Ci sono posti dove la verità non ha bisogno di conferenze stampa: basta aprire una porta automatica, sentire l’odore di disinfettante e la stanchezza negli occhi di chi corre. È da qui che parte la nota diffusa dal PCL Molise (Partito Comunista dei Lavoratori – Molise), costruita attorno a un’esperienza concreta: una giornata al pronto soccorso dell’ospedale Veneziale di Isernia, verso mezzogiorno.
La scena è quella che nessuno dovrebbe considerare “normale”: oltre 40 pazienti concentrati in poche ore, attese lunghe, tensione comprensibile e un personale sanitario che, pur allo stremo, prova comunque a reggere.
Una signora lo dice senza giri di parole: “La situazione è fuori controllo”. E quando una frase così esce dalla bocca di chi aspetta, non è propaganda: è cronaca. Quando mancano persone, manca tempo. E quando manca tempo, perfino l’accoglienza, quella cura invisibile che ti fa sentire umano, diventa un lusso che nessuno vorrebbe negare ma che spesso non riesce a garantire.
Ore di attesa, passaggi rapidi da un paziente all’altro, risposte asciutte che non nascono dalla cattiveria ma dalla pressione: è il prezzo di una sanità che lavora in “modalità emergenza” anche quando non ci sono terremoti né alluvioni. L’emergenza, qui, è diventata ordinaria.
In quelle stesse ore, racconta la nota del PCL Molise, si diffonde la notizia di una “riunione” tra una parte della minoranza consiliare di destra a Isernia, il presidente della Regione Roberti e la dirigenza ASREM. Ma fuori, al freddo, resta un’immagine che pesa più di mille comunicati: la tenda-presidio del sindaco davanti all’ospedale, diventata simbolo di una protesta istituzionale e popolare.
Da una parte, il calore delle stanze dove ci si incontra e si parla. Dall’altra, il gelo di un presidio che costringe tutti a guardare in faccia una domanda semplice e brutale: quante persone servono per salvare un ospedale?
Perché quella “riunione” viene vista come una mossa elettorale
Il punto politico, nella ricostruzione, è diretto: quella riunione viene descritta come una rappresentazione inconcludente, utile più a rassicurare che a risolvere. Un copione già visto.
Secondo il PCL Molise, l’obiettivo sarebbe anche un altro: indebolire l’iniziativa popolare nata attorno al presidio, che almeno ha ottenuto una cosa concreta: attenzione. E quando la sanità finisce sotto i riflettori, a qualcuno tremano le mani.
C’è un passaggio che resta inchiodato: perché convocare una riunione con una parte politica prima di un confronto istituzionale serio col sindaco, soprattutto mentre il presidio davanti al Veneziale raccoglie consenso e visibilità?
È una questione di metodo, prima ancora che di merito. Perché nella sanità pubblica il metodo è sostanza: decidere con chi parlare, quando parlare, e soprattutto cosa fare dopo.
La nota elenca carenze che, se non smentite con atti concreti e immediati, suonano come un allarme continuo:
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Pronto soccorso: 4 medici su 13
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Radiologia: 3 su 12
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Ortopedia: chiusa
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Oncologia e Psichiatria: funzionamento definito “incostante”
E sullo sfondo, il timore di ulteriori ridimensionamenti: punto nascita ed emodinamica tornano nel dibattito come pedine, quando dovrebbero essere presìdi vitali. Su un bacino di circa 80 mila utenti, ogni taglio non è un “riassetto”: è una scommessa sulla pelle delle persone.
Cosa può (e deve) diventare la mobilitazione: civile, ostinata, organizzata
La nota del PCL Molise indica una direzione: mobilitazione popolare contro tagli e privatizzazioni.
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