«Il sedici e il ventitré luglio sono stata vittima di un grave abuso: mi è stato negato l’imbarco per un volo verso il Nicaragua, senza alcuna spiegazione, giustificazione o assistenza da parte delle compagnie aeree coinvolte. Due tentativi, due rifiuti ingiustificati, un silenzio totale sulle motivazioni reali».
Maddalena Celano, scrittrice e attivista politico-sociale, fondatrice del MIB (Movimento Internazionalista Bolivariano) e autrice tra gli altri del libro “Anatomia di un suicidio, Adelina Sejdini una voce per le donne”, inizia così la sua denuncia pubblica nei giorni scorsi sui social di quanto ha subito il mese scorso.
«Questo episodio non è un caso isolato, ma si inserisce in una strategia sempre più esasperata degli Stati Uniti, che spingono il blocco contro paesi “canaglia” come Cuba e Iran fino a limiti inaccettabili, calpestando diritti fondamentali – denuncia Maddalena – tuttavia, questo accanimento ad personam non potrebbe raggiungere tali livelli senza la complicità di attori locali. In Italia, purtroppo, esistono meccanismi occulti, segnalazioni anonime e delazioni che alimentano queste restrizioni, rendendo possibile che attivisti e viaggiatori legittimi vengano bloccati senza alcuna trasparenza».
«In Italia, come in molti altri paesi, esistono agenti dell’apparato, spesso mimetizzati all’interno dei movimenti di solidarietà per i diritti sociali e civili. Questi “gatekeeper” svolgono la funzione di filtro, dando voce a chi non la meriterebbe e al contempo occultando le voci più sincere, limpide e genuine – prosegue la denuncia sui social dell’attivista e scrittrice – questa presenza insidiosa contribuisce a rafforzare meccanismi di controllo e repressione che minano la libertà di espressione e di movimento, alimentando una rete di delazioni e segnalazioni anonime che facilitano i blocchi ingiustificati come quelli subiti da me e da tanti altri».
«Questa realtà va denunciata con forza – si conclude la denuncia pubblicata sui social network nei giorni scorsi – La libertà di movimento e i diritti umani non possono essere sacrificati sull’altare di logiche politiche oscure».
Maddalena Celano in questi giorni sta rilanciando la denuncia di quanto accaduto, e su quanto sono estesi questi provvedimenti contro attivisti e militanti politico-sociali indipendenti, con articoli e lettere aperte che riproduciamo integralmente.
Bloccata in aeroporto per “motivi governativi”: quando la calunnia politica diventa censura internazionale
Il 16 luglio 2025, mi è stato impedito l’imbarco sul volo AV625 da Toronto a Managua. La motivazione, comunicata in modo vago e brutale dal personale aeroportuale, è stata: “government decision”. Non un problema di documenti, non un’irregolarità di viaggio: una decisione governativa. Nessuna spiegazione ulteriore. Nessun ricorso. Nessuna via di uscita.
Oggi, a due settimane di distanza, posso affermarlo con chiarezza e amarezza: non si è trattato di una decisione del governo degli Stati Uniti, ma di una segnalazione proveniente dall’Italia.
Sono una cittadina italiana, docente, ricercatrice e giornalista militante. Viaggio regolarmente nei Paesi dell’America Latina per lavoro, studio, incontri internazionali. Scrivo per riviste e testate italiane e internazionali, tra cui “Vocal” (New York), anche su temi ritenuti scomodi come l’embargo a Cuba, il diritto dei popoli alla sovranità, la decolonialità del sapere.
Eppure, mai prima d’ora mi era stato vietato di volare, come se fossi una sospetta terrorista. Nessuna condanna. Nessun reato. Nessuna comunicazione preventiva. Solo un’umiliazione pubblica, un danno economico e un trauma umano.
La calunnia come strumento politico:
Dopo aver escluso responsabilità dirette del governo statunitense (visto che continuo a pubblicare liberamente negli USA), ogni indizio porta a un’unica, sconfortante possibilità: qualcuno in Italia ha segnalato il mio nome, calunniando il mio profilo.
Non sarebbe la prima volta. In passato, mi sono giunte voci di persone che, per ignoranza o mala fede, mi hanno dipinta come “sovversiva”, “antipatriottica”, persino accostata (in modo infame) a contesti di “terrorismo”. Un’assurdità: chi mi conosce sa che sono una persona pacifica, impegnata nello studio e nel dialogo interculturale. Il mio unico “reato”? Avere opinioni libere.
Una sorveglianza senza trasparenza:
Quello che è accaduto solleva domande gravissime:
Chi ha il potere di inserire un nome nei database di sicurezza internazionale senza contraddittorio?
Con quali criteri si etichetta una cittadina come “persona da bloccare”?
