È nato ufficialmente il Comitato per il No al Referendum costituzionale del 2026, promosso dall’Associazione nazionale magistrati (Anm) e guidato dal magistrato Antonio Diella. La sua missione è chiara: difendere la Costituzione e contrastare il disegno di legge a firma Nordio, che mira a riformare la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
La consultazione popolare, attesa per il 2026, si annuncia come uno snodo decisivo per l’assetto della giustizia italiana. Il Comitato nasce proprio con l’intento di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi della riforma costituzionale e di promuovere il voto contrario. “In gioco – si legge nello statuto – ci sono le garanzie dei diritti dei cittadini e l’equilibrio democratico tra poteri dello Stato”.
Un comitato civico e indipendente
Il Comitato si dichiara aperto a tutti i cittadini, ma con un’importante esclusione: niente esponenti di partito, ex politici o attivisti con incarichi politici, nemmeno passati. Una scelta chiara e rigorosa, che punta a mantenere l’iniziativa libera da condizionamenti elettorali o di parte.
Potranno invece aderire come soci:
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Magistrati in quiescenza,
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Professori e ricercatori universitari,
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Avvocati,
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Esponenti della società civile e dell’associazionismo,
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Cittadini comuni che condividano integralmente gli obiettivi del comitato.
Prevista anche la possibilità di aderire come sostenitori e di attivare articolazioni territoriali in tutta Italia, con l’obiettivo di creare una rete capillare e partecipata.
La squadra del Comitato per il No
Accanto ad Antonio Diella, presidente esecutivo e volto autorevole della magistratura italiana, figurano:
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Marinella Graziano, vicepresidente vicaria,
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Gerardo Giuliano, vicepresidente e segretario,
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Giulia Locati, tesoriere,
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e tra i soci fondatori anche l’attuale presidente dell’Anm, Cesare Parodi.
Entro 60 giorni è prevista anche l’elezione di un presidente onorario, che sarà espressione dell’equilibrio e dell’alto profilo istituzionale che il comitato intende mantenere.
Un confronto cruciale per il futuro della giustizia
La riforma proposta dal ministro Carlo Nordio e sostenuta dall’attuale governo mira a modificare profondamente l’architettura della giustizia italiana, separando nettamente le carriere di giudici e pm. Una modifica che, secondo i promotori del No, indebolirebbe l’autonomia della magistratura, ridurrebbe le tutele per i cittadini e comprometterebbe l’equilibrio tra accusa e difesa nei processi.
Il Comitato si prepara a scendere in campo con iniziative culturali, mediatiche e di informazione su tutto il territorio nazionale, per stimolare un dibattito pubblico consapevole e approfondito su una riforma che – se approvata – cambierebbe radicalmente il volto della giustizia italiana.





