La tenda, di notte, è una cosa semplice. Ma davanti al Veneziale diventa un segnale che non si può ignorare. Nella nota firmata Partito Comunista dei Lavoratori Molise, l’iniziativa del sindaco di Isernia di passare le notti in presidio viene definita senza giri di parole “coraggiosa” e “lodevole”, un gesto di resistenza capace di dare più visibilità alla lotta locale contro tagli di reparti e carenze di organico.
Il Pcl mette subito un paletto: il sostegno a Castrataro non è un’adesione “a prescindere”, né un applauso di circostanza.
È una scelta politica motivata dall’urgenza di difendere il diritto alla salute, persino oltre le appartenenze, “a prescindere dal grado di coscienza civile o di classe o politica”. In altre parole: quando crolla la sanità pubblica, non c’è tessera che tenga, si resta tutti nudi davanti allo stesso rischio.
“Corresponsabili destra e centrosinistra”: quarant’anni di controriforme
La nota allarga la prospettiva e affonda il colpo: destra e centrosinistra liberale/liberista vengono indicati come corresponsabili dell’attacco alla sanità pubblica attraverso controriforme antisociali degli ultimi quarant’anni. Un’accusa che punta a spezzare la narrazione comoda del “colpevole unico” e a dire una cosa brutalmente concreta: se oggi la sanità è un campo minato, qualcuno quel terreno lo ha minato a lungo, con metodo e continuità.
La stoccata più dura: “cinismo sociale” e caciara contro il sindaco
Il punto più incendiario del documento riguarda la risposta attribuita alla dirigenza Asrem e al governo regionale: invece di affrontare le questioni, avrebbero “gettato la palla in caciara” con argomenti giudicati inconferenti, come l’invito al sindaco a rendere Isernia più “attrattiva” con maggiori svaghi. Per il Pcl è una linea inquietante e misera: trasformare una crisi sanitaria in una battuta da intrattenimento, come se tra un reparto che chiude e una lista d’attesa infinita bastasse aprire una discoteca.
Nella stessa cornice vengono respinte come “gratuite” le accuse di demagogia e populismo rivolte al sindaco, con una frase che è veleno puro: sentir parlare di populismo “dal pulpito degli epigoni” del melonismo viene definito “risibile”.
I numeri del Veneziale: organici ridotti, reparti in sofferenza, servizi a rischio
La nota entra poi nel merito con dati e reparti citati in modo secco, senza velluto:
Pronto soccorso con 4 medici su 13
Radiologia con 3 su 12
Ortopedia chiusa
Oncologia e Psichiatria con funzionamento indicato come incostante
E poi l’allarme sui possibili scenari del POS, dove si paventerebbero ipotesi pesanti come la chiusura del punto nascita o dell’emodinamica tra Isernia e Termoli, con rischi evidenti per un bacino di utenza stimato in circa 80 mila persone nell’area isernina.
Il Pcl collega tutto questo a due piani intrecciati: da un lato anni di tagli e scelte centrali (come i numeri chiusi nella formazione), dall’altro una “mala gestio” locale tra strutture commissariali, Asrem e governi regionali, accusati di mancata programmazione, precarietà e condizioni di lavoro pessime, con il depotenziamento di reparti strategici.
La nota non resta dentro i confini provinciali. Anzi, li scavalca di proposito. Sostiene che l’attuale governo stia “affondando la lama” riducendo la spesa sanitaria in rapporto al PIL per finanziare il riarmo. Nel documento vengono riportate cifre nette: riarmo in Italia da 45 miliardi nel 2025 a oltre 146 miliardi annui nel 2035, con un totale stimato in circa 964 miliardi in un decennio. Il messaggio è chiaro: mentre la sanità pubblica si svuota, altrove il rubinetto resta aperto.
Perché attaccano la tenda: “temono la coscienza di massa”
C’è un passaggio che suona quasi come una diagnosi psicologica della politica regionale: secondo il Pcl, la reazione così brutale contro un gesto “elementare” di resistenza nasce dalla paura che la protesta possa risvegliare una coscienza di massa. Non la protesta “ordinata” e manovrabile, ma quella che non si accontenta di promesse e “intrighi di palazzo” tra Roma e Campobasso, e che non si lascia addormentare da annunci utili solo a prendere tempo.
La tenda diventa un simbolo pericoloso. Perché la tenda è povera, e proprio per questo è potente: non ha sponsor, non ha scenografia. Ti mette davanti una domanda: che cosa vale di più, il racconto o la realtà?
Il documento chiude senza illusioni: la protesta del sindaco, da sola, “non basta”. Ma può servire a rendere visibile la battaglia e ad allargarla. E la linea finale è una chiamata alle armi civili: se l’attacco alla sanità molisana si fermerà, sarà solo per una mobilitazione di massa. La storia, scrivono, insegna che conquiste si strappano quando “i padroni hanno paura di perdere tutto”.
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