Domani, 12 dicembre 2025, nel salone del Comune di Termoli, la Regione Molise intende conferire a Vittorio Feltri l’“Onorificenza del Molise e della Fierezza Sannita”. Mentre le istituzioni lucidano la pergamena e preparano la cerimonia, Arcigay Molise prende posizione.
Secondo l’associazione, il Molise merita riconoscimenti coerenti con valori di accoglienza, rispetto, inclusione, non celebrazioni pubbliche riservate a chi, nel corso degli anni, ha contribuito a normalizzare linguaggi d’odio, discriminazione e sessismo.
«Non in nostro nome»
Arcigay Molise parte da un punto chiaro: la figura pubblica di Vittorio Feltri è segnata da dichiarazioni che non possono essere archiviate come semplici “provocazioni”.
Nel luglio 2018, durante la trasmissione L’Aria che Tira su La7, Feltri definì Milano «un vivaio di finocchi», rivendicando di non voler usare la parola “gay” e preferendo epiteti come «ricchioni» e «froci» per riferirsi alle persone LGBT+. Non un lapsus, non una frase sfuggita: una posizione ribadita e difesa, accompagnata dall’idea che questi termini non sarebbero offensivi perché presenti nei dizionari.
È esattamente questo, denuncia Arcigay Molise, il nodo politico e culturale: trasformare in “opinione legittima” ciò che è discriminazione, far passare per libertà di espressione ciò che umilia e colpisce persone già esposte a violenze, insulti, esclusione.
Dal titolo «Calano fatturato e PIL, ma aumentano i gay» alla legittimazione mediatica dell’omofobia
Nel 2019, un titolo di giornale diventa simbolo di un certo modo di fare informazione:
«Calano fatturato e PIL, ma aumentano i gay»
Di fronte allo sdegno, Feltri liquidò le critiche come “ridicole”, sostenendo di aver semplicemente “fotografato” due dati. Ma è proprio questo che Arcigay Molise contesta: l’uso delle persone LGBT+ come bersaglio retorico, come categoria su cui giocare, ironizzare, insinuare. Dietro titoli e battute rimane un effetto concreto: legittimare un clima culturale in cui l’insulto contro gay, lesbiche, persone bisessuali e trans è ancora percepito come “scherzo”, non come violenza.
Sessismo sistematico: le donne come bersaglio fisso
La presa di posizione di Arcigay Molise non riguarda solo l’omofobia. Il comunicato ricostruisce anche una lunga scia di dichiarazioni sessiste.
Alcuni esempi richiamati:
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maggio 2025, in una trasmissione Rai: Feltri afferma che le donne vittime di violenza “possono venire a casa mia. Se sono bone”. Una frase che trasforma il dolore delle vittime in siparietto maschilista, riducendo la violenza a pretesto per un commento sul corpo femminile.
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novembre 2020, in un editoriale su una ragazza stuprata, la vittima viene definita “ingenua”, suggerendo che avrebbe dovuto “stare alla larga”. Il solito schema: la responsabilità si sposta, in modo più o meno esplicito, su chi subisce.
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marzo 2019, su Twitter, l’attacco a Lilli Gruber, con l’idea che una donna in menopausa avrebbe “meno titolo” a parlare di aborto rispetto agli uomini. Come se il corpo femminile fosse requisito di legittimità, come se la competenza si misurasse in ormoni.
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febbraio 2018, ancora su Twitter, il commento sulle attrici che firmano un manifesto contro le molestie: Feltri guarda le loro foto e si chiede “chi possa avere il coraggio di sfiorarle”. La violenza sessuale diventa l’ennesima occasione per giudicare l’aspetto delle donne.
Su questo sfondo, risuona un altro episodio simbolico: il titolo di Libero sulla sindaca di Roma Virginia Raggi, definita in prima pagina “Patata bollente”. Una scelta editoriale che portò a una condanna per diffamazione aggravata, riconoscendo il carattere sessista e offensivo della pubblicazione.
Ecco perché Arcigay Molise parla di un problema non occasionale ma strutturale: non singoli scivoloni, ma un modo costante di trattare donne e persone LGBT+ come oggetti, bersagli, stereotipi.
Hitler “severo ma giusto”: quando la provocazione sconfina nell’abisso
Nel comunicato viene ricordato anche un passaggio che, da solo, basterebbe ad accendere tutte le sirene: le dichiarazioni su Adolf Hitler. Nel 2021, Feltri arriva a dichiarare di volere Hitler al governo e, in un’intervista a Le Iene, lo definisce “severo ma giusto”. Frasi che hanno provocato indignazione diffusa e condanne morali da parte di associazioni, comunità e istituzioni.
Premiare oggi, con un’onorificenza ufficiale, chi ha potuto permettersi frasi di questo tipo significa invadere il campo della memoria, calpestando i principi antifascisti su cui si fonda la Costituzione.
Il rischio, secondo l’associazione, è chiaro: trasformare il Molise in una terra che premia chi parla di “froci”, deride le vittime di violenza, riduce le donne a “patate bollenti” e definisce Hitler “severo ma giusto”.
Arcigay Molise chiede alle istituzioni un atto di responsabilità: ripensare la scelta, aprire un confronto reale con chi opera nei territori. Non è, sottolinea l’associazione, una battaglia contro la libertà di espressione: il tema è se la Regione e un Comune possano trasformare in onore pubblico un percorso fatto di insulti, stigmi, frasi violente e nostalgie per il peggiore dei regimi.
“Questo premio non è in nostro nome. Non in nome di chi ogni giorno prova a rendere il Molise una terra più libera e più giusta per tutte e tutti.”
Per approfondire su WordNews.it
Per una ricostruzione dettagliata del contesto istituzionale e politico di questa onorificenza, con l’analisi critica delle motivazioni ufficiali e delle reazioni suscitate, rimandiamo al nostro approfondimento pubblicato su WordNews.it:
Onorificenza del Molise a Vittorio Feltri: premio alla “fierezza sannita” o schiaffo alla dignità?
https://wordnews.it/2025/12/11/onorificenza-del-molise-a-vittorio-feltri-premio-alla-fierezza-sannita-o-schiaffo-alla-dignita/
Onorificenza del Molise a Vittorio Feltri: premio alla “fierezza sannita” o schiaffo alla dignità?





