Si è svolta domenica a Catania la festa estiva in onore di Sant’Agata. Il 17 agosto, infatti, si celebra il ritorno delle reliquie della Vergine e Martire Agata da Costantinopoli a Catania. Quest’anno è l’899° anniversario.
Al termine del giro esterno delle reliquie, che sono partite da piazza Duomo, attraversato Porta Uzeda, percorso via Dusmet, via Porticello, piazza San Placido con il rientro lungo la via Vittorio Emanuele fino a piazza Duomo, si è svolto il discorso dell’Arcivescovo di Catania, monsignor Luigi Renna.
Il suo discorso, ricco di riferimenti alla fede, si trasforma in una netta denuncia delle piaghe sociali e politiche che affliggono la città: malavita, superficialità, lotte intestine e interessi personali frenano lo sviluppo e minano il futuro di Catania invitando tutti a impegnarsi per un vero rinnovamento. Inoltre è stato annunciato l’Anno Santo Agatino per il 2026, in occasione dei 900 anni.
Di seguito il testo integrale.
“Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, nei secoli dei secoli.Carissimi fratelli e sorelle,
abbiamo omaggiato Sant’Agata con le nostre ovazioni. Adesso guardiamola in silenzio, perché il silenzio genera i sentimenti più veri della preghiera.Alla fine di questa giornata, nell’anniversario 899esimo dell’arrivo delle reliquie di Sant’Agata a Catania, vi annuncio con gioia che l’anno prossimo, in occasione dei 900 anni dell’arrivo di Sant’Agata, il Santo Padre Leone XIV, attraverso la Penitenzieria Apostolica della Santa Sede, ha concesso a Catania l’Anno Santo Agatino.
L’Anno Santo inizierà l’11 gennaio, giornata del Battesimo del Signore, e terminerà il 18 agosto 2026, giorno della dedicazione della nostra cattedrale.
Il centro dei festeggiamenti sarà triplice.
Il primo momento sarà il 4, 5 e 6 febbraio, nelle quali sarà in mezzo a noi il cardinale Mario Grech, segretario del Sinodo Universale, nato a Malta, un’isola a noi vicina che ha come patrona secondaria Sant’Agata.Ho anche chiesto — e mi è stato promesso — che il 16 e 17 agosto del 2026 sarà in mezzo a noi un legato pontificio, che porterà un messaggio del Papa.
Carissimi, cosa accadde la mattina del 17 agosto di 899 anni fa?
Il mio predecessore, il vescovo di Catania Maurizio, a piedi scalzi e con una veste bianca, come quella che indossano i devoti, andò incontro a Sant’Agata, che era approdata la sera prima ad Aci Castello.Anche noi, l’anno prossimo, faremo un breve percorso insieme di buon mattino per ricordare l’accoglienza di Sant’Agata.
E voi che portate il sacco, ricordatevi: è segno del nostro Battesimo.
Quel copricapo nero è segno di penitenza, come i piedi nudi di Maurizio.Cari fratelli e sorelle, ho detto che il fulcro della festa è triplice: la festa di agosto, la festa di febbraio… ma il vero luogo dove si fa festa per i santi è il nostro cuore.
È il cuore dei catanesi il luogo dove Sant’Agata deve tornare a regnare.Perché il cuore è il luogo della sincerità.
È dal cuore che sale l’incenso della nostra preghiera e dell’amore di Dio.
È dal cuore che nasce l’amore del prossimo.L’Anno Giubilare Agatino ci deve cambiare il cuore, come cambiò la vita dei catanesi novecento anni fa.
Fra qualche giorno, segnatamente il 1º settembre, renderò noto il comitato che organizzerà tutto quest’anno di preparazione, e che collaborerà con il comitato cittadino.
Durante l’anno, il velo di Sant’Agata, segno della protezione della nostra patrona, girerà per tutte le città della diocesi e per tutte le zone di Catania.
Vorrei che in quei giorni ci si prepari, perché Sant’Agata, attraverso quel velo, si fa pellegrina.
Soprattutto nei luoghi dove c’è più bisogno: le carceri, gli ospedali, le scuole e tutti i quartieri di Catania.Sia un anno di rinnovamento spirituale e morale.
Perciò vi chiedo, già da questa sera, tre impegni.
Il quarto lo prendo io per voi.Il primo impegno: la cura dei ragazzi e dei piccoli delle famiglie.
Perché molti adulti lasciano i figli per strada, non li mandano a scuola, non gli danno un orario in cui si devono ritirare a casa.Quando io benedico i vostri bambini, non dico “Ti benedico”, ma: “Tu possa crescere puro e forte come Sant’Agata”.
Puro significa che le nostre ragazze e i nostri ragazzi non possono diventare genitori a 15 anni.
È colpa di voi adulti.
Sant’Agata non era così.Puri e forti.
La forza non è quella dei muscoli o delle armi.
E se qualcuno ha avuto il coraggio di venire in questa piazza con le armi a casa sua, non è questo il luogo in cui doveva venire stasera.
Perché questa gente Sant’Agata la detesta.La fortezza è quella che sa dire no alla violenza, alla droga, alle armi, all’abbandono dei figli.
Cari genitori, impegnatevi nell’educazione cristiana e morale dei vostri ragazzi.
L’anno prossimo, nella domenica dopo Natale, darò un attestato a tutti i genitori che hanno battezzato il figlio con il nome di Agata o Agatino.
