La spudoratezza al potere dà luogo a paradossi che, se non danneggiassero gravemente quel po’ che resta delle istituzioni di questo Paese, farebbero veramente ridere tantissimo.
Negli ultimi due giorni mi è capitato di leggere due articoli che sono davvero surreali.
Un articolo di Il Fatto Quotidiano che riferisce di dichiarazioni del dott. Mantovano, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, che sostiene che ci sarebbe, da parte della magistratura, “un’invasione di campo che deve essere ricondotta“.
Mantovano è un uomo colto e non può ignorare di dire cose totalmente senza senso.
Perché non c’è alcuna invasione di campo da parte della magistratura e il problema è solo che in una democrazia gli atti del potere politico sono soggetti ai controlli di legalità.
L’intervista, oltre a dimostrare la mancanza di onestà intellettuale del dott. Mantovano (per il motivo appena detto della soggezione degli atti della politica al controllo di legalità), è surreale perché l’accusa ai magistrati di fare politica viene da … un magistrato che fa politica.
Mantovano, infatti, è ancora oggi un magistrato in carriera, che alterna periodi di servizio nelle aule di giustizia (da ultimo in una Sezione Penale della Cassazione) a periodi di impegno politico attivo in vari ruoli.
Una intervista al giudice Luigi Bobbio su Libero, il cui curriculum è descritto sul giornale testualmente così:
“Luigi Bobbio è stato molte cose. Pm antimafia a Napoli, senatore di Alleanza nazionale, capo di Gabinetto di Giorgia Meloni ministro della Gioventù e sindaco di Castellammare di Stabia, l’ex Stalingrado del Sud. Oggi è giudice civile a Nocera Inferiore (Salerno) e voce togata controcorrente, convinto sostenitore della riforma della giustizia”.
La cosa surreale, che farebbe ridere se non facesse piangere, è che questi due magistrati in carriera (e ce ne sono tanti altri) fanno politica attiva per una parte politica che un giorno sì e l’altro pure piagnucola lamentandosi del fatto che ci sarebbero giudici politicizzati.
Prevengo i pecoroni che sapranno solo dire “e allora il PD?”, dicendo che è arcinoto che, purtroppo, anche il PD ha moltissimi (troppi) magistrati nelle stesse condizioni.
La questione è che un popolo civile PRETENDEREBBE che entrambe le “parti” la smettessero di arruolare magistrati, mentre invece l’incivile popolo italiano è contentissimo di potere dire sempre e solo “e allora gli altri?”
Lasciandoci così con Mantovano che ci dà lezioni (false) sui compiti della magistratura.
Felice Lima
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