La cronaca abruzzese di questi giorni riporta, ancora una volta, quando le moderne tecnologie regalano praterie sconfinate alle mafie e alla criminalità organizzata e non.
Su Whatsapp alcuni giovanissimi hanno diffuso video dello stupro di una ragazza, in una regione già coinvolta in passato in varie maxi operazioni nazionali ed internazionali contro la pedopornografia che hanno coinvolto anche adolescenti. Un’operazione delle forze dell’ordine ha permesso di smantellare un’organizzazione che, almeno su quasi tutta la costa, era attiva nel narcotraffico locale sfruttando Telegram. La stessa piattaforma utilizzata, almeno dal 2019, per trafficare materiale pedopornografico nel gruppo denunciato ormai un mese fa da don Fortunato Di Noto e Meter.
Su quel gruppo sono stati inviati messaggi anche dall’Abruzzo. C’è chi ha chiesto foto di ragazze di Pescara, Lanciano, Silvi e Miglianico (comuni di tre province diverse su quattro in totale), chi si vanta di continuare ad abusare la figlia di dieci anni nonostante le denunce di Meter e c’è chi “confessa” di fingersi babysitter per produrre video pedopornografici aggiungendo che paga bene.
Canale telegram pedopornografico denunciato da Meter, pedocriminali attivi anche dall’Abruzzo
Quanto denunciato e documentato sulle presenze abruzzesi in questo gruppo avviene in una regione, grande quanto alcuni quartieri di Roma, in cui il dilagare dei pedocrimini aumenta esponenzialmente con numeri sempre più agghiaccianti.
Ma tutto questo continua a cadere nel silenzio e nell’indifferenza più totali. Zero su zero, nessuna reazione. Se si espongono fatti che non esaltano capi e cape bastoni partono rappresaglie, commenti, avvertimenti di ogni tipo, attacchi, insinuazioni. Arrivano reazioni, molto spesso vigliacche, pusillanimi e lecchine (non tutte per fortuna) ma arrivano. Su questo, nonostante la cronaca recente già citata e i casi di un sito web e un gruppo facebook in cui si trafficavano immagini (anche pedopornografiche, ma questo non lo cita praticamente nessuno) sessualizzate, che hanno coinvolto l’Abruzzo, silenzio totale, non è interessato a nessuno. Un silenzio che puzza di omertà, compromesso, complicità. Ogni silenzio è complice, ogni parola non detta è un favore e un omaggio agli stupratori, agli abusatori, alle mafie pedocriminali, a chi assassina l’infanzia, i più piccoli, i più fragili, i più indifesi. Non è più solo vigliaccheria, è molto di più. Nauseante, immondo, squallido. Una sacrosanta rabbia non basta più, l’orrido tanfo è insopportabile. Eppure viene alimentato ogni giorno.
«Il gruppo dei dipendenti dal porno è meglio non esserci dentro, è un covo di malati – si legge in un post su Reddit di quattro anni fa – Covo di pedofili, gente che si eccita su dodicenni, cazzo di folli che chiedono di farsi le seghe di gruppo, uno che vuole che qualcuno commenti le foto di sua figlia».
Su questo avviene il silenzio, complice, omertoso, vigliacco, immondo. Abbiamo finito anche la nausea da vomito. E, anche se non soprattutto per questo, continuiamo a denunciare, a pubblicare articoli, a raccontare quel che in questa regione non interessa e non si vorrebbe venisse raccontato.
Il primo pomeriggio del 14 settembre abbiamo provato, tramite una banale ricerca su Google, a monitorare la situazione. Almeno tre i gruppi con lo stesso nome del canale denunciato da don Fortunato Di Noto e Meter, denunce riprese già in tre articoli precedenti a questo documentando i messaggi abruzzesi:
1712 iscritti, link a bot con 16.605 utenti mensili (ci si accede anche da un dominio web appositamente creato)
Altro gruppo 224 iscritti con link ad un gruppo esplicito sin dal nome e che avvisa di non volere nessuna “spia nella gang” (testuale)
Altro gruppo, con ultima lettera storpiata, 1630 iscritti, aperto l’11 settembre, nel nome rivendicano la loro “scelta”. La data di apertura di questo canale, quasi un mese dopo le prime denunce, dovrebbe far riflettere e aumentare ancora di più la rabbia e la nausea.