Perché non vedo più nomi cristiani.
Date nomi di attori, di personaggi che non sono modelli di vita.
Il primo nome è Agata.
Non i nomi di attori o di altre persone discutibili.E se il nome Agatino non vi sembra adatto a un ragazzo, chiamatelo con il nome dello sposo di Sant’Agata: Gesù Salvatore.
Salvatore.Darò un attestato a chi ha il coraggio di invertire questa brutta abitudine.
Perché dal nome che tu dai, tu dai un modello ai tuoi figli.
Da come lo indirizzi da ragazzo, tu dai un indirizzo alla sua vita.Cari genitori, ho insistito su questo e vi invito, nei prossimi giorni, a venire nel nostro museo, dove è stata esposta una piccola lapide del periodo di Sant’Agata.
In latino è scritto che due genitori di Paternò (che allora si chiamava Ibla) vennero a Catania perché la loro bambina era morta a diciotto mesi.La mortalità infantile allora era molto alta, e vollero che fosse seppellita vicino ai martiri di Catania, dove c’era l’antico sepolcro di Sant’Agata.
Se quella bambina non fosse morta a diciotto mesi, i genitori l’avrebbero fatta crescere con valori cristiani.
Ma poiché era morta, l’hanno voluta mettere accanto a Sant’Agata.Qual è il luogo dove possono crescere i vostri figli?
È accanto ai santi.
È accanto al Signore.
Nelle nostre parrocchie, nelle scuole, nei luoghi dove si fa volontariato serio, negli oratori che non devono mancare in nessuna parrocchia.Fate crescere i vostri figli all’ombra di Sant’Agata, e non all’ombra di Quinziano e della prostituta Afrodisia, che hanno i loro successori nel nostro tempo.
C’è un altro impegno: quello morale, per tutti coloro che hanno a cuore la cosa pubblica — politici, amministratori, imprenditori, uomini e donne delle istituzioni culturali.
Sappiate fare rete perché Catania risorga.
Nella concordia, nella cura di sé.
A volte ho l’impressione che non abbiamo cura di noi stessi, è come se non ci lavassimo la faccia, quando buttiamo la spazzatura ovunque, quando teniamo le strade piene di scritte vandaliche.Via gli interessi personali.
Via le lotte intestine.
Via la trascuratezza.
Via tutto ciò che ha frenato lo sviluppo di questa città.E questo è un impegno non solo dei politici, ma anche dei cittadini, degli imprenditori, del volontariato.
E l’ultimo impegno è per voi, ragazzi e giovani:
rendetevi protagonisti di una vita bella e buona.
Prendete Sant’Agata come amica della vostra giovinezza.
Per voi non è la padrona.
Sant’Agata è la vostra coetanea.
Prendetela come amica della vostra giovinezza.E voi, sacerdoti, catechisti, educatori, volontari: sappiate che questi giovani hanno bisogno di chi stia loro accanto, di chi perda tempo con loro.
E perdere tempo per un giovane non è perdere tempo: significa educarlo con amore.
L’8 settembre, giorno della Natività di Maria Santissima — e secondo un’antica tradizione, anche della nascita di Sant’Agata — nella lettera pastorale che sto preparando, Sui passi di Sant’Agata, vi esorterò a questo e ad altro, perché i 900 anni di Sant’Agata segnino l’inizio di una vita nuova per il nostro cuore.
Perché se non cambia il cuore, non cambierà Catania.
Il quarto impegno lo prendo io, perché ritengo che nella Chiesa ci sia stata un’omissione — forse anche mia.
Le processioni sono diventate una confusione, perché non si prega.
Non c’è una filodiffusione.
Dall’anno prossimo la prenderà in mano il vescovo.Perché io vedo che, quando intorno a un Padre Nostro, voi rispondete.
Quando dico un’Ave Maria, voi rispondete.
Ma se non lo faccio, è una mia omissione.Gesù si è sentito dire dagli apostoli: “Insegnaci a pregare.”
E quando voi gridate, quando alzate i telefonini, è come se mi diceste:
“Padre Vescovo, insegnaci a pregare.”Basta processioni senza preghiera.
I soldi ci sono per i fuochi.
Tante volte non ci sono per queste cose.Ma il mio impegno, come consacrato, è che in questi momenti non manchi a tutti noi l’invito che adesso vi faccio:
- Un Padre Nostro per Catania
- Un Ave Maria per la pace del mondo
- Un Gloria al Padre per ringraziare Dio che ci ha dato Sant’Agata
- Un’Angelo di Dio per essere custoditi nel cammino
- Un Eterno Riposo per tutti i devoti che fino all’anno scorso erano con noi”
Un’importante denuncia del vescovo che porta avanti da anni senza risparmiare nessuno e chiamando tutti i cittadini, classe politica e non, a migliorare le sorti della città.
Un’altra importante denuncia l’aveva già fatta durante l’omelia, richiamando il forte legame tra sant’Agata e Catania, invitando a rinnovare la fede con impegno e responsabilità. Ha sottolineato la divisione tra chi sceglie la giustizia e chi continua a scegliere la corruzione, citando l’esempio di Rita Atria e del giudice Paolo Borsellino, simboli della lotta contro la mafia.
Ha messo in evidenza, inoltre, le sfide attuali legate ai conflitti globali, come le guerre in Medio Oriente e in Ucraina, che chiamano a una riflessione profonda sul valore della pace e della solidarietà.





