Due brevi titoli rappresentano il peggio della condizione umana del tempo presente.
1) Board of Peace
2) Epstein file
Sotto il primo si nasconde la violenta rapacità di alcuni esseri umani.
Soggetti degni, a vario titolo, di prolungata osservazione psichiatrica, riuniti per spartirsi la Striscia di Gaza e ridurre in schiavitù il Popolo palestinese.
Molti di essi si dichiarano cristiani, anzi cattolici romani, ma non credo abbiano mai letto il Vangelo.
Se lo avessero fatto saprebbero che ogni violenza sui beni della natura, che appartengono a tutti gli uomini, è contraria ai princìpi del cristianesimo.
Saprebbero che questa violenza economica si chiama capitalismo, che significa congelare i beni comuni per trasformarli da bellezza e comunione in separazione e sicurezza per pochi.
Saprebbero che questa violenza economica è frutto dell’egoismo profondo che si annida nel loro cuore.
Saprebbero che il senso della loro vita non risiede nel possesso spasmodico dei beni materiali, bensì nel profondo della loro persona, in una identità che sembra abbiano smarrito, o forse mai avuto.
Sono consapevole che questa riflessione gioverà a nulla, ma ricordo, a me stesso e a loro, un famoso monito: “Uomo, ricordati che devi morire”.
Sotto il secondo titolo si appalesa la profonda abiezione dell’essere umano, capace di grandi atrocità nei confronti dei propri simili, in modo particolare quelle del maschio nei confronti della donna.
Atrocità da parte di maschi potenti che usano il corpo della donna nei modi più turpi, osceni e inimmaginabili.
È difficile trovare parole adeguate per commentare quanto accaduto.
Anche per questi indegni soggetti non individuo che un’unica soluzione: il carcere a vita in una struttura che sia anche psichiatrica.
Chiudo con una considerazione che riguarda le persone che ricoprono posti di potere, sia economico che politico.
Per vent’anni ho vissuto all’interno di istituzioni elettive, e ho conosciuto numerosi miei “colleghi”.
Il ruolo istituzionale rendeva alcuni di loro come ubriachi.
La partecipazione alle sedute d’aula era solo una parentesi; il resto del tempo veniva impiegato nel concordare affari, nel passare da un ristorante all’altro, da una discoteca all’altra, e nel frequentare le escort della città.
Da qualche tempo c’è una canzone che canto spesso davanti allo specchio: “Povera Patria” di Franco Battiato.





