Anno nuovo, scenari vecchi. Anzi stravecchi. Di cui ormai le persone oneste e civili, nonviolente e rispettose della legalità e della convivenza civile sono (o almeno dovrebbero) essere più che stanche.
«Ci avete rotto il cazzo» è la scritta comparsa giorni fa – e cancellata in pochissimo tempo – su un muro nel quartiere Santa Rita di Lanciano. Luogo diventato simbolo in questi ultimi mesi della violenta presenza lungo tutta la costa abruzzese, con epicentri nelle periferie di Pescara, nel vastese e appunto Lanciano, dei soliti noti, ventre oscuro alla luce del sole dello spaccio, della prepotenza, della violenza, di reati vari, sfida costante ad ogni regola e legalità.
Abbiamo già raccontato nelle scorse settimane cosa è accaduto durante un blitz della Polizia di Stato alla ricerca di droga e armi. Un’aggressione violentissima contro gli agenti, bambini utilizzati come «scudi umani», come hanno denunciato i sindacati di polizia. Il parroco del rione ha denunciato l’invivibilità e quanto non sia più possibile reggere le violenze e i soprusi quotidiani.
Il concerto di Marco Calone, invitato da soggetti della stessa galassia, di cui abbiamo dato notizia giorni fa si inserisce in questo quadro.
La scritta apparsa su un muro a Santa Rita di Lanciano testimonia il livello di esasperazione della cittadinanza. E la segnalazione di alcuni cittadini, che hanno scelto di non voltarsi dall’altra parte ed essere cittadini fino in fondo, hanno dato un contributo decisivo all’operazione “Alto Impatto” del 19 febbraio, coordinata dalla Questura di Chieti e dal Commissariato di Polizia di Lanciano. L’intero quartiere è stato cinturato e massiccio è stato lo schieramento di forze. «L’operazione, coordinata dal Commissariato di Pubblica Sicurezza di Lanciano, ha visto la partecipazione di personale della Questura di Chieti, del Reparto Prevenzione Crimine di Pescara, della Guardia di Finanza – presente anche con un’unità cinofila – e dell’Arma dei Carabinieri – riporta il comunicato stampa della Questura di Chieti del 20 febbraio – Nel corso dell’attività sono stati predisposti 16 posti di controllo».
L’operazione di Polizia del 19 febbraio ha consentito di «identificare 153 persone, di cui 44 risultate gravate da precedenti penali e pregiudizi di polizia; controllare 84 veicoli; verificare la regolarità di un esercizio commerciale; eseguire 15 controlli nei confronti di persone sottoposte a misure limitative della libertà personale» e «allestito dei controlli sono state elevate 7 sanzioni amministrative per violazioni al Codice della Strada ed una persona è stata denunciata da personale della Polizia di Stato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti».
Controlli straordinari del territorio sono stati disposti dal Comitato Provinciale per la sicurezza della Prefettura di Chieti che hanno prodotto risultati significativi dall’inizio dell’anno: «824 persone identificate, di cui 191 con precedenti penali e pregiudizi di polizia;521 veicoli controllati».
Il quartiere Santa Rita a Lanciano è un quartiere anche di case popolari. Luoghi in cui, dalla periferia di Pescara a quella vastese e al limitrofo comune che ha ospitato Calone, spaccio e egemone presenza dei “soliti noti” della galassia Casamonica-style sono più che attivi. Circostanza che continuiamo a documentare e denunciare sin dal nostro primo giorno. L’Ater, l’azienda regionale che gestisce l’edilizia popolare, ha annunciato che avvierà una verifica della regolarità delle occupazioni dopo la violenta aggressione agli agenti di polizia. È quanto avviene da alcuni anni a Pescara, nel quartiere Villa del Fuoco, e non solo. In cui allo spaccio e alla violenza si unisce, tra gli altri reati, anche l’occupazione abusiva di case popolari, un’occupazione che sfocia anche nel racket.
Spaccio all’interno e all’ombra di case popolari, quartiere in cui il traffico di droga avviene ad ogni ora del giorno e della notte, insicurezza, atti violenti contro cose e persone. È cronaca che attraversa la costa adriatica abruzzese, dalle periferie pescaresi al quartiere San Paolo di Vasto, come abbiamo ripetutamente denunciato nei nostri precedenti articoli, città che soffre una grave crisi dell’edilizia popolare: la disponibilità di alloggi non copre neanche il 10% delle richieste.
A Lanciano ci sono stati cittadini che non si sono voltati dall’altra parte, che hanno denunciato. In altri luoghi non avviene e, anzi, anche dopo coltellate ad un ragazzo e violenze di ogni tipo (a Casalbordino per due volte in pochi anni i festeggiamenti in onore della Madonna dei Miracoli sono stati segnati dalla violenza) si chiude gli occhi su tutto. Fino a quando si continuerà a considerare tutto questo normale e a passare oltre come nulla fosse? Ci sarà mai almeno 1/1000 di tutto quello che stiamo vedendo da tre mesi, come circo mediatico, social, politico e (a)sociale?
Ernesto Sanità a Roma denunciò dopo che gli era stata occupata la casa popolare assegnatagli, di cui aveva pieno diritto. Non si è mai arreso e, prima di morire, vinse la sua battaglia. Una condanna per associazione mafiosa nel 2021 contro alcuni esponenti del clan Casamonica (parenti, sodali e affini dei “soliti noti” ancora egemoni nelle cronache locali qui) arrivò grazie alle sue denunce.
Ernesto ha continuato la sua battaglia per anni fino a riavere la casa che gli era stata rubata. La sua lotta ci ricorda quanto il racket e l’occupazione abusiva delle case popolari è una rapina ai più deboli, alle persone in gravi condizioni socio-economiche che vedono i propri diritti calpestati e cancellati da personaggi che egemonizzano le cronache, nel Lazio e qui in Abruzzo.
Personaggi che, anche lungo la costa abruzzese adriatica, vivono in alloggi di edilizia popolare, in alcuni casi avendone quasi una sorta di monopolio. Come è possibile? Quanti sono in posizione regolare? Quanti no e perché, nel caso, sono ancora lì? Come è possibile che pregiudicati, spacciatori, accusati e condannati di usura ed estorsione, soggetti che ostentano violenza e un tenore di vita a dir poco di alto livello, da decenni vivono nelle case popolari Ater? Quale diritto avrebbero? Dopo le recenti violenze del quartiere santa Rita l’Ater verificherà la regolarità nella zona delle occupazioni, nel resto della provincia?




