In Molise, da qualche settimana, è riesploso il solito teatrino sulla sanità pubblica. Un gran chiacchiericcio, fatto di promesse, voci di corridoio e polemiche ad orologeria. Al centro del dibattito, apparentemente, ci sarebbe la rete per l’ictus e la sua implementazione. Ma grattando sotto la superficie si scopre che il vero scontro non riguarda le esigenze reali del territorio, bensì interessi clientelari da tutelare e piazzamenti da garantire.
Il resto della popolazione può aspettare. Le patologie croniche, l’invecchiamento demografico, la mancanza di servizi territoriali, i tempi di attesa eterni, la desertificazione dei presidi nelle aree interne… tutto questo passa in secondo piano. L’importante è trovare la quadra tra i poteri forti che decidono a tavolino chi deve comandare e chi deve incassare.
La finta guerra per l’ictus
Il dibattito sulla gestione delle patologie tempo-dipendenti, come l’ictus, è in realtà una cortina di fumo. Nessuno parla del sistema nella sua interezza, della necessità di una riorganizzazione radicale, capace di rispondere ai bisogni della collettività. Ci si limita a giocare la solita partita tra clientele politiche, tra chi vuole un reparto qui e chi pretende una nomina là. La logica è sempre la stessa: soddisfare interessi privati camuffati da scelte tecniche.
Eppure, una visione esisterebbe. Il Molise ospita una struttura universitaria pubblica, l’Unimol, che potrebbe – se coinvolta pienamente – diventare il motore di un nuovo modello sanitario regionale. Una sanità pubblica, universitaria, di qualità, orientata alla ricerca, alla formazione e alla presa in carico globale del paziente.
Servirebbero però investimenti, spazi, volontà politica. Servirebbe uscire dalla logica del profitto e rilanciare una governance pubblica, capace di integrare formazione, assistenza e territorio. Ma questo, si sa, “non si ha da fare”.
In arrivo università private e nuovi affari per pochi
Anzi, si vocifera dell’arrivo di università private pronte ad “atterrare” in regione. Una manovra che, sotto le apparenze della pluralità formativa, nasconde la solita strategia: sottrarre fondi pubblici per massimizzare profitti privati. L’ennesimo colpo di grazia a un sistema sanitario già messo in ginocchio da anni di tagli, commissariamenti e logiche aziendalistiche.
Un sistema schiavo dei grandi gruppi privati
Il Molise è oggi ostaggio di potentati economici e politici. Qualsiasi ragionamento sul futuro viene immediatamente azzoppato da interessi opachi, da chi lucra sulle emergenze, da chi trasforma il diritto alla salute in un mercato delle prestazioni. La gestione sanitaria è diventata un gigantesco affare privatistico, mentre la popolazione continua a pagare il prezzo in termini di disservizi, migrazioni sanitarie e morte lenta dei territori interni.
Il clientelismo come unica ideologia
A guidare la politica molisana non è la visione, ma la sopravvivenza. Un esercito di ominicchi, privo di progettualità, incapace di immaginare un futuro, attaccato disperatamente al presente. Non esistono forze politiche capaci di proporre un modello sanitario alternativo, pubblico, integrato, giusto.
Eppure, una strada esisterebbe: scorporare i grandi gruppi privati dal sistema regionale, affidare la gestione sanitaria allo Stato, sperimentare un nuovo modello universitario, coinvolgere l’Unimol in modo sistemico, e costruire un piano sanitario unico per tutta la regione. Un sogno? Forse. Ma è l’unico che potrebbe restituire al Molise una speranza concreta di rinascita.
Purtroppo, in una regione morente, questo resta solo un esercizio di immaginazione civile. Nessuno lo prenderà in considerazione, perché le Regioni costruite sul clientelismo sono destinate a morire di clientelismo.





