma, i sogni mai dichiarati, e quel momento decisivo in cui comunicò ai suoi genitori la scelta di diventare attore. Un racconto toccante, fatto di ricordi, paure e piccole epifanie. Il tutto con il suo tipico stile, capace di fondere ironia, passione e consapevolezza.
“Il talento non è un merito, è un dono fragile. Va curato, come una pianta che può seccarsi se non la annaffi. Ma il talento da solo non basta: serve ossessione, studio, dedizione.”
L’arte come strumento di verità
Tra i passaggi più intensi della lezione, Castellitto ha riflettuto sul ruolo dell’attore, che ha definito “un atleta dell’anima”, e sulla responsabilità dell’arte in un tempo di trasformazioni rapide e profonde. Ha parlato del suo percorso di formazione, della scoperta della regia grazie ai testi di Margaret Mazzantini, e del dialogo profondo tra letteratura e immagine.
“Il cinema è poesia che costa un sacco di soldi. Ma resta poesia. È un’arte collettiva e fragile, sottoposta al progresso tecnologico, ma capace di incidere nell’inconscio più di ogni altra.”
Non sono mancate riflessioni sull’attualità, sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel mondo creativo, sul futuro della settima arte e sulla perdita del rito collettivo della sala cinematografica. Ma anche su quanto sia necessaria oggi, più che mai, la capacità di sentire, raccontare, evocare.

Il messaggio agli studenti: restate inquieti
“Rimanete studenti per tutta la vita”, ha detto rivolgendosi direttamente ai ragazzi presenti, “perché quello che ci rende speciali non è ciò che sappiamo, ma quello che non conosciamo ancora. Abbiate il coraggio del dubbio, dell’incertezza. E fate sempre in modo di avere almeno una seconda idea: la prima ce l’hanno avuta già in troppi.”
In chiusura, con voce rotta dalla commozione, Castellitto ha dedicato la laurea alla sua famiglia – ai genitori, ai fratelli, a Margaret Mazzantini e ai figli – e ha ricordato quel giorno in cui, da ragazzo, annunciò durante una cena in famiglia: “Voglio fare l’attore”. All’inizio ci fu silenzio e confusione. Oggi, c’è una standing ovation.
Un riconoscimento che celebra l’arte come atto civile
La Laurea Honoris Causa a Sergio Castellitto diventa anche un segno concreto della volontà dell’Università del Molise di dialogare con la cultura viva, con la narrazione come strumento civile, e con un’idea di formazione continua che non si esaurisce con un titolo.

Ph Unimol




