Giorgia, la tua conferenza stampa ai giornalisti parlamentari è stata la conferma, almeno per me, che non sei una statista.
Non lo dico per gusto del bersaglio grosso, né per antipatia preconfezionata. Lo dico perché, ascoltandoti, ho avuto la sensazione netta che mancasse la sostanza: una padronanza chiara dei temi, un lessico istituzionale solido, una capacità di restare nel merito quando le domande pungono.
A mio giudizio non sai parlare bene nel senso più serio del termine: non “parlare bene” come eleganza, ma come precisione, coerenza, responsabilità. Nei passaggi più delicati, politica ed economia, mi è parso emergessero lacune, e che per coprirle tu ti rifugi spesso negli slogan e nelle battute, con toni da comizio.
Può funzionare in piazza.
A Palazzo Chigi, però, l’effetto è un altro: non scalda, non guida, non rassicura. E soprattutto non chiarisce.
Arroganza e fuga dal confronto nel merito
C’è poi un tratto che, da cittadino, trovo preoccupante: una certa arroganza. Non l’arroganza “di carattere”, che può anche essere antipatica ma irrilevante; parlo dell’arroganza politica, quella che scansa il confronto serio e pacato, quella che risponde di lato, quella che preferisce l’applauso alla domanda.
E quando il potere si abitua a non rispondere, il potere smette di essere servizio e diventa abitudine.
Costituzione e separazione dei poteri: qui non si scherza
Il punto, per me, è più profondo: non vedo in te un autentico senso dello Stato. Non vedo rispetto per l’impianto complessivo della Costituzione italiana e per il principio della separazione dei poteri.
Uno Stato di diritto non è una scenografia: è un equilibrio delicato. E quell’equilibrio vive anche quando le decisioni non piacciono, anche quando una domanda è scomoda, anche quando una sentenza “disturba”.
Magistratura: non è un avversario politico
La magistratura ti è spesso invisa perché talora emette provvedimenti che non gradisci. Ma vedi, Giorgia: i magistrati, in uno Stato di diritto, hanno il compito di applicare la legge in ogni caso—non quello di essere proni al potere politico di turno.
Questi sono i fondamentali di ogni vera democrazia. E se questi fondamentali non li condividi, allora sì: forse stai combattendo la democrazia con le sue stesse parole.
“Studiare di più” non è un insulto: è una necessità
Per questo ti dico, senza odio e senza infiocchettare: dovresti studiare di più. Studiare davvero. Non per accumulare frasi, ma per reggere i nodi: economia reale, lavoro, conti pubblici, politica industriale, equilibri internazionali, diritti, istituzioni.
Perché un leader può anche essere brillante in comunicazione, ma se non ha struttura finisce sempre nello stesso rifugio: slogan, battute, nemici utili.
Giorgia, da cittadino italiano e da elettore, in virtù dell’articolo 21 della Costituzione italiana, ho il diritto di affermare che ti ritengo del tutto inadeguata per il ruolo che svolgi.
Lo so: la mia opinione cambia poco. Ma la democrazia è fatta anche di parole che non chiedono permesso. E confido nei miei concittadini affinché alle prossime elezioni ti accompagnino a casa: non per vendetta, ma per igiene democratica.
Una proposta concreta: ti confronti con me?
Finisco con una proposta, semplice e verificabile: saresti disposta a confrontarti con me, pubblicamente, su tutti i temi più importanti e attuali della politica e dell’economia?
Lo so che difficilmente accadrà. Ma se accadesse, ti assicuro una cosa: io mi divertirei molto. Tu, per nulla. Perché nel merito si resta nudi, e lì gli slogan non fanno caldo.
In ogni caso, buona vita.





