Sul sito del progetto Scientific Analysis and Advice on Gender Equality in the EU (SAAGE) è stato pubblicato il Rapporto Stocktake of Strengths and Weaknesses of the Gender Equality Strategy 2020-2025 . Il rapporto 2025 offre una panoramica dei alcuni punti di forza e di molti punti di debolezza della Strategia per la Parità di Genere 2020-2025 dell’Ue.
Per ciascuna delle cinque aree prioritarie individuate dalla Strategia (eliminazione della violenza e degli stereotipi di genere, raggiungimento della parità di genere nell’economia, promozione della leadership femminile, integrazione della prospettiva di genere in tutte le politiche dell’Ue, sostegno alla parità di genere a livello globale) il Report fornisce una valutazione di efficacia dell’azione dell’Unione europea e, per chi volesse approfondirne i contenuti, molti spunti di riflessione.
Analizziamone alcuni.
Premesso che i faticosi ultimi decenni di impegno dell’Ue in materia di parità di genere (integrazione della dimensione di genere in tutte le altre politiche, provvedimenti specifici per l’emancipazione femminile) registrano alcune tendenze incoraggianti, fra cui il maggior numero di donne nel mercato del lavoro e i progressi compiuti nell’acquisizione di una migliore istruzione e formazione non si può sottacere che agli sforzi tradotti in risultati sicuramente apprezzabili faccia da contraltare il tanto che resta vacuo come, ad esempio, il fatto che le donne continuano a essere sovrarappresentate nei settori meno retribuiti e sottorappresentate nelle posizioni decisionali.
Sul punto le evidenze palesano, dunque, un evidente contrasto con la “tabella di marcia” proditoriamente adottata il 7 marzo 2025 dalla Commissione europea. La tabella – lo si ricorda – delinea una visione a lungo termine per il raggiungimento della parità di genere, sulla base dei principi fondamentali e degli obiettivi strategici di sostenere e promuovere i diritti delle donne, affrontando anche le nuove sfide in materia di parità di genere, come i pregiudizi legati alle tecnologie, la discriminazione e la violenza (stabiliti nella dichiarazione di principi per una società equa sotto il profilo del genere).
La tabella di marcia sembra per i diritti delle donne, in un’analisi in retrospettiva, un quadro politico fondato su petizioni di principi per l’anno corrente con la vocazione futura di una prospettica elaborazione di misure giuridiche e politiche mirate ma per il periodo successivo al 2025 e per ispirare politiche sensibili alla dimensione di genere in altre iniziative della Commissione.
La pubblicazione, in buona sostanza, corrobora sicuramente la “tabella di marcia” con ulteriori potenziometri: una serie di raccomandazioni per la progettazione e la governance della prossima strategia per la parità, sottolineando la necessità di tenere in considerazione le cause interconnesse delle disuguaglianze di genere e di rispondere alle nuove sfide emergenti, come il persistere degli stereotipi di genere e la diffusione di narrazioni anti-gender.
Gli obiettivi principali di porre fine alla violenza di genere, di colmare il divario di genere nel mercato del lavoro, di raggiungere la parità nella partecipazione ai diversi settori economici, di far fronte al problema del divario retributivo e pensionistico di genere, di conseguire l’equilibrio di genere nel processo decisionale restano ancora lontani.
La realizzazione dell’uguaglianza di genere deve basarsi su un acquis giuridico e politico che consideri prioritaria la necessità di investire nella lotta alla disinformazione e alle narrazioni anti-genere, utilizzando dati provenienti dalla ricerca ed evidenze ineludibili per varare politiche che contengano – ai sensi dell’articolo 10 del TFUE (“nella definizione e nell’attuazione delle sue politiche e azioni, l’Unione mira a combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale”) – sistematicamente una prospettiva di in tutti i settori di azione dell’Ue, sia interni che esterni.
Per far ciò sono necessarie azioni forti che, in un momento di pericolosa insorgenza degli autoritarismi, rappresentano una sfida contro gli stereotipi prodotti di una cultura ancestrale e antidemocratica, difficile da scardinare nell’immediato ma non impossibile da superare domani se matura oggi una volontà concreta di intervento.
Gli stereotipi di genere sono una delle cause profonde della disparità di genere e interessano tutti i settori della società, segnatamente quando sono associati ad altri stereotipi, quali quelli basati sulla razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale.
Le ricadute socio-politiche rischiano di essere ancora più devastanti con l’implementazione dell’’intelligenza artificiale (IA) se le donne non sono chiamate a partecipare al suo sviluppo in veste di ricercatrici, programmatrici e utilizzatrici. Gli algoritmi e l’apprendimento automatico ad essi correlato, se non sufficientemente trasparenti, rischiano di riprodurre, amplificare o contribuire a pregiudizi di genere di cui i programmatori possono non essere a conoscenza o che sono il risultato di una specifica selezione di dati.
E ancora. Riflettendo sul dilagare della criminalità il fatto che la stragrande maggioranza delle vittime della tratta[1] di esseri umani, sia all’interno che all’esterno dell’Ue, è rappresentata da donne e ragazze, principali vittime di sfruttamento sessuale combattere l’impunità di chi la utilizza, la sfrutta e ne trae lucro deve imporre l’estensione delle sfere di criminalità in cui vi siano margini di armonizzazione – i cosiddetti eurocrimini – a forme specifiche di violenza di genere conformemente all’articolo 83, paragrafo 1, del TFUE. Le mutilazioni genitali femminili, l’aborto forzato e la sterilizzazione forzata, i matrimoni precoci ed imposti con la forza, la violenza perpetrata in nome del cosiddetto “onore” e altre pratiche lesive a danno delle donne e delle ragazze sono forme di violenza di genere e gravi violazioni dei diritti delle donne e dei minori all’interno dell’Ue e nel mondo intero.
Una maggior inclusione e una maggior eterogeneità sono essenziali per portare avanti idee nuove e strategie innovative in grado di rispondere meglio a una società europea dinamica e fiorente. Permettere a tutte le persone indiscriminatamente di partecipare in modo proficuo alla società è una condizione preliminare per il buon funzionamento della democrazia e rende più efficace l’elaborazione delle politiche su di essa fondate.
Per approfondire:
Il genere nel tessuto civile come indicatore di giustizia sociale/Prima parte
Il genere nel tessuto civile come indicatore di giustizia sociale/Seconda parte
[1] La tratta di esseri umani è riconosciuta come violenza contro le donne e le ragazze in linea con l’articolo 6 della Convenzione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW).





