Verrà pubblicata in data (e ogni volta un’indicazione diversa) la lista Epstein, verrà svelato tutto il sistema, crolleranno le elite. Quante volte in questi anni annunci del genere sono arrivati creando attese e narrazioni, soprattutto politiche, portate avanti con convinzione? Tante, tantissime. Creando un’attesa messianica e intendendo che c’è ben altro sconosciuto, che la verità è coperta.
Nei giorni scorsi una doccia gelata è arrivata dall’amministrazione Trump, terremotando quell’alt-right a stelle e strisce che tale narrazione ha portato avanti per anni. Su Truth il presidente statunitense è arrivato a scrivere, ripetutamente, che fosse solo una bugia dei democratici, una fake news. Mentre alcuni, a partire dal Wall Street Journal, hanno rilanciato la possibilità che tra i sodali del miliardario pedocriminale c’era proprio Trump.
Se ci sono veramente documenti ancora da declassificare non possiamo saperlo con certezza, i faldoni, le (almeno) migliaia di pagine, sono nelle mani delle agenzie di sicurezza e delle alte sfere dell’amministrazione politica statunitensi. Ma c’è una realtà, una verità incontrovertibile, che in questi anni è stata calpestata, minimizzata, coperta dalle messianiche attese e dalle propagande più o meno strumentali: cosa ha rappresentato Epstein, cosa è stato il suo sistema di potere pedocriminale, quanto sono diffuse le reti pedocriminali, quanto la pedofilia sia diffusa nelle alte sfere della società e non solo, sono abbondantemente di fronte gli occhi di tutti.
Il sistema Epstein, la pedofilia delle alte sfere e i silenzi complici della società
Negli USA, in Europa, negli Stati in cui approdano i turisti pedofili (il cd. “turismo sessuale” in cui l’Italia primeggia da decenni). Basta e avanza quel che è pubblico, lampante, documentato e diffuso per indignarsi, smuovere le coscienze, sconvolgere e prendere coscienza. Alimentato dalle perversioni dei super potenti, dalla media borghesia e da insospettabili “uomini”. Alle loro latitudini di appartenenza e sulle autostrade del web, nelle pieghe più nascoste di piattaforme come Signal e Telegram (don Fortunato Di Noto e Meter lo documentano e denunciano da decenni, anche negli ultimi mesi) ai siti pornografici («Con Pornhub, abbiamo un Jeffrey Epstein moltiplicato per 1.000» abbiamo documentato e denunciato in un nostro articolo lo scorso 13 marzo) ai grandi eventi sportivi mondiali come le competizioni calcistiche (Europei: altissimo l’aumento dello sfruttamento delle mafie dello stupro, nostro articolo del 23 luglio 2024) e negli USA il SuperBowl («I trafficanti di esseri umani portavano le bimbe e i bimbi da far prostituire», testimonianza di Massimiliano Frassi, Prometeo, da noi riportata in un articolo del 10 aprile 2024) o nei grandi consessi mondiali come il “Forum di Davos” (Forum di Davos: in tre giorni gli sfruttatori dello stupro a pagamento potrebbero aver incassato un milione di euro, titolo del nostro articolo del 28 febbraio 2025; Quanto hanno sfruttato l’emergenza umanitaria ucraina per i loro stupri a pagamento?, nostro articolo del 26 febbraio 2023).
La guerra in Ucraina esplosa nel febbraio 2022 ha mostrato quanto le reti mafiose dello sfruttamento della schiavitù sessuale sono attive, trafficando ragazze minorenni, vendute anche sul web. Nel momento in cui abbiamo avuto la prima notizia, grazie a Sex Industry is Violence, abbiamo iniziato a documentare e denunciare, il ciclo di articoli pubblicato per quasi due anni è disponibile nel nostro archivio. Esattamente come il ciclo, portato avanti per mesi, di inchieste ed approfondimenti partito dall’ultima inchiesta di Maria Grazia Cutuli sul mostro di Marcinelle: coperture istituzionali, connivenze dell’alta società, reti pedocriminali su cui hanno depistato, un filo rosso partito dal Belgio e che ha toccato altri Stati europei fino all’olocausto bianco attivo da decenni in Italia.
Mentre accade tutto questo, nel cuore dell’Europa, le istituzioni dell’Unione partecipano a fiere del porno e si portano avanti tentativi di legittimare e legalizzare la pedofilia.
Per la Consulta esiste la pedopornografia di «minore entità», in Germania si diminuiscono le pene
Secondo passo in pochi mesi nel cuore dell’Europa per legalizzare la pedofilia




