Leopoldo Di Filippo, consigliere e responsabile promozione dell’associazione Dioghenes APS. Siamo arrivati alla IV edizione del premio nazionale Lea Garofalo, quest’anno si è svolta a Cremona. Quanto è importante svolgere eventi come questi nelle scuole?
È fondamentale. Le scuole sono oggi uno degli ultimi luoghi in cui si può ancora costruire coscienza critica, non semplicemente trasmettere nozioni. Portare il Premio Lea Garofalo nelle scuole significa parlare di legalità non in modo astratto, ma attraverso storie vere, vite spezzate, scelte di coraggio che hanno avuto un costo enorme.
Lea Garofalo non è un simbolo da commemorare una volta l’anno: è una donna che ha scelto di rompere il silenzio, di sottrarsi alla cultura mafiosa, pagando con la vita. Raccontarlo agli studenti significa dire loro che la libertà non è mai gratuita, e che la legalità non è una parola vuota, ma una pratica quotidiana.
Se questi eventi non entrano nelle scuole, il rischio è che a entrare siano narrazioni distorte, semplificazioni, o peggio l’indifferenza
Da sempre sei impegnato al fianco i lavoratori, anche con la CGIL. E proprio della CGIL quest’anno è stato premiato il suo segretario, Maurizio Landini, oltre ad aver coinvolto la segretaria confederale Lara Ghiglione e il responsabile Legalità Alessio Festi. Quanto è importante il lavoro della CGIL e che storia ha, soprattutto nella lotta alle mafie in Sicilia?
La CGIL ha una storia profonda e spesso poco raccontata nella lotta alle mafie, soprattutto in Sicilia ma non solo.
Parliamo di sindacalisti uccisi perché difendevano i diritti dei lavoratori, di contadini, di braccianti, di persone che hanno sfidato il potere mafioso quando farlo significava esporsi senza alcuna protezione.
Il fatto che quest’anno sia stato premiato Maurizio Landini e coinvolti Lara Ghiglione e Alessio Festi non è formale: è il riconoscimento di un impegno che tiene insieme diritti del lavoro, legalità, giustizia sociale.
Le mafie prosperano dove il lavoro è ricattabile, dove i diritti sono deboli, dove lo Stato arretra. In questo senso il sindacato è ancora oggi un argine democratico, se rimane coerente con la propria storia e la propria funzione.
Si parla sempre meno di alcune tematiche a scuola; la libertà di stampa viene minata; gli eventi li censurano e non li fanno svolgere. Perché accade secondo te e cosa si dovrebbe fare?
Accade perché la memoria dà fastidio, e la conoscenza rende liberi. In un clima in cui si preferisce semplificare tutto, ridurre il pensiero critico, evitare temi “scomodi”, parlare di mafia, di diritti, di libertà di stampa diventa per qualcuno un problema. La censura oggi non è quasi mai esplicita: è più subdola.
Si manifesta nel non concedere spazi, nel rimandare, nel minimizzare, nel dire che “non è il momento giusto”. Ma se non è il momento per parlare di legalità e diritti, allora quando?
La risposta non può essere l’autocensura. Bisogna insistere, costruire reti, coinvolgere associazioni, sindacati, scuole, studenti. E soprattutto difendere l’autonomia culturale dei luoghi della formazione.
Un resoconto per questa edizione del Premio?
La IV edizione del Premio Nazionale Lea Garofalo a Cremona ha confermato il valore e la solidità di questa iniziativa. La qualità degli interventi, il contributo delle scuole e la presenza di testimoni autorevoli dimostrano che il Premio è cresciuto ed è ormai un punto di riferimento serio sul tema della memoria e della legalità.
Proprio perché il Premio funziona, è corretto registrare anche alcuni dati oggettivi. La partecipazione agli appuntamenti pomeridiani è stata più contenuta rispetto alle attività mattutine con le scuole: un elemento da cui prendere atto senza forzature, perché le scuole hanno risposto dove era naturale che rispondessero, confermando l’efficacia del lavoro educativo.
Importante la presenza delle istituzioni, che però deve andare oltre il momento simbolico.
Iniziative come questa chiedono alle istituzioni non solo visibilità, ma impegni concreti e continuità nel tempo.
Infine, alcune affermazioni emerse – come l’idea che la mafia corleonese sia “sconfitta” – vanno maneggiate con cautela. Le mafie si trasformano, non scompaiono, e ogni semplificazione rischia di abbassare la guardia proprio quando serve maggiore attenzione.
In conclusione, il Premio Nazionale Lea Garofalo è una iniziativa che funziona ed è di grande valore. Le riflessioni sul suo percorso spettano alle sedi competenti; le mie sono considerazioni personali e politiche, dettate dalla convinzione che la memoria abbia senso solo se accompagnata da coerenza, responsabilità e scelte quotidiane.




