“Mafia pedofila”. In un recente incontro in Polonia don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente di Meter, senza indugi così ha definito le reti e le lobby pedofile. Mafie criminali che sfruttano, violentano, abusano, trafficano bambini di ogni età (anche neonati) e che da decenni cercano di influenzare le società con un’azione di lobbying spregiudicata. Don Fortunato, come ha ricordato anche di recente, lo denuncia almeno dagli anni novanta. Quando dopo le sue prime denunce pubbliche subì attacchi di ogni tipo, con tentativi di isolamento e delegittimazione.
L’Europa è diventata l’hub mondiale di pedofilia e pedopornografia è una delle innumerevoli denunce del fondatore di Meter da noi riportata in un articolo due anni fa.
Tutto questo accade nel continente in cui ogni anno vengono celebrate giornate dell’orgoglio pedofilo e costantemente ci sono tentativi di costituzione di partiti pro pedofili, come accaduto in Olanda per esempio quattro anni fa.
Sesso libero tra adulti e adolescenti, libertà sessuale per gli zoofili ed i necrofili, liberalizzazione della prostituzione e della pedo-pornografia, erano alcuni dei capisaldi del programma del PNVD. Un precedente tentativo di partito, sempre in Olanda, ci fu nel 2006. Negli anni ottanta fu costituita un’associazione, con un suo magazine, che si proclamò «una piattaforma di discussione sulla pedofilia per la ricerca di una società libera e umana quando si tratta di relazioni e sessualità e contro il terrore politico e la discriminazione». L’associazione fu dichiarata illegale e sciolta solo nel 2012.
Ad aprile abbiamo pubblicato cosa è accaduto in Danimarca e Ungheria ponendo interrogativi da cui il dibattito pubblico italiano, anche quando a mezza voce ha riportato le notizie, si è ben tenuto lontano.
In queste ultime settimane un filo rosso unisce Italia e Germania: l’abbassamento delle pene per detenzione di materiale pedopornografico.
La sentenza numero 91/2024 della Corte Costituzionale, depositata il 20 maggio e pubblicata due giorni dopo sulla Gazzetta Ufficiale, ha dichiarato «l’illegittimità costituzionale dell’art. 600-ter, primo comma, numero 1), del codice penale, nella parte in cui non prevede, per il reato di produzione di materiale pornografico mediante l’utilizzazione di minori di anni diciotto, che nei casi di minore gravità la pena da esso comminata è diminuita in misura non eccedente i due terzi». La Corte si è espressa su «un’imputazione di produzione di materiale pedopornografico, reato che sarebbe stato commesso con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, nonché di adescamento di minori».
«Mercoledì la commissione giuridica ha aperto la strada alla riduzione delle pene minime per “diffusione, acquisizione e possesso di contenuti pedopornografici”» riporta il sito web del Bundestag. Alcuni reati saranno «qualificati come delitti e non come reati». «Le pene minime per il possesso di materiale pedopornografico verranno ridotte e il reato sarà declassato a reato minore» sottolinea un articolo pubblicato da Reduxx a firma Genevieve Gluck, co-fondatrice e capo del team investigativo sui crimini sessuali. Il voto del Parlamento tedesco è stato elogiato da gruppi tedeschi pro-pedofilia. In un post sul blog Krumme-13 il suo fondatore «lamenta che “nessun politico in tutte le fazioni si è scusato con le migliaia e migliaia di persone colpite che sono cadute vittime” della legge del 2021 che aveva reso il possesso di materiale pedopornografico un crimine» sottolinea Gluck, consigliando «a tutti i visitatori del proprio sito di chiedere a tutti gli avvocati difensori interessati di “presentare richieste di sospensione del procedimento per conto dei propri clienti nei procedimenti in corso”, al fine di attendere il periodo di tempo fino all’entrata in vigore della legge»..
Krumme-13 è stato fondato da «Dieter Gieseking, accusato di possesso di materiale pedopornografico» prosegue l’articolo, condannato nel 1996, nel 2014 in un’intervista «ha chiesto di abbassare l’età del consenso a 12 anni» e da molti anni «esercita pressioni sul governo affinché vengano apportate modifiche alla legislazione. Lo scorso autunno, il Bundestag ha accolto una petizione sui diritti dei bambini presentata da Gieseking che modifica l’articolo 6 della Legge fondamentale per aggiungere dichiarazioni sui diritti dei bambini e afferma che “i bambini dovrebbero essere considerati soggetti giuridici con i propri diritti”».
In Italia la notizia è stata pubblicata per prime da RadFem Italia con un articolo firmato da Marina Terragni su feministpost.it. Articolo a cui si riferisce la copertina di quest’articolo e non più disponibile sul sito.
«Purtroppo chi gestiva la tecnologia del sito -la società londinese RS1 Project- ha ritenuto di riprendersi il software che aveva utilizzato per realizzarlo in forma gratuita, lasciandoci in una situazione molto difficile: ci asteniamo da ogni giudizio riguardo a questa azione distruttiva – ha reso noto RadFem Italia il 25 maggio con un post sui social – grazie al pronto intervento di un’altra società di ingegneria web siamo riuscite a bloccare temporaneamente la demolizione di tanto lavoro, anche se non tutti i contenuti sono stati salvati».
Qui il post integrale https://www.facebook.com/radfem.italia/posts/pfbid029Ckk9X3bgpFMvXkDeJbtZvTnVAmkYf8xKzfqDtPT5FHsiDiSyE21PLMyhFnfFg6bl
in cui raccontano tutta la vicenda e chiedono solidarietà concreta ed economica per poter continuare l’impegno volontario nel continuare a fornire un’informazione non allineata al mainstream e senza cui tante notizie non sarebbero mai state diffuse.





