Il grande freddo è arrivato, siamo ormai alle porte dell’inverno, mese della neve e delle feste nel calore delle nostre case. Ma non per tutti. I fiocchi di neve che scendono dal cielo e avvolgono come un manto le strade, il vento gelido che sferza l’aria, il calore di mura familiari e d’amore non sono poesia per tutti.
Casa, una delle parole più importanti, fondamentali, per ogni persona. Casa è il rifugio, il nido, il luogo degli affetti e delle radici, lì dove è possibile in una società sempre più triste e arida abbandonarsi al calore umano, all’abbraccio e alle carezze degli affetti. L’edilizia popolare e le politiche per la casa sono stati capisaldi che hanno forgiato la società italiana dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ancora oggi, in molti territori, costruirsi una casa è il passo decisivo per far nascere una nuova famiglia, per costruirsi “una vita”.
È il fondamento della vita quotidiana, pilastro sempre più eroso. Dopo sedici anni di crisi economiche e sociali, di almeno sette guerre che hanno avuto un impatto devastante sull’economia e il tessuto sociale, sconvolgimenti di ogni tipo, una pandemia e tanto altro la casa è fonte di preoccupazione, ansia, terrore, angoscia per milioni di persone. Lo si può ascoltare, tastare con mano, vivere, su una delle prime trincee del disagio sociale, dell’agorà, della polis: i Comuni. Politica, che in origine era solo e soltanto l’agire nella polis per il bene comune, è parola che oggi partendo da questa trincea risalendo i palazzi ha tanti significati. Amministrare il quotidiano tirando a campare, giostra di cordate e consorterie, egoismi e carrierismi, scalata sulle spalle della società e rinchiudersi clanici e arroganti. O ascoltare, agire, sentire sulla propria pelle gioie e dolori, angosce e speranze, di ogni cittadino. Con passione, generosità, umanità, empatia. Parole da tanti bandite, sconosciute e scandalose per tanti, ma che per fortuna resistono, non muoiono come i raggi del sole dietro le nubi più nere.
Molti, migliaia probabilmente, vivono queste settimane sotto un portico o per strada. Altri, un numero incalcolabile, in case inadeguate, non riscaldate, che negano quel che è un diritto fondamentale di ogni essere umano.
Accade nelle grandi città, nelle metropoli cuore dell’Italia. E avviene in ogni regione, in ogni luogo. Vasto soffre una fortissima emergenza abitativa, come dimostrano i recenti appelli e allarmi di alcune famiglie e ha sottolineato con forza Anna Bosco, assessora alle politiche sociali. «La situazione abitativa è un tema molto critico per tante famiglie, una vera e propria emergenza casa» ha dichiarato la delegata della giunta Menna anche all’edilizia popolare.
«La richiesta di alloggi popolari è altissima: sono già arrivate 160 domande nel nostro Comune e si tratta di un numero cresciuto negli ultimi anni anche a causa dell’aumento degli affitti, dei redditi insufficienti e della fragilità sociale di molte famiglie – ha sottolineato Anna Bosco – Le famiglie che chiedono aiuto non sono più solo quelle in povertà estrema, ma anche persone con lavoro stabile che non riescono comunque a sostenere affitti molto alti. In risposta all’ultimo avviso pubblicato dal Comune sono arrivate oltre 160 richieste, un numero abnorme rispetto alla disponibilità di alloggi a disposizione».
Diversi gli strumenti messi in campo dall’assessorato alle politiche sociali per cercare di arginare e fronteggiare questa gravissima emergenza abitativa. «Il Comune segue costantemente i nuclei familiari più fragili, che hanno riversato nella richiesta di sussidi economici comunali le loro emergenze crescenti e supporto nella ricerca di soluzioni temporanee» racconta Bosco aggiungendo che «nonostante il grande lavoro, il numero di alloggi disponibili rimane insufficiente» e tra le azioni in campo c’è la messa a disposizione di «terreni comunali destinati da prg ad edilizia pubblica residenziale».
«Salvaguardare il diritto alla casa è una priorità sociale» sottolineò l’assessora oltre un anno fa. Una riflessione scaturita dalla decisione governativa di non finanziare per il 2023 e il 2024 il fondo di sostegno agli affitti. Dodici mesi dopo Bosco denuncia come «scellerata» la scelta del governo di «tagliare il rimborso per i costi dell’affitto ha generato un enorme problema per tante famiglie».