Quale Stato può permettersi di colpire così duramente la libertà personale senza rispondere di nulla?
Viviamo in un tempo in cui le libertà costituzionali possono essere neutralizzate da un clic anonimo, in cui il dissenso è trattato come sospetto, e in cui le frontiere digitali sono più pericolose di quelle fisiche.
Una denuncia pubblica e una richiesta politica:
Chiedo formalmente che venga fatta chiarezza su quanto accaduto. Ho già intrapreso un’azione di tutela con enti preposti alla difesa dei diritti civili e sto coinvolgendo parlamentari italiani, affinché venga depositata un’interrogazione parlamentare sul caso.
Non solo per me. Ma perché nessun cittadino, domani, debba vivere ciò che ho subito io: un’esclusione arbitraria, un danno senza processo, una calunnia trasformata in divieto di circolazione.
La memoria e la resistenza:
Non ho nulla da nascondere. Ho invece molto da raccontare. Per questo continuerò a viaggiare, a scrivere, a denunciare. Non saranno le ombre della censura a fermare chi ha scelto la via della luce.
La verità ha gambe lunghe. E la libertà non si arresta a un gate.
Quando l’apparato si mimetizza tra noi…
Negli spazi della solidarietà internazionale e dell’associazionismo politico, a volte si celano figure ambigue, silenziose, che assumono ruoli dirigenziali e strategici. Persone apparentemente vicine alle cause progressiste, ma che – in realtà – rispondono ad altri interessi, ben più istituzionali, ben più “sensibili”. È un fatto noto, e documentato in vari contesti: infiltrazione, cooptazione, monitoraggio.
Il problema non è solo individuale. È sistemico. È la normalizzazione della sorveglianza, dell’intimidazione preventiva, del controllo sociale attraverso strumenti “amichevoli”. E tutto questo avviene non nelle segrete stanze, ma nei luoghi che dovrebbero essere spazi liberi di confronto e di costruzione di alternative.
Non è la prima volta che presentazioni di libri, eventi culturali o scambi diplomatici solidali vengono rallentati, boicottati o manipolati con mezzi poco trasparenti. Chi ha voce, ora più che mai, deve denunciare. Con intelligenza. Con prudenza. Con fermezza.
Non possiamo permettere che le reti internazionali di cooperazione e giustizia siano gestite da chi, di fatto, ne mina i presupposti.
Gentile Onorevole,
mi rivolgo a Lei per segnalare una grave violazione dei diritti umani, che riguarda non solo la mia libertà di movimento, ma anche un fenomeno più ampio che colpisce attivisti, intellettuali e difensori dei diritti umani impegnati con paesi sotto embargo o sanzioni, come Cuba, Palestina e Iran. Figure come Noam Chomsky, Roger Waters, Angela Davis, Norman Finkelstein, Tariq Ali e membri del movimento Code Pink, indipendentemente dalle loro differenze politiche, sono stati soggetti a sanzioni o blocchi a causa della loro solidarietà verso questi popoli o per la loro cittadinanza in paesi considerati ostili dagli Stati Uniti.
In data sedici luglio duemila venticinque ho tentato di imbarcarmi su un volo diretto in Nicaragua. Il biglietto prevedeva uno scalo negli Stati Uniti solo nel viaggio di ritorno. Nonostante ciò, mi è stato negato l’imbarco senza alcuna spiegazione formale. Successivamente, in data ventitré luglio, ho acquistato nuovi biglietti senza alcun scalo negli Stati Uniti, ma ancora una volta mi è stato impedito l’accesso all’imbarco senza alcuna motivazione.
Inoltre, desidero sottolineare che ero stata ufficialmente invitata dal Presidente Daniel Ortega a partecipare ai festeggiamenti nazionali in Nicaragua, evento di natura culturale e istituzionale, del tutto legittimo e pacifico.
Questa cancellazione ingiustificata dei miei voli, senza alcuna comunicazione o ragione, rappresenta una violazione palese dei miei diritti fondamentali e pone gravi interrogativi sul rispetto delle norme internazionali riguardanti la libertà di movimento.
Questi episodi dimostrano un uso arbitrario delle restrizioni di viaggio, che viola principi fondamentali di libertà e giustizia, compromettendo la dignità umana e la libera espressione.
Chiedo pertanto un intervento urgente da parte delle istituzioni affinché venga fatta piena luce su questi fatti e si adottino tutte le misure necessarie a garantire il rispetto dei diritti umani, prevenendo abusi e discriminazioni ingiustificate.
Resto a disposizione per fornire ogni ulteriore dettaglio e documento utile.
Cordiali saluti,
Maddalena Celano
Foto copertina: fonte Wikipedia



