Finalmente anche l’“elefante” CGIL ha deciso di muoversi. Dopo mesi di silenzi e di attese, il sindacato guidato da Maurizio Landini ha indetto uno sciopero generale come risposta all’arrembaggio compiuto dai terroristi israeliani contro la Flottiglia diretta a Gaza, carica di aiuti umanitari e simbolo di resistenza civile internazionale.
Landini, ospite a Piazza Pulita, ha usato parole nette e chiare. Ha parlato di diritti, di dignità, di giustizia. Ha parlato al cuore di chi non accetta più il silenzio complice davanti al genocidio del popolo palestinese. E in molti, ascoltandolo, hanno riconosciuto finalmente una voce capace di rappresentare la rabbia e la speranza di chi non vuole arrendersi.
Dal corteo alla mobilitazione: Gaza ridà forza alle comunità
Lo sciopero generale non può e non deve essere un atto isolato. Serve un percorso, una mobilitazione continua, che porti a decisioni politiche reali:
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boicottaggio dei prodotti e delle società che finanziano il genocidio,
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ritiro degli ambasciatori da Israele,
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esclusione dello Stato ebraico dalle competizioni sportive e culturali europee,
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blocco del commercio con Israele, soprattutto nel settore degli armamenti.
Non sarà facile, ma qualcosa si è rotto. L’ingranaggio del potere, che da anni lavora per destrutturare le comunità, per trasformare le persone in individui isolati e senza ideali, sembra essersi inceppato davanti alla tragedia di Gaza.
Nel corteo di oggi si è respirata un’aria diversa: comunità, solidarietà, condivisione. Non una protesta sterile, ma una rinascita di motivazioni alte e nobili. La solidarietà a un popolo martirizzato è diventata il cemento di una nuova socialità.
Gaza, i giovani e il ritorno delle passioni collettive
Il genocidio di Gaza ha riacceso le coscienze soprattutto dei giovani, troppo spesso descritti come disillusi, apatici, piegati dall’individualismo. Oggi invece erano in piazza, con bandiere, cartelli, voci e cori. Erano lì a dire che la solidarietà internazionale non è un ricordo del passato ma un valore attuale e vitale.
Forse, da Gaza, da questo dolore immenso, può nascere una nuova stagione di lotte sociali e civili. Forse questo è il granello di sabbia che può bloccare l’ingranaggio della guerra, del riarmo, dell’indifferenza che domina l’Europa e l’Occidente.
Viviamo tempi di passioni tristi: precarietà, guerre, disuguaglianze, solitudini. Ma oggi si è vista una luce. Una luce che viene proprio dalla reazione al genocidio di Gaza, dal bisogno di giustizia, dal rifiuto della complicità.
Non bisogna lasciar cadere questa occasione. La mobilitazione della CGIL deve diventare un punto di partenza e non un episodio isolato. Gaza ci ricorda che la solidarietà è l’unica forza capace di tenere insieme comunità, popoli e generazioni.





