C’è una cosa semplice, antica come il diritto romano: chi governa non è sopra la legge. È dentro la legge. E se ne sta lì, come tutti gli altri.
Per certa destra oggi al governo sembra un concetto indigesto. Si parla di mandato popolare come fosse uno scudo. Ma il voto non è un lasciapassare per piegare le regole: è una responsabilità in più.
La democrazia non è il potere della maggioranza senza limiti: è il potere della maggioranza dentro i limiti della legge.
La nostra Corte Costituzionale non è un fastidio. È una garanzia. La magistratura italiana non è un nemico politico. È un pilastro. E la Costituzione italiana non è un libro ingiallito da sventolare solo il 2 giugno: è il patto che tiene insieme la casa comune, la grammatica della legalità.
Chi governa deve dare l’esempio. Sempre. Soprattutto quando le decisioni sono impopolari o contestate. Perché lo stato di diritto non è un’opinione: è il confine che impedisce al potere di diventare arbitrio.
E se qualcuno fatica a capirlo, glielo si ricorda con calma ma con fermezza: la legge vale per tutti. Anche per chi siede a Palazzo. Soprattutto per chi siede a Palazzo.





