Le differenze di sesso e genere possono avere un impatto significativo sugli esiti sanitari, ma il loro ruolo nella terapia antibiotica rimane poco esplorato.
Un gruppo di ricercatori coordinato da Alberto Enrico Maraolo dell’Università Federico II di Napoli, ha pubblicato il 31 gennaio 2026 su Expert Opinion on Drug Metabolism & Toxicology una revisione narrativa sul tema: Impatto della medicina sessuale e di genere sulla ricerca e l’uso degli antibiotici: una revisione narrativa delle prove esistenti
Le conclusioni sono nette: le donne ricevono dal 25 al 40% in più di prescrizioni antibiotiche rispetto agli uomini, presentano concentrazioni più elevate a parità di dose e sperimentano fino al doppio delle reazioni avverse. Restano però sottorappresentate negli studi clinici, con conseguenze concrete sulla sicurezza e sull’efficacia delle terapie e sull’evoluzione di resistenze.
Infezioni e antibiotici sono sensibili al sesso
Le differenze tra i sessi nella risposta a infezioni e antibiotici hanno radici biologiche profonde. Da un lato, le donne presentano risposte immunitarie più robuste, mediate dagli estrogeni che potenziano l’attività dei linfociti B e dei macrofagi, mentre il testosterone tende a sopprimere la funzione immunitaria. Questo potrebbe essere correlato alla maggiore severità delle malattie infettive osservata spesso negli uomini, come documentato per infezioni virali come COVID-19 e influenza. Per le infezioni batteriche ematiche gli uomini mostrano un’incidenza maggiore e degenze più lunghe in terapia intensiva.
Tuttavia, il quadro non è sempre lineare. Una metanalisi su oltre 132.000 pazienti con infezione del sangue da Staphylococcus aureus ha documentato nelle donne un eccesso di mortalità a 90 giorni del 18% rispetto agli uomini, anche dopo aggiustamento per caratteristiche cliniche e trattamento. Inoltre è noto che le donne sono ben più soggette ad alcuni tipi di infezioni, come quelle delle vie urinarie.
Quanto a farmacocinetica e farmacodinamica, l’assorbimento orale dei farmaci è influenzato da un più lento svuotamento gastrico nelle donne e da una minore secrezione acida, con conseguenze sulla biodisponibilità di alcuni antibiotici. La distribuzione risente di vari fattori, dall’espressione diversa di trasportatori come la glicoproteina P, alla composizione corporea: le donne hanno una percentuale di grasso più elevata e un volume idrico totale inferiore, con conseguente aumento del volume di distribuzione per i farmaci lipofili.
L’attività del citocromo P450 è diversa nei due sessi e le donne esibiscono generalmente una maggiore attività del CYP3A4. Infine, la clearance renale è più bassa nelle donne, rallentando l’eliminazione di antibiotici come aminoglicosidi, cefalosporine, fluorochinoloni e vancomicina. Tutti questi fattori portano a un’incidenza doppia di effetti collaterali avversi nelle donne rispetto agli uomini, che però raramente sono tenuti in considerazione nella prescrizione di antibiotici.
Un problema ulteriormente aggravato dal fatto che, come anticipato in premessa, le donne e le persone trangender sono storicamente sottorappresentate negli studi sugli antibiotici
Le persone transgender hanno per esempio caratteristiche diverse dalle persone cisgender sia dal punto di vista biologico che dei fattori di esposizione alle infezioni.
Ci sono pochissimi studi su farmacodinamica e farmacocinetica nelle persone transgender, anche se, per esempio, i dati sui farmaci antiretrovirali suggeriscono differenze tra persone transgender sottoposte a terapia ormonale e cisgender di entrambi i generi. Le chirurgie di affermazione del genere implicano un rischio significativo di infezione chirurgica e delle vie urinarie (e quindi di assunzione di antibiotici); i regimi di profilassi però tendono a ricalcare quelli delle persone cisgender, ignorando le caratteristiche microbiologiche dei tessuti post-operatori (es. il tessuto vaginale artificiale).
