Pur riconoscendo che «la cooperazione scientifica è un ponte tra i popoli, uno spazio di dialogo, di costruzione di pace e di solidarietà umana», cresce il numero degli atenei che si schiera contro l’indifferenza politica: non si possono «ignorare le gravissime violazioni del diritto internazionale in atto nella Striscia di Gaza.
Più di 60.000 palestinesi uccisi (ai quali si aggiungono le migliaia di dispersi sotto le macerie o sepolti in fosse comuni); di questi, 18.500 sono bambini. La passata settimana il «Washington Post» ha pubblicato tutti i nomi e le età dei piccoli morti sotto il fuoco israeliano e per la carestia ai suoi esordi. I loro nomi sono tutti nel lungo elenco riportato (cfr: https://www.washingtonpost.com/world/interactive/2025/israel-gaza-war-children-death-toll/)
«A Gaza è in atto un genocidio». David Grossman ammette di non poter più procrastinare l’uso di questo termine: «Per anni mi sono rifiutato di usare la parola genocidio.
Ma adesso non posso trattenermi dall’usarla, dopo quello che ho letto sui giornali, dopo le immagini che ho visto, dopo aver parlato con persone che sono state lì», ha detto a Repubblica
Dopo il Dipartimento di Fisica, anche quello di Studi europei, americani e interculturali dell’Università La Sapienza nel condannare ogni forma di cooperazione bilaterale istituzionalizzata con l’attuale governo israeliano, responsabile di gravissime violazioni dei diritti umani nella Striscia di Gaza e nei Territori Occupati ha fatto formale appello al Governo italiano di sospendere l’accordo di Cooperazione industriale, scientifica e tecnologica tra Italia e Israele (firmato a Bologna il 13 giugno 2000 e ratificato con nel luglio 2002) e invitato tutte le docenti e i docenti a non partecipare ai futuri bandi «Maeci» per progetti congiunti di ricerca nell’ambito dell’accordo bilaterale tra Italia e Israele, fin quando perdura la situazione attuale di violazione dei diritti umani.
Già a novembre 2023, più di 4.000 membri delle comunità accademiche avevano assunto una posizione chiara contro le azioni militari di Tel Aviv sulla popolazione palestinese, chiedendo un immediato cessate il fuoco.
L’Università di Pisa ha interrotto due accordi quadro con le Università israeliane Reichman ed Hebrew. La risoluzione (testo integrale della delibera) del Consiglio di amministrazione dell’Ateneo pisano è arrivata nella seduta del 24 luglio a seguito di quanto deliberato dal Senato accademico lo scorso 11 luglio.
“Non si tratta di un atto contro le università israeliane in quanto tali, abbiamo infatti attivi programmi con università israeliane su progetti che riguardano ambiente e neuroscienze – ha voluto precisare il rettore dell’Università di Pisa Riccardo Zucchi – la decisione non intende in alcun modo compromettere i legami scientifici, culturali e personali tra ricercatori e studenti: non esprime una posizione pregiudizialmente contraria alla cooperazione accademica con le università israeliane ma si configura come un atto di responsabilità etica e civile, reso necessario da quella che si presenta oggettivamente come una forma di pulizia etnica in corso ed in coerenza con i principi statutari recentemente aggiornati dall’Ateneo”.
Si aggiungono ad altri atenei (Cagliari, Firenze, Padova, Palermo, Milano, Torino) che, contro il silenzio di tante istituzioni, hanno giustamente espresso il segno di una scelta concreta che coinvolge direttamente la responsabilità della ricerca e il ruolo dell’università nel mondo, sospendendo ogni collaborazione con le istituzioni israeliane e che invitano a non aderire al banco di cooperazione Italia-Israele. (cfr. https://corriereuniv.it/milano-palermo-atenei-accordi-israele/)
Non si può più restare indifferenti. Solo quando cade ogni forma di indifferenza nasce in noi la pace più profonda e, tra noi, si riaccende la corrente vitale di una responsabilità vicendevole.
Nulla di ciò che è umano può, e deve, essere considerato lontano a chi dell’umanità fa parte. Perché ciò avvenga bisogna conoscere ciò che è umano e non ignorarlo.
Non si può più restare indifferenti.




