La malattia e la morte fanno parte della vita ma non ci si abitua mai, c’è una sorta di guerra tra tutti noi e la loro presenza nelle nostre vite. Alcuni abbandonano questa valle di lacrime improvvisamente, in maniera traumatica. Altri accompagnati da malattie e, con passo sempre più pesante e incerto, s’incamminano un po’ alla morte. Quando la salute inizia a vacillare, quando il nostro corpo risente dell’avanzare dell’età e gli acciacchi sono sempre maggiori, inizia l’accompagnamento verso l’ultimo viaggio, l’approdo alla terra dove tutto non soffriremo e tutto sarà giusto. Ma il momento del commiato è sempre un dolore immenso, una fitta che ci trafigge il cuore.
Don Aldo Antonelli negli ultimi anni aveva subito gli assalti della malattia, si era ritirato dalla vita pubblica e sapevamo in tanti chele sue condizioni di salute erano sempre più critiche. Stamattina, correndo di social in social e di telefono in telefono, la triste notizia. Alle 5, nell’hospice a Roma in cui era ricoverato, don Aldo ha reso l’anima a Dio. Sapevamo che questo momento sarebbe arrivato, il cammino verso la fine dei suoi giorni terreni era avviato da tempo. Ma la morte coglie sempre impreparati e il dolore è immenso, le lacrime rigano il volto, il cuore è a pezzi e i tasti sono pesanti, sempre più pesanti ad ogni secondo. Si terranno giovedì 5 marzo, alle 15, nella chiesa parrocchiale di Villa San Sebastiano, i funerali celebrati dal vescovo dei Marsi mons. Giovanni Massaro.
Ricordare tutta la vita di don Aldo è impossibile, l’appassionato e coraggioso impegno, autentico e libero, senza filtri e timidezze, senza timori reverenziali e senza mai chinare il capo, calandosi il cappello di fronte ingiustizie e miserie umane, brutalità e disumanità di questa società sempre più dal cuore rotto (cor ruptus, corrotta nell’etimologia della parola) richiederebbe tomi e libri così grandi che impallidirebbe il “Conte di Montecristo”.
Negli Atti degli Apostoli si legge che il nostro parlare deve essere “si si, no no” e tu con schietta, appassionata e coraggiosa parresia lo sei stato fino all’ultimo. Negli ultimi anni le sue condizioni di salute e l’avanzare dell’età l’avevano portato a ritirarsi ma la sua voce mai era mancata. Utilizzando soprattutto i social, quel profilo facebook in cui negli anni abbiamo letto delle sue invettive, della sua voce tonante che chiedeva coraggio e parresia, alla Chiesa, alla sua Chiesa e a tutti noi. Compagno viene dal latino, è colui che condivide il pane. In tempi di smarrimento e di perdita dell’autenticità di ogni sinistra, don Aldo è stato compagno fino alla fine. Senza mai cedere e accucciarsi alle consorterie più o meno squallide e meschine, a chi ha cercato e si è accomodato nei salotti del potere per il potere, a chi abbandona ripetutamente gli ultimi e i penultimi, gli impoveriti e le vittime. Lui ne è sempre stato voce, appassionato ad ideali e non a interessi.
Racconta il cuore, l’animo, la schiena dritta, la passione, il continuare a saper sognare in tempi in cui i sogni sono stati cancellati dall’orizzonte, i suoi ultimi auguri di Natale, auguri che oggi appaiono un suo testamento spirituale.
«AUGURI A 360 GRADI!
A 360 gradi vuol dire che nel vasto e variegato mondo non dimentichiamo nulla: le gioie e i dolori, le vittorie e le sconfitte, i sogni e le delusioni, i Natali e i Venerdì Santi!
A 360 gradi vuol dire che le gioie non sono ubriacatura e le sofferenze sconfitte. Ogni giorno si nasce e si muore. Ogni giorno ha le sue aurore e i suoi tramonti. Meglio: le aurore stesse sono intrise di tramonti e i tramonti “incinti” di nuova vita!»
Nove anni fa su Huffington Post augurò un Natale inquieto e tranquillo. Come è stato lui fino all’ultimo. Come ora, col suo ricordo nel cuore, tocca continuare, prendendo il testimone di una folle corsa mozzafiato sempre in direzione ostinata e contraria, a tutte e tutti noi che l’abbiamo conosciuto.
«Lo scrittore Julian Green ebbe a scrivere: “Finché siamo inquieti, possiamo stare tranquilli”.
Allora mi permetterò di augurare a tutti un tranquillo e inquieto Natale.
Tranquillamente inquieti per un Natale che ci restituisca alle nostre misure più autenticamente umane.
Inquieti e attivi per una politica che esca dal chiacchiericcio, dalla delegittimazione reciproca e sappia misurarsi con i problemi della società e dei singoli.
Inquieti e attivi per una Chiesa che non sia soltanto “ospedale da campo”, così come definita da papa Francesco, ma anche mensa di convivialità, fronte di lotta, fucina di nuove relazioni.
Inquieti e attivi nel costruire una società più giusta ed egualitaria, là dove, per parafrasare un sogno di Umberto Vivarelli (Cfr. Adesso n.19 del 15 ottobre 1949), la convenienza non divori la schiettezza, il guadagno non soffochi il dovere, l’abitudine non sostituisca la convinzione, e le apparenze non cancellino la realtà così che ovunque si muovano, parlino e decidano donne e uomini, non automi, manichini e maschere».