Fattori socioeconomici
Diversi studi riportano che gli antibiotici sono prescritti più spesso nelle donne, specialmente in età riproduttiva e soprattutto per cefalosporine e macrolidi; quello che emerge è che la probabilità di ricevere antibiotici nella vita è in media del 27% più alta nelle donne. In Inghilterra, per esempio, le donne ricevono il 67% in più di prescrizioni antibiotiche rispetto agli uomini; escludendo le infezioni urinarie, la differenza resta al 43%.
Secondo gli autori della revisione, le donne tendono a consultare più frequentemente i medici, anche nel ruolo di caregiver familiari e questo potrebbe aumentare le opportunità di prescrizione. Ci sono in gioco anche pregiudizi di genere: le donne con sintomi di infezione grave spesso ricevono più facilmente antibiotici perché percepite come più fragili; viceversa, i sintomi lievi vengono considerati ‘psicosomatici’ e ignorati. E poi ci sono le barriere socioeconomiche e culturali che sono rilevanti soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito: l’autonomia finanziaria limitata, le restrizioni alla mobilità e la dipendenza da parenti maschi per le decisioni sanitarie possono portare a cicli antibiotici incompleti o al ricorso a fonti non regolamentate.
Resistenze di genere
Il genere influenza anche la dinamica delle resistenze agli antibiotici. È un dato riconosciuto dall’OMS, che nel 2024 ha pubblicato Affrontare le disuguaglianze di genere nei piani d’azione nazionali sulla resistenza antimicrobica.Orientamenti per integrare l’approccio incentrato sulle persone, linee guida per affrontare diseguaglianze di genere nella lotta alle resistenze. Le donne, più esposte agli antibiotici per infezioni urinarie ricorrenti e condizioni riproduttive, accumulano un maggiore carico intestinale di geni di resistenza.
Gli uomini, d’altro canto, possono essere esposti a patogeni resistenti attraverso occupazioni a prevalenza maschile come l’industria della carne. I dati di sorveglianza raramente sono disaggregati per sesso, ma per esempio quelli tedeschi mostrano tassi di Staphylococcus aureus resistente alla meticillina 2,3 volte più elevati negli uomini e di Enterobacterales resistenti ai carbapenemi 1,7 volte maggiori. La mancanza di dati disaggregati per sesso nei sistemi di sorveglianza limita la possibilità di progettare interventi mirati.
I piani d’azione nazionali sulla resistenza antimicrobica (AMR) spesso trascurano l’intersezione critica del genere, nonostante le prove che l’esposizione e la suscettibilità alle infezioni, i comportamenti di ricerca della salute, nonché i modelli di prescrizione e utilizzo degli antimicrobici siano tutti influenzati dal genere.
L’OMS nelle linee guida citate ha fornito una sintesi delle evidenze scientifiche su resistenza antimicrobica e genere e proponendo 20 raccomandazioni che i decisori politici dovrebbero considerare nello sviluppo, revisione, attuazione o monitoraggio dei loro piani d’azione nazionali sulla resistenza antimicrobica. Ogni raccomandazione dovrebbe essere adattata ai contesti e alle esigenze dei singoli Paesi. Integrando il pacchetto di interventi dell’OMS incentrato sulle persone contro la resistenza antimicrobica, le raccomandazioni mirano a supportare i Paesi nell’affrontare la resistenza antimicrobica attraverso un approccio più completo, incentrato sulle persone e attento alle questioni di genere. Cosa è accaduto in concreto? Oltre 170 paesi hanno sviluppato piani d’azione nazionali per la resistenza antimicrobica nel 2024, ma allo stato solo 27 disaggregano i dati rilevanti per sesso, posizione geografica, reddito e altre caratteristiche.
L’assenza di dati disaggregati per genere rappresenta un ostacolo critico all’affrontare le disuguaglianze attraverso interventi sanitari personalizzati e quadri politici inclusivi.
L’articolo insiste su un appello per una gestione consapevole del sesso: integrare immediatamente una prospettiva di genere nella gestione è fondamentale, poiché alimenta le sperimentazioni per analisi specifiche per sesso, raccoglie dati disaggregati e utilizza strumenti di supporto decisionale per personalizzare il dosaggio.
Fonti:
https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/17425255.2026.2624810?scroll=top&needAccess=true
https://www.who.int/publications/i/item/9789240097278
Massimo Sandal. Il genere conta nella terapia antibiotica – Univadis – 12/02/2026





