La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Art. 32 – Costituzione Italiana
La guerra dei manifesti sulla sanità pubblica sta invadendo il territorio: prima quelli – poco credibili e anche arroganti – in difesa della sanità privata (“La sanità privata non ruba soldi a quella pubblica. Basta balle”), poi i manifesti (usciti a scoppio ritardato) della Federazione Provinciale del PD di Isernia, con un messaggio opposto: “Il pubblico ti cura sempre, il privato solo se conviene. Difendiamo la sanità pubblica, insieme”. Una battaglia a colpi di cartelloni. Ma sotto la carta, i colori e la colla resta il vero problema: la sanità pubblica molisana è in sofferenza. La storia dura da circa trent’anni.
E in tutti questi anni centro-destra e centro (sinistra), in Molise (ma anche nel resto del Paese), hanno contribuito a rendere precaria la sanità pubblica.
Il Servizio sanitario pubblico nacque per garantire un diritto. Costituzionalmente garantito. Il privato accreditato, invece, ha sempre operato in un sistema finanziato anche, e soprattutto, con risorse pubbliche. Come sono bravi questi (im)prenditori a utilizzare i soldi pubblici per fare la loro impresa. Cosa è successo in tutti questi anni? Chi ha gestito la cosa pubblica? Quali scelte sono state fatte? Chi ha sGovernato questa Regione?
Chi ha deciso e continua a decidere le priorità della sanità molisana? Al centro ci sono i bisogni dei territori o gli interessi dei privati?
Ora il problema sembra riemergere, a corrente alternata. Solo i tanti manifesti del privato hanno “risvegliato” tipograficamente un partito politico (che con Frattura – già sGovernatore del Molise – in consiglio regionale proseguì il percorso tracciato dai suoi predecessori e non certo per la tutela del pubblico). Negli anni passati molti – anche molti cittadini – hanno girato (e continuano a farlo) la testa dall’altra parte. Votando anche per i peggiori (responsabili dello sfascio), da una parte e dall’altra. Le responsabilità sono di tutti: Iorio e Frattura, Toma e Roberti. Ora il privato sembra aver tolto la maschera. Rivendica apertamente e pubblicamente il proprio spazio. Non basta più la distruzione del servizio sanitario pubblico: chiusura di reparti, di strutture, mancanza di personale, disservizi. Sembra la resa dei conti (che non tornano mai, per le casse regionali).
Il privato ha deciso di prendersi tutto?
Non basta dire “non rubiamo”. Non basta nemmeno dire “difendiamo il pubblico”. Una parola, contenuta in questi manifesti, dovrebbe far riflettere i molisani: “Balle”. Tutte le balle cosmiche che hanno raccontato ai molisani sulla sanità pubblica, sul deficit, sulle prestazioni, sulle assunzioni. Sui favori fatti agli amici e agli amici degli amici. Per tutelare seriamente la sanità pubblica servono atti, programmazione, responsabilità. Non parole buttate sui manifesti. Risposte agli utenti sulle liste d’attesa, sui reparti chiusi o ridimensionati, sui medici che mancano, sulle prestazioni dirottate altrove, sulle convenzioni, sui tetti di spesa, sui soldi che vanno al privato accreditato.
Un territorio piccolo come il Molise – trasformato in un vero e proprio laboratorio – non può permettersi una sanità pubblica ridotta all’osso. Non può permettersi ospedali depotenziati. La sanità pubblica non è un favore. È un diritto, un presidio. Lo scontro dei manifesti rischia di non affrontare degnamente la questione: difendere la sanità pubblica significa finanziarla, potenziarla, liberarla dalle clientele, dalle inefficienze, dalle ambiguità politiche.
Il privato convenzionato deve essere controllato, regolato. Deve integrare e non sostituire i servizi per i cittadini che hanno il diritto di sapere dove vanno i soldi, come vengono spesi. E devono pure sapere chi decide, chi controlla, chi guadagna, chi cura.
Davanti alle malattie gli slogan servono a poco.





