In Molise siamo oltre. Non servono più tavoli, non servono più “confronti”, non servono più promesse. Non servono più incompetenti. Non servono più pagliacci. Mentre si parla la realtà corre. E la realtà dice che il sistema non regge più.
Quando un territorio arriva a questo punto, non c’è bisogno di parole difficili. Serve solo guardare cosa succede nella quotidianità: chi deve curarsi aspetta, chi deve lavorare parte, chi deve studiare spesso lo fa in edifici fragili, chi deve spostarsi perde ore, chi vive nelle aree interne si sente tagliato fuori.
Questa non è “sfortuna”. È fallimento di governo. Di un governo regionale rappresentato da inutili idioti.
Il Molise è governato male
Il fallimento è strutturale: chi comanda non è in grado di garantire i diritti di base. Se un’amministrazione pubblica non riesce a garantire sanità, servizi, trasporti e sicurezza, non può chiedere altro tempo. Non può chiedere altra fiducia. Deve farsi da parte.
Il Molise non può più permettersi governanti che si giustificano, scaricano, annunciano. Senza mai risolvere nulla.
Il punto più drammatico è la sanità. Tocca la carne viva della povera gente.
Se curarsi significa aspettare mesi, fare chilometri, pagare di tasca propria o rinunciare, allora non stiamo parlando di inefficienza: stiamo parlando di un diritto costituzionale calpestato. La sanità pubblica non può diventare una lotteria.
Servizi pubblici e disagi
Il problema non è solo sanitario. Il Molise è pieno di disservizi che sembrano piccoli finché non cadono addosso tutti insieme: trasporti inaffidabili, strade in condizioni indegne, ferrovie che non diventano una vera alternativa, scuole che necessitano investimenti seri e rapidi, aree interne abbandonate. Questo produce spopolamento.
E lo spopolamento è una conseguenza. Se un posto non offre diritti e futuro, la gente scappa.
Il tempo delle attese è finito: ora serve mobilitazione
Il Molise ha bisogno di una cosa sola: mobilitazione. Mobilitazione non significa violenza. Significa: scendere in piazza, pretendere risposte pubbliche e verificabili, chiedere nomi e responsabilità, smettere di accettare il teatrino delle promesse, trasformare l’indignazione in partecipazione.
La mobilitazione è l’ultima arma civile che resta quando chi governa diventa sordo.
Chiedere il cambio di chi governa significa difendere la democrazia. Quando chi amministra fallisce la permanenza al potere diventa una forma di arroganza. Il Molise ha bisogno di una classe dirigente con competenza, visione, coraggio. Non di gente che galleggia, che rinvia, che si protegge.
O il Molise si alza e si fa sentire oppure continuerà a essere trattato come una terra sacrificabile. Quando un popolo non si mobilita, viene ignorato. Per questo la strada è una sola: mobilitazione e cambiamento.
Niente tavoli infiniti. Niente attese. Niente promesse riciclate.
Serve una rivoluzione bianca: civile, determinata, popolare. E soprattutto serve la presenza dei molisani.
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