Il Molise è diventato un campo minato di multe. Un territorio colpito non da una nuova emergenza, ma da una vecchia trappola: gli autovelox. A denunciarlo, con un atto politico e giuridico durissimo, è il Partito Comunista dei Lavoratori – Sezione Molise, che chiede l’annullamento immediato di tutte le sanzioni elevate con dispositivi privi di omologazione.
Non una polemica astratta, ma una contestazione fondata su sentenze della Corte Costituzionale e della Cassazione, sia civile che penale. La sostanza è semplice, brutale: se un autovelox non è omologato, la multa è nulla. E oggi, secondo quanto comunicato dallo stesso Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, le procedure di omologazione non risultano ancora concluse in tutta Italia. Dunque neanche in Molise.
Autovelox autorizzati ma non pubblicati: la prima anomalia
Il PCL evidenzia un primo nodo gravissimo: molti totem sono stati autorizzati dai Prefetti, ma non risultano pubblicati sul sito del Ministero. E questo, già da solo, rende le sanzioni nulle per legge. Dall’elenco ufficiale risultano:
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5 dispositivi in provincia di Campobasso
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11 in provincia di Isernia
Un numero nettamente inferiore rispetto ai totem realmente installati sul territorio. Il sospetto è pesante: si stanno elevando multe con strumenti che per lo Stato non esistono nemmeno.
Matricole duplicate e posizioni imprecise: un pasticcio amministrativo. Ma non finisce qui. Il PCL denuncia anomalie clamorose anche tra i dispositivi ufficialmente pubblicati: matricole identiche su totem diversi, ubicazioni non specificate, ripetizioni anomale tra comuni diversi, come Pettoranello, Acquaviva e Rionero
Errori che non sono cavilli burocratici: sono falle giuridiche che travolgono la legittimità delle sanzioni.
La richiesta: spegnere i totem e restituire i soldi ai cittadini
Il PCL Molise va dritto al punto con una serie di richieste ufficiali:
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Spegnere immediatamente i totem non omologati
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Annullare d’ufficio tutte le multe
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Restituire le somme già incassate
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Pubblicare i contratti con le società private che forniscono i dispositivi
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Verificare se siano state dichiarate omologazioni inesistenti
Una richiesta che diventa anche giudiziaria: il PCL chiede apertamente se le Procure di Isernia e Campobasso intendano procedere al sequestro dei dispositivi, come già avvenuto a Cosenza.
L’attacco al MIT e a Salvini: “Un inganno contro la legge”
Durissima anche la critica al Ministero guidato da Matteo Salvini, che con una nota del 21 novembre 2025 avrebbe tentato di equiparare l’“approvazione” tecnica all’“omologazione”. Secondo il PCL si tratta di un tentativo ingannevole, antisociale e antidemocratico, che non può superare una giurisprudenza consolidata e neppure una sentenza della Corte Costituzionale. Qui non si parla di interpretazioni politiche: si parla di gerarchia delle fonti del diritto.
Sicurezza stradale o business delle multe?
La denuncia si fa ancora più politica quando si entra nel merito del modello:
“Non si rimuove la pericolosità delle strade, non si investe in educazione alla guida, ma si moltiplicano gli autovelox per fare cassa”.
Secondo il PCL, questa espansione spropositata dei totem non serve alla sicurezza, ma a compensare i tagli agli enti locali e a garantire profitti alle società private che gestiscono i dispositivi. Il tutto mentre i cittadini subiscono una vera e propria mannaia sociale, in un contesto già segnato da povertà, precarietà e disservizi.
La nota nasce dalle proteste popolari diffuse, soprattutto tra l’area di Bojano e la provincia di Isernia, dove le multe si sono abbattute come una grandinata senza fine. Non è solo una battaglia tecnica: è una questione di giustizia sociale, legalità e trasparenza.
Adesso tocca ai Comuni, ai Prefetti e alle Procure rispondere. Continuare a far finta di nulla significa assumersi una responsabilità politica e giuridica diretta. Perché qui non si discute se si andava troppo veloci, ma se lo Stato stia violando le sue stesse leggi per fare cassa.
E quando la legge diventa selettiva, non è più sicurezza: è potere. E il potere, senza regole, prima o poi presenta il conto.




